Avv. Mignogna: "Lo Scudetto 1915, la legge e l'uguaglianza di Trilussa" - FOTO

31.12.2020 17:15 di Elena Bravetti Twitter:    vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
Avv. Mignogna: "Lo Scudetto 1915, la legge e l'uguaglianza di Trilussa" - FOTO

Di seguito il pensiero dell'avvocato Gian Luca Mignogna, riportato su laziostory.it: In questi ultimi tempi la domanda che sistematicamente mi viene posta è sempre e soltanto la stessa: “Avvoca’, ma sto Scudetto quando ce lo danno?“. È una domanda semplice, legittima e inquieta al tempo stesso. Che sullo Scudetto 1915, tuttavia, chiama una “risposta” piuttosto complicata. Chiunque abbia avuto modo di entrare in un’aula di Tribunale non può non aver notato la solenne citazione “La Legge è uguale per tutti“, che peraltro trova origine e fondamento direttamente nell’articolo 3 della Costituzione. Non potrebbe essere altrimenti, non dovrebbe essere altrimenti. Qualche anno fa, tuttavia, recandomi in un’aula di un Palazzo di Giustizia non potei fare a meno di notare una piccola aggiunta, apposta da qualche buontempone, che per qualche tempo riuscì a modificare quella citazione così: “La Legge è QUASI uguale per tutti”. Quel tale utilizzò un solo e unico avverbio, che se del caso, epperò, ha l’immediatezza di saper rappresentare una differenza enorme, forse ancor più grande di quella che passa tra la giustizia e l’ingiustizia, ovverosia tracciare il solco tra la soglia dell’uguaglianza e quella della diseguaglianza.

LO SCUDETTO DELLO SPEZIA - Il 6 Febbraio 2000 l’ex Sindaco di La Spezia, Giorgio Pagano, lanciò l’idea di richiedere l’assegnazione dello Scudetto 1944 a favore dello Spezia, sull’assunto che il club ligure fosse l’ideale prosecutore dell’attività dei Vigili del Fuoco La Spezia che vinsero il Campionato di Guerra 1943/44. Nell’Aprile 2000 l’ex Presidente della Figc, Luciano Nizzola, nominò una Commissione di Esperti che concluse i propri lavori nel Settembre dello stesso anno, legittimando la concessione di un titolo onorifico a favore degli spezzini. Alcune crisi istituzionali provocarono il Commissariamento della Federazione e il rallentamento del procedimento, ma nel Dicembre 2001 Franco Carraro fu eletto alla Presidenza della Federcalcio e il 22 Gennaio 2002 il Consiglio Federale concesse allo Spezia una Medaglia al Valore Sportivo e il diritto di poter fregiare le proprie maglie con un Tricolore Onorifico perenne. Nel Luglio 2006 l’allora Commissario Straordinario della Figc, Guido Rossi, dopo i noti eventi di Calciopoli e il declassamento all’ultimo posto della Juventus, nominò una Commissione di Saggi che espresse parere favorevole riguardo la possibile assegnazione dello Scudetto all’Inter, seconda classificata alle spalle dei bianconeri, e notte tempo quel titolo fu attribuito d’ufficio ai nerazzurri a conclusione di un iter che complessivamente durò meno di un mese.

UN ITER DI CINQUE ANNI - Sono passati oltre cinque anni, invece, da quando è stata promossa l’assegnazione ex aequo dello Scudetto 1915 a Lazio e Genoa, senza che il procedimento pendente in Figc sia ancora riuscito a vedere una concreta prospettiva di definizione. Eppure in questo quinquennio è stato inconfutabilmente provato che non esiste alcuna delibera di assegnazione al Genoa, che il club ligure ottenne ex post a tavolino esclusivamente il titolo settentrionale, che la Lazio fu legittimamente Campione dell’Italia Centrale, che il titolo meridionale rimase vacante per le irregolarità delle uniche due contendenti partenopee e che per ciò stesso che la Lazio fu anche la squadra Campione Centro-Meridionale 1914/15. Nel marzo 2016 l’ex Presidente della Figc, Carlo Tavecchio, ha giustappunto nominato una Commissione di Saggi che tre mesi dopo ha confermato come l’unico rimedio onde sanare questo increscioso vulnus storico-legale, invero, sia proprio quello di attribuire lo Scudetto 1915 sia alla Lazio che al Genoa, ex aequo, in quanto indubbie primatiste dei rispettivi campionati interregionali al momento della sospensione bellica del 23 Maggio 1915 e quali squadre più prossime all’indisputata “Finale Nazionale” che avrebbe dovuto sancire la società Campione d’Italia 1914/15.

SPERANZE DI GIUSTIZIA - Il Consiglio Federale del 19 Luglio 2016, inoltre, ha già messo a verbale la propria competenza a decidere sul caso, ma durante il Commissariamento di Roberto Fabbricini il procedimento è stato inopinatamente messo da parte. La successiva elezione dell’attuale Presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, ha riacceso le speranze di giustizia del popolo laziale, tanto più che il 30 Maggio 2019 la Figc ha nominato una Commissione Storica per approfondire ulteriormente il caso, la quale ha prontamente acquisito tutti i Dossier e gli ulteriori documenti medio tempore depositati agli atti federali.

NESSUN SVILUPPO - Chi ha continuato a seguire la vicenda sa benissimo, però, che da quel momento a Via Allegri la questione non ha più avuto sviluppi. Lo Scudetto 1915 pian piano é diventato sempre più uno spauracchio pericoloso, un tabù innominabile, un argomento indigesto perfino ai media d’assalto. Solo nel Dicembre 2019 il Presidente Gabriele Gravina, a fronte di una domanda postagli da un giornalista torinese, ha pubblicamente affermato che la Commissione Storica stava ultimando l’incarico demandatogli. Poi però è prepotentemente calato il silenzio, un silenzio assurdo e assordante, che l‘emergenza Covid-19, le problematiche ad essa connesse e le priorità federali possono giustificare solo in parte.

LA LAZIO E I LAZIALI UN PO' MENO "UGUALI" - In molti così si sono convinti che la Figc non abbia la forza, la libertà e il coraggio di decidere, ovvero di saper applicare i valori della legalità, dell’equità e dell’uguaglianza. In tanti hanno cominciato a pensare, altresì, che esistano forze sistemiche che si frappongono con tutte le loro energie tra la Lazio e quel che sarebbe il Primo Scudetto della Capitale. Un numero sempre più crescente di persone, infine, è giunto alla conclusione che la Legge sarà pure uguale per tutti, ma che, come sottinteso da quel buontempone, la Lazio ed i laziali siano un po’ meno “uguali” rispetto a tutti gli altri.

L'UGUAGLIANZA CON TRILUSSA - Il delicato tema dell’Uguaglianza è stato sagacemente affrontato dal poeta romanesco Carlo Alberto Sallusti, in arte Trilussa e laziale in pectore, con una memorabile metafora allegorica i cui protagonisti sono proprio l’Aquila, simbolo del cielo e dell’elevatezza spirituale, e un Gallo, confinato per natura tra le basse beghe del suo cortile. Nelle parole dell’omonimo componimento, il poeta ci tramanda che: “Fissato ne l’idea de l’uguajanza, un Gallo scrisse all’Aquila: … bisogna che abbolimo ‘sta distanza … sarebbe più commodo e più bello de vive ner medesimo livello”. La risposta dell’Aquila però fu perentoria, nobile e indefessa: “Caro mio, accetto volentieri la proposta… So’ disposta: ma nun pretenne che m’abbassi io“. Chissà perché lo Scudetto 1915 “non spalanca l’ale“, verso un ex aequo che sappia d’uguale. Chissà cos’è che lo spinge in basso, in un bieco cortile in cui non fa un passo. Forse la tracotanza del Gallo dei Galli, silente nei suoi piedistalli, che ferisce l’uguaglianza e carezza la conservanza. O forse l’essenza del Gallo Cedrone, avvolto nella sua ambizione, che dispensa l’eloquenza e smarrisce la facenza. Ora basta un soffio, e passa presto un altro anno. Non c’è più dubbio, serve “uguajanza” pe’ sto brutto inganno. Quel Tricolore bisogna che “spalanca l’ale“, perché ansima forte nel petto laziale. Basta con la fuffa, e uso proprio il finale di Trilussa: “Se nun t’abbasta l’anima de fallo, io seguito a fa’ l’Aquila e tu er Gallo…“.