Addio Guerriero! Si spegne a 53 anni Sinisa Mihajlovic

18.12.2022 07:30 di Lalaziosiamonoi Redazione   vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
Addio Guerriero! Si spegne a 53 anni Sinisa Mihajlovic

Dolore enorme per tutto il mondo del calcio. A soli 53 anni si è spento Sinisa Mihajlovic. L'ex difensore e bandiera della Lazio icona del secondo scudetto biancoceleste dopo aver combattuto con le unghie e con i denti come era solito fare in campo, si è dovuto arrendere ad un brutto male contro cui ha lottato per diversi anni. Divertente e mai banale e al tempo stesso esuberante, ma senza trascendere nell'esagerazione. Mihajlovic era tutto questo e non solo. Una vita ricca di sacrifici e di soddisfazioni sia in campo che fuori. Un'esistenza spezzata troppo presto contro l'unico avversario impossibile da battere. 

GLI ALBORI - Nato a Vukovar in Croazia il 20 febbraio del 1969 ha vissuto l'infanzia a Borovo che ai tempi faceva parte della Jugoslavia di Tito. Proveniente da una famiglia umile ha vissuto a pieno il tragico periodo della guerra nei Balcani. Un evento che per forza di cose lo ha segnato nel profondo"Io speravo sempre che i miei allenamenti durassero tutta la giornata per non pensare alla guerra, per non pensare ai bombardamenti". La madre croata faceva l'operaia e il papà serbo il camionista. Lavori che li portavano ad uscire tutte le mattine alle sei, ragion per cui Sinisa ha dovuto bruciare le tappe e diventare grande nel giro di poco di tempo. Stava a lui il compito di badare al fratello più piccolo e di andare a comprare il pane per la famiglia. Responsabilità enormi che non gli hanno impedito di coltivare la passione per il calcio. Fu amore a prima vista, grazie ad un pallone di cuoio che gli regalò il padre. Un dono che custodiva gelosamente e che "lucidava" con un'apposita crema in modo tale da non rovinarlo. "Giocavo in un campo in cui c’era una porta, mi allenavo da solo"- ha rivelato in una delle ultime apparizioni pubbliche. Forse è lì che ha iniziato a calciare le punizioni divenute poi nel tempo il suo personalissimo marchio di fabbrica.

CARRIERA DA GIOCATORE - Una caparbietà che lo ha portato a cominciare a giocare a soli 16 anni nella Serie C jugoslava e ad essere nominato il miglior giocatore del torneo. Poi dopo gli anni al Vojvodina, l'approdo alla sua squadra del cuore, la Stella Rossa, che lo aveva scartato per ben due volte da giovanissimo. D'altronde anche su questo ha sempre avuto le idee piuttosto chiare: "Non si deve mai mollare, nel calcio e nella vita". Nel 1991 vinse la Coppa dei Campioni con la formazione di Belgrado.. Un successo che gli ha aperto le porte dell'Italia con l'approdo alla Roma dove resta per due stagioni. La consacrazione però arriva a Genova con la maglia della Sampdoria dove ha militato dal 1995 al 1998. Prestazioni che fecero innamorare l'allora patron della Lazio Sergio Cragnotti che decise di "riportarlo" nella Capitale per una cifra vicina di circa 22 miliardi di lire. Con l'aquila sul petto ha vinto lo storico Scudetto del 2000 oltre che 2 Coppa Italia, 2 Supercoppe Italiane, 1 Coppa delle Coppe e 1 Supercoppa Europea. A prescindere dai successi ottenuti, sulla sponda biancoceleste del Tevere ha passato probabilmente gli anni più intensi della sua carriera, tant'è che anche dopo il suo addio è rimasto legatissimo alla causa. Quando l'ha affrontata da avversario da allenatore del Bologna si è lasciato andare: "Io sono tifoso della Lazio non posso esultare quando la Lazio subisce, qualcosa dentro non mi fa esultare". Gli ultimi due anni all'Inter dove ha ritrovato come allenatore Roberto Mancini sono poi stati propedeutici per l'inizio della carriera da allenatore. Nel corso della sua lunga carriera ha onorato anche la maglia della Jugoslavia con cui ha preso parte al Mondiale 1998 e all'Europeo del 2000. In totale ha collezionato 58 presenze e 10 reti dal 1994 al 2022. 

PERCORSO DA ALLENATORE - È partito proprio dall'Inter come vice del "Mancio" - "Se sono diventato un allenatore, lo devo a Roberto e per questo lo ringrazio. Non dimentico mai ciò che ha fatto per me, anche quando giocavamo insieme". Poi la prima esperienza in proprio al Bologna nel 2008 dove viene esonerato nella primavera 2009. Ripartito da Catania dove è subentrato ad Aztori, si è dimesso al termine dell'anno per poi passare alla Fiorentina. Un banco di prova importante, ma dopo la prima stagione conclusa al nono posto è stato esonerato l'anno successivo dopo appena dieci giornate. Di gran lunga più soddisfacente è il ritorno alla Sampdoria. Al termine del secondo anno sulla panchina blucerchiata ha centrato il settimo posto che gli è valso le attenzioni del Milan, con cui ha deciso di firmare nel giugno 2015 nonostante il suo passato interista. Complice anche il periodo societario non propriamente roseo dei rossoneri non è riuscito ad ottenere grandi risultati e viene sollevato dall'incarico ad aprile 2016. Gli anni al Torino hanno avuto invece un sapore più agrodolce. Alla fine ci fu comunque l'esonero. Paradossale ciò che gli è successo allo Sporting Lisbona, dove è stato sollevato dall'incarico dopo appena nove giorni senza mai esordire in gare ufficiali. Nel gennaio 2019 è stato richiamato a Bologna per risollevare la squadra precipitata nella parte pericolante della classifica. È rimasto al comando degli emiliani fino a settembre 2022, poi il triste esonero e la fine delle sue esperienze di campo. 

FAMIGLIA E MALATTIA - In Italia oltre ad aver vissuto il grande sogno di giocare a pallone ha costruito la sua famiglia. Nel 1995 si è legato all'allora showgirl televisiva Arianna Rapaccioni con cui è convolato a nozze nel 2005. Dalla loro unione sono nati ben cinque figli: Viktorija, Virginia, Miroslav, Dusan e Nicholas. Nel 1993 aveva aveva anche un altro figlio di nome Marko nato da una precedente relazione. Grazie al calore dei suoi familiari è riuscito a trovare la forza di lottare contro la leucemia mieloide acuta, diagnosticatagli nel luglio 2019. Un calvario durante il quale ha vissuto anche delle emozioni intense come la nascita della nipotina Violante, figlia di Virginia e del calciatore Alessandro Vogliacco. Il male però che sembrava sconfitto è tornato a palesarsi all'inizio del 2022, ma Mihajlovic da grande guerriero non si era dato per vinto nemmeno dopo una notizia così terribile: "Si vede che questa malattia è molto coraggiosa per avere ancora voglia di tornare ad affrontare uno come me". Ma purtroppo il destino avverso ha voluto che le cose andassero diversamente. Grazie di tutto Sinisa, mancherai infinitamente...

Pubblicato alle 15.10 del 16/12