Lazio, Guy Chiappaventi: "Il mio nuovo libro parla di calcio e militanza, è il racconto di..."

ESCLUSIVA - Guy Chiappaventi torna alla carica con un libro che narra di calcio, militanza e Lazio. Raccontato ai nostri microfoni...
19.11.2022 07:25 di Lalaziosiamonoi Redazione   vedi letture
Fonte: Niccolò Di Leo - Lalaziosiamonoi.it
Lazio, Guy Chiappaventi: "Il mio nuovo libro parla di calcio e militanza, è il racconto di..."

I suoi libri hanno emozionato il popolo biancoceleste, regalandogli ricordi, aneddoti noti, rimossi dal tempo o mai conosciuti, offrendogli le analisi di personalità che hanno fatto la storia della Lazio e del calcio. Dopo "Laziali Bastardi" il giornalista e scrittore Guy Chiappaventi è tornato a stupire con una storia che viaggia tra il reale, il verosimile e l'immaginario. Una narrazione dallo sfondo sempre bianco e celeste, sul quale si muovono argomenti che vanno dal politico, al calcistico, ma che non tolgono spazio al sentimento, al dolore e alle delusione. "La scomparsa del calciatore militante" è il racconto di M.M., giocatore militante e controcorrente, pronto "a rompere i coglioni" per emergere in un calcio che lo ha tradito. In esclusiva ai nostri microfoni Chiappaventi ha raccontato il suo libro, prima di affrontare l'argomento Lazio.

Partiamo dal tuo libro. 'La scomparsa del calciatore militante. Una storia di pallone, politica e tradimenti'. Un libro diverso da 'Laziali Bastardi', uscito qualche giorno fa. Parlaci di questo...

"E' un romanzo che contiene elementi di verità, altri verosimili e alcuni inventati, in cui si ricostruisce la storia che è in filigrana a quella di Maurizio Montesi. Parla di un calciatore militante che frequenta nel pomeriggio il campo di allenamento di Tor di Quinto e la sera la sezione a Prima Valle di  Lotta Continua e che giocava per una squadra che aveva un alone di destra in quegli anni. E' un calciatore contro corrente, che io definisco come il più scomodo nella storia del calcio italiano, uno che pensava che l'unico modo per emergere fosse quello di essere un 'rompi coglioni e non parlare del calcio in modo assoluto'. Si scontra con i tifosi quando viene mandato ad Avellino, neopromosso in Serie A e che, in quegli anni, rappresentava la provincia più povera d'Italia. In un'intervista al quotidiano 'Lotta Continua' dice che i tifosi sono degli 'stronzi'. Ci è arrivato quarant'anni prima. Racconta che quando andarono a Vicenza persero la partita all'ultimo minuto in modo in giusto, per un gol da annullare, e la città insorse, facendo manifestazioni in piazza. Quando, invece, andavi in ospedale c'erano macchinari obsoleti, topi e nessuno lì diceva niente. Io nel libro non utilizzo mai i veri nomi, perché appunto la storia ha risvolti di fantasia e per cui il protagonista è 'M.M.' e tutti gli altri hanno dei nomi fantastici e chi conosce la storia può capire i personaggi, nessuno è chiamato col suo vero nome. Questa è anche un parte divertente, ricollegare i nomi inventati ai personaggi reali.

Questa storia si dipana fino a quando lui scappa dalla vicenda del calcioscommesse, come si vede nel libro in cui lui si rifiuta di partecipare alla 'combina di San Siro' tra Milan e Lazio. In ospedale, tramite un'intervista carpita, diviene il testimone chiave di quello che io considero il più grande scandalo nello sport italiano. Lui rimane fuori da queste vicende, non partecipa alla combina, ma poi si rompe due volte e a ventiquattro anni è costretto a smettere di giocare. Entra in una storiaccia di droga, viene condannato e da lì sparisce. La cosa che mi ha sempre colpito di questa vicenda è che, pur stando in un'epoca in cui l'immagine è tutto, di lui non vi è niente di pubblico, neanche una foto. E' incredibile come in quarant'anni una persona sia riuscita a sparire, di questo M.M. non esiste un'immagine pubblica. Io, ispirandomi a Bellocchio che fa uscire Moro dalla prigione brigatista, ho scelto un finale a sorpresa in cui M.M. ritorna e farà i conti con il suo passato, con il suo antagonista e con la sua stessa coscienza. E' il racconto di un personaggio controcorrente, considerato un'infame, perché aldilà del calcioscommesse da lì arriveranno i dieci anni più bui della Lazio. Starà al lettore, anche in base alle sue conoscenze, comprendere ciò che è reale, verosimile o frutto dell'immaginazione".

LA LAZIO

Partiamo dalla fine: la sosta. La Lazio ci arriva con 30 punti, quarta in classifica e con la seconda miglior difesa. Secondo te, in questo momento, può rappresentare un vantaggio per la squadra di Sarri, oppure rischia di bloccare un cammino importante?

"La sosta è una fortuna, la Lazio è arrivata stremata alle ultime partite, senza Immobile, Lazzari e Zaccagni che si erano fatti male. Questa permetterà di riprendere il fiato. Tra l'altro solo due giocatori andranno al Mondiale, di cui uno non è neanche un titolare pieno, quindi penso proprio questo stop sia un beneficio per la squadra. Il ritiro lontano da Roma? Io resterei nella Capitale a fare un'altra preparazione, non sono mai stato un fan delle tourneè. Si era parlato dell'Argentina, ma ritengo che per temperature e fuso orario non sia un'idea geniale andare lì. Era uscita fuori anche l'ipotesi della Turchia, ma è sparita, forse per l'attentato a Istanbul. Io comunque resterei a Roma".

Sarri ha smentito chiunque gli dava dell’integralista, mettendo in pratica la sua capacità di adattarsi ai giocatori, ma anche all’avversario, come dimostrato contro la Roma. Oltre alla Lazio, anche il suo allenatore è migliorato in questo anno e mezzo?

"Io sono estimatore della 'Sarrismo' fin dai tempi di Empoli, ma non penso che Sarri alla Lazio si sia adattato ai giocatori. Lui dice di essere trasformista e che l'unica cosa che non cambierà mai è la difesa a quattro, ma non lo vedo così. Io non lo vedo cambiato rispetto agli altri anni, la partita contro la Roma prevedeva un assetto di quel genere. Lui ha mantenuto le sue idee anche in biancoceleste, basta vedere come ha gestito il caso Luis Alberto, preferendogli altri giocatori e mettendolo in panchina, nonostante le sue qualità".

Tra i tuoi 50 ‘bastardi’ ce n’è che colpisce, inaspettato, ma tra i più logici: Luis Alberto. Il tuo pensiero sulla situazione del ‘Mago’?

"Io sono 'sarrista', ma anche 'luis albertiano'. Basti pensare che ho il suo poster a casa, l'unico del libro che ho appeso. Se fossi io l'allenatore Luis Alberto giocherebbe sempre, quando hai un ragazzo con quelle qualità individuali, cerchi sempre di farlo crescere, di utilizzarlo. Funziona così anche in una redazione. Penso che Luis Alberto e Sarri non si siano trovati dal punto di vista tattico e questa rottura è stata poi aggravata dai problemi comportamentaliIo però cercherei di fare in modo di superarli, trovare un punto comune, si tratta di un giocatore importante, con grandi qualità, per me dovrebbe giocare sempre".

Restando sui singoli, in particolar modo sui giovani: Matteo Cancellieri e Luka Romero. Qual è il problema, secondo te, che sta affrontando l’ex Verona, perché dopo un bell’inizio ora fatica così tanto? Per quanto riguarda Romero ha le potenzialità per fare il grande salto?

"Quando aveva giocato contro il Bologna, anche se solo per dieci minuti, Matteo Cancellieri mi era sembrato un giocatore forte, poi dopo si è spento. Penso che lui stia avendo problemi con il ruolo di attaccante, per questo adesso non gioca più lì. Forse, a livello di pubblico, accusa anche il fatto che sia tifoso romanista e sia uscito da quel settore giovanile. Dall'altra parte c'è, invece, un giovane che è più cattivo, agonisticamente parlando, che ha più voglia e rabbia. Penso che sia per questo che l'anno scorso ha tolto il posto a Raul Moro e quest'anno proprio a Cancellieri. Non so se ha le potenzialità per diventare grande, vedo molti che già fanno fotomontaggi con Messi. Lo abbiamo visto titolare solo una volta e in una partita maledetta, in cui davanti non abbiamo fatto niente. E' troppo presto per dare un giudizio, nonostante tanti ne parlino benissimo".

Pubblicato il 18/11 alle 16.15