Scudetto 1915, Mignogna: "Il Guerin Sportivo ha messo in dubbio l'assegnazione al Genoa"

Nuove testimonianze emergono nell'ambito dell'assegnazione dello Scudetto del 1915 al Genoa
06.07.2020 16:45 di Lalaziosiamonoi Redazione   Vedi letture
Fonte: Jessica Reatini
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Scudetto 1915, Mignogna: "Il Guerin Sportivo ha messo in dubbio l'assegnazione al Genoa"

Probabilmente è passato inosservato, ma durante i lunghi mesi del lockdown e più precisamente ad Aprile 2020 il “Guerin Sportivo” ha dedicato uno copioso “Speciale” al Campionato 1914/15 che, seppur con alcuni errori e/o omissioni concernenti il Campionato Centro-Meridionale, ha di fatto accreditato tale periodico come la prima “rivista specializzata” di epoca moderna ad aver condotto un’approfondita ricerca sulle fonti storiche e ad aver messo seriamente in discussione l’attribuzione d’ufficio dello Scudetto 1915 al Genoa (Vds. “Parte Quarta” e “Parte Quinta” della presente disamina).

Lo “Speciale” offre lo spunto non solo per riavviare l’iter della rivendicazione dell’ex aequo, ma anche per effettuare alcune analisi ed osservazioni comparate sui passaggi più salienti dell’articolo e per svolgere ulteriori approfondimenti esegetici su documenti in parte già noti ed in parte inediti (Vds. “Parte Prima”, “Parte Seconda” e “Parte Terza” delle seguente disamina), che a breve saranno oggetto di un unico e specifico deposito agli atti federali.

PRIMA PARTE: FORMULA E STRUTTURA DEL CAMPIONATO 1914/15

Estremamente emblematica si rivela sin da subito l’introduzione dell’estensore dell’articolo pubblicato sul “Guerin Sportivo”:

“Questa è la storia di uno scudetto – pardon, titolo nazionale (il piccolo scudo simbolo della vittoria nascerà solo nel 1924) – fantasma. Gli almanacchi moderni non hanno dubbi, decretandone l’avvenuta assegnazione, i documenti e la stampa dell’epoca al contrario i dubbi li fanno sorgere, eccome. Nel mezzo, inevitabili, le aspirazioni postume che si perdono tuttavia in una nebbia statistica invalicabile. Proviamo ad affrontare la questione con la massima oggettività possibile. Dunque, massimo campionato 1914-15, ancora detto di 1ª Categoria. La formula, piuttosto complicata, prevede innanzitutto la divisione geografica tra Nord e Centro-Sud. Il campionato dell’Italia Settentrionale, molto più sviluppato essendovi iscritte 36 squadre, è distribuito in sei “Sezioni”, dalla A alla F. Si gioca con gare di andata e ritorno. Le prime tre classificate dei gruppi A, B, C e F e le prime due dei gruppi D e E approdano alle semifinali, che vengono a propria volta articolate in quattro gironi: A, B, C e D. Smaltito anche questo ciclo di partite, le quattro squadre vincenti danno vita al Girone Finale Nord: sono Genoa, Internazionale, Milan e Torino. Chi prevarrà si giocherà il titolo nazionale nella finale contro la vincente del Campionato Centro-Meridionale. Quest’ultimo è molto meno articolato. Si divide in due: il campionato dell’Italia Centrale, con i gironi di Toscana e Lazio e le relative prime e seconde classificate a battersi nel Girone Finale Centro; e il campionato dell’Italia Meridionale e Insulare, con i gironi di Campania e Sicilia. Quest’ultimo però, causa mancate iscrizioni, si riduce a un unico raggruppamento, la Campania, composta di due sole squadre, Internazionale Napoli e Naples. Al Girone Finale Centro si qualificano Lazio, Lucca, Pisa e Roman. Quanto alla Campania, la situazione dopo le due uniche partite previste (andata e ritorno) si complica, trasformandosi in una matassa pressoché inestricabile”.

La ricostruzione dell’autore del servizio è fedele, anche se in realtà la struttura del Campionato Centro-Meridionale e le fasi che avrebbero dovuto legittimare la squadra Campione del Centro-Sud alla “Finale Nazionale”, secondo le previsioni originarie della Figc, dovevano esser molto più articolate e comprendere tutte le regioni centrali, meridionali ed insulari. Corrisponde al vero, in ogni caso, che alla fine si iscrissero al campionato esclusivamente sette club toscani, sei club laziali e due club napoletani.

Ecco comunque come gli articoli 14 e 15 del “Regolamento Ufficiale 1914/15”, seguitamente riportati, avevano preventivamente definito la struttura del torneo peninsulare:

Articoli 14 e 15 del Regolamento Ufficiale 1914/15

SECONDA PARTE: LE VICENDE DEL CAMPIONATO SECONDO L’AUTORE

Dopo aver contestualizzato il travaglio politico, istituzionale e sociale che condusse l’Italia alla “Grande Guerra”, in un pregevole parallelismo tra calcio e conflitto, l’autore dell’approfondimento sul “Guerin Sportivo” ha fatto il punto della situazione del campionato, proprio alla vigilia della “sospensione bellica” che poi sarebbe stata indetta dalla Figc il 23 maggio 1915. Il passaggio è piuttosto articolato, ma vale la pena ripercorrerlo anche perché, come vedremo, necessita di alcune importanti precisazioni in chiave laziale.

Ecco cosa scrive sull’argomento l’autore dello Speciale:

“Siamo arrivati al fatidico mese di maggio 1915. Quando manca una sola giornata alla fine, il Genoa nel Girone Finale Nord guida la classifica con 7 punti, seguito da Torino e Inter con 5 e dal Milan con 3. Tre squadre sono racchiuse nel giro di due lunghezze: il turno conclusivo si prospetta dunque decisivo per il successo finale. Nel Girone Finale Centro, la Lazio è in testa con 10 punti, seguita a 8 dal Pisa e a 6 dal Roman, mentre il Lucca langue in fondo alla classifica a zero punti. Due squadre sono ancora in ballo e dunque, anche qui, sarà l’ultima giornata a decidere. Nei primi giorni di maggio, in attesa che arrivi un annuncio (pace oppure guerra), la Commissione Tecnica della Federcalcio, «allo scopo di evitare la mancanza in squadra di parecchi giovani richiamati sotto le armi», come racconta La Stampa il 12 maggio 1915, «aveva divisato di anticipare di una settimana la chiusura del campionato» al Nord, fissando un turno infrasettimanale giovedì 13 maggio e l’ultimo domenica 16. «Non avendo però il Genoa accettato l’invito dell’anticipo», il calendario era stato confermato: la giornata finale si sarebbe giocata domenica 23 maggio 1915. Tre giorni prima, il 20 maggio, il Re aveva conferito al governo i pieni poteri per il caso di guerra. A quel punto tutti ormai avevano capito che l’Italia stava per entrare nel conflitto contro gli ex alleati Austria e Germania. Il campionato di calcio al contempo era alla stretta finale, al Nord erano previsti Genoa-Torino e il derby Internazionale-Milan, entrambi attesissimi, nonostante il sentore bellico. Ne è testimone l’articolo in prima pagina su due colonne che La Gazzetta dello Sport dedica il 21 maggio 1915 alla presentazione dell’avvenimento: «La finalissima del campionato di football – Il Torino a Genova per strappare ancora una vittoria e fermare i genovesi sulla soglia del trionfo – Una accanita battaglia alle viste, a Milano, tra Milan e Internazionale, per la supremazia cittadina e per una estrema speranza nero-azzurra nel titolo di campione – Domenica, 23 maggio». Nel Girone Centrale i giochi invece sembravano quasi fatti, essendo in programma Lazio-Lucca, cioè un testa-coda dall’esito quasi scontato, e Pisa-Roman. L’attesa sarà vana. Sabato 22 maggio la situazione precipitò e non senza elementi controversi. Nel pomeriggio, il ministro Sonnino inviò per telegrafo al duca D’Avarna, ambasciatore italiano a Vienna, il testo della dichiarazione di guerra perché lo presentasse al ministro degli Esteri austro-ungarico, barone Stefano Burian. I servizi telegrafici fra Roma e Vienna, però, erano stati interrotti e il documento venne  consegnato solo nella mattina di domenica 23 maggio. Così quel giorno, mentre a Vienna il ministro degli Esteri austriaco ricevette la comunicazione ufficiale dello stato di guerra dell’Italia col suo paese, Sonnino a Roma consegnò personalmente all’Ambasciatore austriaco, barone Macchio, il testo della dichiarazione di guerra e il passaporto diplomatico perché lasciasse l’Italia. L’inizio delle ostilità venne fissato per le ore 18. In effetti all’esatto scoccare di quell’ora domenicale verrà sparato il primo colpo di cannone, da una delle fortificazioni austriache del Trentino, Forte Verle, contro il Forte Verena, in suolo italiano. Prima ancora di tale detonazione, tuttavia, la notizia era filtrata, anche perché quello stesso sabato 22 maggio il Re, Vittorio Emanuele III, aveva decretato per il giorno successivo «la Mobilitazione generale dell’Esercito e della Marina». Per conseguenza, nella notte di sabato 22 maggio la Federcalcio sospese i campionati. Leggiamo la Gazzetta dello Sport del 24 maggio 1915: «Foot ball – L’improvvisa sospensione del Campionato deliberata dalla F.I.G.C. – Il Campionato 1914-15 al Genoa? – TORINO, 23. – Il Comitato Direttivo della F.I.G.C. riunitosi d’urgenza, ha stanotte deliberato di sospendere i due matches pel Campionato di I Categoria che dovevano svolgersi oggi a Milano e a Genova. L’annuncio è stato dato agli interessati con questo sibillino telegramma: In seguito mobilitazione per criteri opportunità sospendesi ogni gara. Però nessuna decisione è stata presa riguardo alla classifica che, dopo le partite di domenica scorsa, era la seguente e che deve essere oramai considerata, secondo la logica e la giustizia, come definitiva: Genoa 7, Internazionale 5, Torino 5, Milan 3 (…)». Ora, a parte l’opinabilità dell’ultimo inciso, va considerato che la diffusione di tale comunicato fu certamente lacunosa. La Gazzetta, innanzitutto, nonostante il testo del telegramma («sospendesi ogni gara»), lo riferisce come inviato solo alle protagoniste del Campionato dell’Italia Settentrionale. La Stampa di Torino conferma («Il Campionato di calcio di I Categoria sospeso – In seguito alla mobilitazione, la Direzione della Federazione Italiana del Giuoco del calcio ha sospeso i due matches che dovevano avere luogo a Genova ed a Milano») e dunque abbiamo la certezza – confermata poi dalle relative reazioni – che il telegramma stesso era stato ricevuto dai club che dovevano incontrarsi a Milano e a Genova. Sul resto, non si sa. Prova ne sia che altre partite in programma quella domenica di entrata in guerra si giocano regolarmente: una su tutte, la finale lombarda del Campionato di III Categoria, di cui dà notizia poco più sotto la stessa pagina della Gazzetta: «Il Campionato di III Categoria – Lombardia – L’Olona vince il campionato – Olona b. A. C. Stelvio 3-0 (…)». Il punto è che non sappiamo a quanti club il telegramma, in un’epoca di comunicazioni ridotte rispetto alle abitudini odierne, sia stato inviato. Il Messaggero di Roma del 24 maggio riporta la notizia in modo geograficamente più ampio: «Matchs [sic] di calcio sospesi – MILANO, 23. – Il comitato direttivo della Federazione Italiana Giuoco del Calcio, riunitosi d’urgenza, ha deliberato di sospendere ogni match di campionato dandone avviso ai clubs interessati, e ciò in seguito alla mobilitazione». Dunque il campionato si ferma al Nord e lo stesso accade al Centro, non disputandosi Lazio-Lucca e Pisa-Roman, mentre, come spieghiamo a parte, è tutt’altro che sicuro che non si giochi a Napoli…”.

TERZA PARTE: PRECISAZIONI SU CALENDARIO, LAZIO CAMPIONE CENTRALE E SOSPENSIONE BELLICA

A riguardo degli aspetti sopra trattati dal Guerin Sportivo, tuttavia, si impongono alcune doverose precisazioni concernenti il calendario del Campionato dell’Italia Centrale e Meridionale, la conquista certificata da parte della Lazio del titolo di squadra Campione dell’Italia Centrale e l’efficacia territoriale e categoriale della sospensione bellica indetta dalla Figc.

A) Sin dall’estate del 1914 le società calcistiche romane protestarono vigorosamente nei confronti della Federcalcio, chiedendo che il Campionato Settentrionale e quello Centro-Meridionale terminassero “contestualmente”, come riporta “Il Messaggero” del 31 Luglio 1914, così da garantire alla primatista del Centro-Sud di disputare la “Finale Nazionale” in condizioni di par condicio e senza doversi fermare per mesi prima di poter conoscere la data del match conclusivo ed il nominativo della primatista settentrionale da sfidare (senza ingiustificati scadimenti di forma, causati dallo stop regolamentare precedentemente vigente).

La protesta delle società romane riportata su “Il Messaggero” del 31 Luglio 1914

Proprio per assecondare le legittime richieste delle società calcistiche romane, la Figc emanò due comunicati sul “Bollettino Ufficiale 1914/15”, con i quali stabilì che il Girone Finale Centrale sarebbe stato composto da quattro squadre (Roman e Lazio qualificatesi dal Girone Laziale, e Pisa e Lucca qualificatesi dal Girone Toscano) e le relative gare di andata e ritorno – partita e contropartita, come di diceva all’epoca – avrebbero avuto inizio l’11 Aprile 1915. In tal modo il girone di andata si sarebbe concluso il 25 Aprile 1915 ed il girone di ritorno il 16 Maggio 1915, come in effetti poi accadde in base ai resoconti dell’epoca.

Calendario del Girone Finale Centrale sul Bollettino Ufficiale 1914/15

Allo stesso modo la Presidenza Federale si premurò di confermare che, in base al Regolamento, per il titolo di squadra Campione Centro-Meridionale la vincente dell’Italia Centrale si sarebbe dovuta incontrare con la vincente dell’Italia Meridionale, le cui gare furono inizialmente fissate per il 18 Aprile 1915 ed il 25 Aprile 1915.

Con ogni probabilità le date comprese tra il 2 Maggio 1915 ed il 16 Maggio 1915, altresì, sarebbero state calendarizzate per far disputare le sfide tra la vincente campana e la vincente insulare, ma come oramai risulta storicamente pacifico le squadre insulari non si iscrissero al Campionato di Prima Categoria 1914/15, sicché la squadra Campione Partenopea avrebbe automaticamente acquisito puranche il titolo di Campione Meridionale (laddove regolarmente disputatosi…).

Calendario del Campionato Campano sul Bollettino Ufficiale 1914/15

Come è noto le prime sfide campane tra Internazionale Napoli e Naples furono annullate per alcune irregolarità di tesseramento e le relative ripetizioni non furono disputate con i requisiti dell’ufficialità, della tempestività pre-sospensione e dell’omologazione, ma ciò non toglie che nei programmi della Figc il 23 Maggio 1915 si sarebbero dovuti concludere sia il Campionato Settentrionale che il Campionato Centro-Meridionale, in guisa da far disputare la “Finale Nazionale” nel rispetto della contestualità reclamata dalle società calcistiche romane sin dall’estate del 1914.

B) Sulla base degli oggettivi riscontri per tabulas, peraltro, appare corretto ed inconfutabile affermare che il Girone Finale Centrale 1914/15 fu l’unico a rispettare il calendario predisposto a livello federale, a concludersi compiutamente il 16 Maggio 1915 ed a laureare la Lazio Campione dell’Italia Centrale (come correttamente riportato da “L’Italia Sportiva” del 17 Maggio 1915), anche in forza dei documentati forfait dichiarati nell’ultima giornata dal Lucca nei confronti della Lazio stessa e dal Roman nei confronti del Pisa. In tale veste, la squadra laziale la settimana successiva avrebbe poi dovuto sfidare la primatista meridionale, invero rimasta vacante, per definire sul campo la squadra Campione dell’Italia Centro-Meridionale. Non appare condivisibile, pertanto, quanto riportato sul “Guerin Sportivo”, nella parte in cui si è erroneamente affermato che al momento della sospensione bellica “nel girone centrale i giochi invece sembrano quasi fatti” anche se “due squadre sono ancora in ballo”, perché invero i giochi erano già completamente e definitivamente fatti… senza nessun “quasi”: la Lazio era ufficialmente Campione dell’Italia Centrale!

Il forfait del Lucca su “L’Italia Sportiva” del 17 Maggio 1915

La Lazio Campione Centrale su “L’Italia Sportiva” del 17 Maggio  1915

In buona sostanza, rebus sic stantibus, se le gare tra le due squadre partenopee non fossero state annullate e/o si fossero tempestivamente ripetute ed omologate e non fosse sopravvenuta la sospensione bellica, il 23 Maggio 1915 l’Italia Settentrionale e l’Italia Centro-Meridionale avrebbero entrambe designato le rispettive primatiste, in regime di contestualità, che poi si sarebbero dovute sfidare nella “Finale Nazionale” per conquistare il titolo di Campione d’Italia.

C) L’autore dello speciale sul “Guerin Sportivo” ha affrontato la tematica della “sospensione bellica”, esaminando in primis quel che al tempo scrissero alcuni organi di stampa settentrionali ed in secondo luogo quanto riportato su “Il Messaggero” di Roma dell’epoca. Una prima lettura dell’articolo sembrerebbe non chiarire se tale sospensione fosse da riferirsi ai soli campionati settentrionali o anche a quelli centro-meridionali. Al solito, però, sono le fonti e la logica a consentire di dissipare ogni minimo dubbio in merito. Non certamente le fonti e la logica settentrionalista del tempo, tutte protese a celebrare le gesta delle grandi squadre del Nord ed a considerare il Campionato Settentrionale come se fosse l’unico campionato nazionale Italiano. Bensì le altre, quelle che col senno del poi hanno dimostrato che all’epoca avevano una linea editoriale certamente più ampia ed oggettiva. Come correttamente riportato dai quotidiani “Il Messaggero” e “La Tribuna” (editi nella Capitale, ma scritti sicuramente con minor campanilismo), infatti, la Federazione Italiana Giuoco Calcio a seguito della “mobilitazione” sospese “ogni match di campionato” e non solamente il “campionato settentrionale”.

La Sospensione Bellica su “Il Messaggero” del 24 Maggio 1915

La Sospensione Bellica su “La Tribuna” del 25 Maggio 1915

La logica, peraltro, non può che supportare tale univoca interpretazione, per un quadruplo ordine di ragioni:

l’insorgenza bellica che coinvolse l’italia comportò la precettazione militare degli atleti di tutte le squadre italiane di prima categoria, non soltanto delle società settentrionali, sicchè tutti i confronti calcistici, a Genova come a Milano, a Roma come a Napoli, sarebbero stati fortemente condizionati moralmente e sportivamente dall’indisponibilità di uomini, atleti e tesserati chiamati d’improvviso sul fronte austro-ungarico;

la tesi finalizzata a legittimare la sfida tra i club partenopei del 23 Maggio 1915 in quanto non necessaria di spostamenti sul territorio nazionale, invero, non risulta adeguatamente sorretta dal c.d. “criterio territoriale”, poiché laddove tale criterio fosse stato effettivamente adottato dalla FIGC, allora puranche l’ultimo incontro del Girone Finale Settentrionale in calendario a Milano il 23 Maggio 1915 tra l’Inter ed il Milan, per le medesime motivazioni e per il medesimo “criterio territoriale”, non sarebbe stato impedito dalla sospensione bellica;

la sospensione di ogni match disposta dalla Figc non poteva che riferirsi al Campionato di Prima Categoria 1914/15, perché solo tale competizione era organizzata direttamente dalla Federcalcio, mentre i campionati minori di seconda, terza o quarta categoria si svolgevano sotto l’egida dei Comitati Regionali che avrebbero potuto disporre, non disporre o derogare con tempistiche differenti per lo stop delle competizioni locali (cosa che rende plausibile come il 23 Maggio 1915 si possa esser disputato il match lombardo di terza categoria, Olona-Stelvio 3-0, descritto da “La Gazzetta dello Sport” del 24 Maggio 1915 e richiamato dal Guerin Sportivo);

4. laddove la sospensione federale avesse effettivamente riguardato i soli campionati settentrionali, infine, non v’è chi non veda come su tali presupposti la ripetizione della sfida campana tra Internazionale Napoli e Naples si sarebbe regolarmente disputata, sarebbe stata debitamente completata ed omologata e ad essa avrebbe fatto seguito la Finale Centro-Meridionale tra la Lazio e la vincente partenopea per determinare sul campo la squadra Campione del Centro-Sud. Oggi però sappiamo che le cose andarono assai diversamente, perché la Figc non adottò mai un ulteriore provvedimento sospensivo dopo quello del 23 Maggio 1915, la finale napoletana non fu ripetuta con i necessari crismi dell’ufficialità e della regolarità (vds. “Il Mattino” del 24-25 Maggio 1915, che ne attesta la disputa senza arbitro federale) e la Lazio per tali ragione fu ipso iure Campione dell’Italia Centro-Meridionale 1914/15 (vds. “L’Italia Sportiva” post-bellica del 18 Giugno 1920, che lo scrive nero su bianco senza dubbio alcuno).

L’edizione de “Il Mattino” del 24-25 Maggio 1915

L’edizione de “L’Italia Sportiva” del 18 Giugno 1920 ​​​​​​​

QUARTA PARTE: LA DUBBIA ASSEGNAZIONE POSTUMA AL GENOA

L’estensore dello “Speciale” ha poi proseguito affrontando il punto nevralgico della questione, ossia cercare di capire attraverso le fonti se ci sia stata o meno l’assegnazione postuma del titolo di Campione d’Italia 1914/15 a favore del Genoa. Ecco le sue riflessioni, che appaiono vieppiù condivisibili:

“Saltiamo gli anni della grande carneficina e arriviamo alla fine delle ostilità, il 4 novembre 1918. A quel punto ogni momento potrebbe essere buono perché la Federcalcio riprenda in mano il campionato interrotto, come da promessa della riunione del 28 maggio 1915. E qui cominciano i misteri. Un unico giornale – “La Stampa” – il 9 maggio 1919 pubblica una breve notizia a pagina 5 nella colonna dello Sport: «FOOT – BALL – Il Genoa Cricket vincitore del Campionato 1915 – Con una recente deliberazione della Federazione Italiana Giuoco Calcio, venne classificato primo nelle gare di Campionato 1915 il Genoa Cricket. I campionati erano stati sospesi proprio alle ultime partite per la nostra mobilitazione. Contro questa deliberazione avrebbero reclamato il Torino F. C. e l’Internazionale di Milano, allora in competizione con la Società genovese». Tutto qui. Un trafiletto che non ha alcun riscontro – che sia dato sapere – in alcun altro foglio. “La Gazzetta dello Sport”, per dire, non ne reca alcuna traccia. C’è chi ha provato a fare l’esegesi di quel misterioso trafiletto, rilevando lo strano riferimento alle “gare” di Campionato: quindi non alla “gara” di finale, ma semplicemente al Campionato del Nord, terminato il quale tuttavia l’attribuzione del titolo di Campione avrebbe dovuto avvenire attraverso la finale con la vincitrice del Centro-Sud. Ugualmente enigmatico il riferimento ai reclami di Torino e Inter – dunque solo delle squadre settentrionali interessate – senza alcun cenno al possibile esito futuro di tali reclami. Fatto sta che nessun’altra pubblicazione, in quel periodo, contiene riferimenti a delibere della Federcalcio sull’esito del Campionato 1914/15. In compenso, lo stesso giornale torinese ribadisce il concetto pochi giorni dopo: il 12 maggio 1919 “La Stampa” a pagina 2 apre così l’articolo sulla partita Genoa-Torino finita 2-2: «Un pubblico elegante, fittissimo, assisteva ieri, sul bel campo della Juventus, all’incontro Genoa Cricket-Torino F.C. I genovesi, soltanto in questi giorni proclamati campioni del 1915, mancavano dalle nostre pelouses da quattro anni». Un dato comunque è singolare: quello stesso anno, nel novembre 1919 (la data di stampa è il 10 novembre), viene pubblicato l’«Annuario Italiano del Football 1919/20» edito da Guido Baccani, contenente una miriade di dati statistici e un resoconto completo del campionato 1914/15 e, a pagina 118, nell’Albo d’oro del campionato italiano, sotto il titolo “Risultati del Campionato Italiano di 1ª categoria”, il Campionato 1914/15 risulta «sospeso». Nessuna ricezione, dunque, dell’attribuzione del primo posto da parte della Figc al Genoa di cui ha parlato La Stampa ben sei mesi prima”. 

Il trafiletto su “La Stampa” del 9 Maggio 1919

Copertina “Annuario Italiano dell Football” 1919/20 ​​​​​​​

Il Campionato 1914/15 classificato “sospeso” sull’Annuario 1919/20 ​​​​​​​

L’esegesi del “Guerin Sportivo” sulle fonti dell’epoca:

“Qualcuno opina che la Figc abbia invece assegnato d’ufficio il titolo al Genoa due anni più tardi, con una delibera del settembre 1921. Ebbene, anche di questa esiste un’unica, debole traccia: nel numero di settembre di quell’anno, “Genoa Club”, rivista mensile del Genoa, a pagina 7 pubblica una foto del Genoa 1914/15 sotto questo titolo: «La nostra prima squadra che è stata dichiarata vincitrice del Campionato Italiano di Foot – Ball per l’anno 1914/15». Nessun’altra specificazione, così come nessun riscontro si trova sui giornali dell’epoca di quel periodo: “La Gazzetta dello Sport” e “La Stampa” non fanno alcuna menzione di questa presunta “dichiarazione”, di cui non si trova traccia nella pubblicistica né negli atti ufficiali della Federcalcio riportati dai giornali. Come abbiamo già accennato, una sorta di movimento d’opinione per l’attribuzione del titolo al Genoa in qualche modo si era fatta sentire. Già l’inciso della “Gazzetta” (giornale milanese e dunque non sospettabile di partigianeria, essendo tra l’altro ancora in lizza l’Inter) sul fatto che la classifica del momento avrebbe dovuto essere considerata come quella definitiva è significativo. Qualche giorno prima, addirittura, qualcuno si era spinto anche più in là. Parliamo del già citato settimanale romano “L’Italia Sportiva”, che in prima pagina, nell’edizione del 17 maggio 1915 così commentava il penultimo turno al Nord: «Le sorti del Campionato Italiano di calcio sono ormai decise – Il Genoa conquista un primato in classifica che non può esser più tolto – Il campionato italiano è ormai deciso; il Genoa con l’ultima brillante vittoria ha preso netto vantaggio, né la sua posizione ormai è suscettibile di seri assalti. […] Rumoreggia la guerra, e le cronache calcistiche forse non sarà più possibile farle domenica prossima. Diamo al neo-campione italiano il benvenuto, augurando ai suoi componenti di mantenere alto il nome del Genoa anche tra le file dei combattenti». Segue classifica generale col Genoa a 7 e lnternazionale e Torino a 5, dunque con tutti i giochi ancora aperti, senza contare oltretutto il fatto che per diventare campione italiano mancava comunque la finalissima con la vincitrice del Centro-Sud…”

La Didascalia della Rivista “Genoa Club” del Settembre 1921 

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Coerentemente, il redattore dello “Speciale” ha poi così proseguito il proprio commento:

“Non è ovviamente ammissibile che un giudizio tecnico astratto possa far testo per assegnare un titolo di vincitore del campionato. Tanto più che, come già ricordato, quand’anche avesse conservato il primo posto in classifica anche dopo l’ultima giornata, il Genoa non avrebbe comunque conquistato il titolo di Campione d’Italia, dovendo a quel punto affrontare la vincitrice del Centro-Sud. È vero che la squadra del Nord, stante l’abisso tecnico tra il torneo settentrionale e quello del resto d’Italia, in tal caso avrebbe avuto ben poche difficoltà a imporsi, ma è altrettanto incontestabile che le partite si giocano proprio per questo, ché se bastassero i pronostici molte gare anche oggi si deciderebbero… a tavolino. Non solo: chi può escludere che in una doppia finale accada qualche imprevisto, qualche espulsione o sciocchezza disciplinare o ambientale che porti a un risultato clamoroso rispetto alle previsioni? Ben prima di queste pur esaustive considerazioni, resta il fatto che neppure la classifica del Campionato Settentrionale era a quel punto definita. Il Genoa doveva affrontare il Torino col vantaggio di ospitarlo in casa, ma all’andata proprio dalla squadra piemontese era stata affondata 1-6 (!), mentre a Milano l’Inter era favorita sul Milan nel derby, avendo già vinto il precedente per 3-1. Dunque si sarebbe potuta aprire persino la possibilità di un arrivo ex aequo a due oppure a tre, con Genoa, Torino e Internazionale a pari punti e conseguente necessità di una coda di incontri di spareggi per la designazione della vincente del Nord”.

Il “Guerin Sportivo”, quindi, ha riportato il commento postumo di Vittorio Pozzo, allenatore del Torino nel 1914/15, che tuttavia non chiarisce se il Genoa fu reso d’ufficio Campione Nazionale o Campione Settentrionale:

"Quell’anno, il campionato non venne portato a termine. Venne iniziato, e poi sospeso a pochi giorni dal suo compimento, per l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria. […] Con una decisione forse un po’ avventata il campionato venne sospeso verso la metà di maggio del ’15, subito dopo la nostra dichiarazione di guerra. E, con deliberazione successiva, il titolo di Campione venne assegnato al Genoa, per il fatto che esso si trovava in testa alla classifica al momento della sospensione. Io avevo riassunto, al nostro ritorno in patria, le funzioni di allenatore o di direttore tecnico che dir si voglia del Torino, e giocavamo all’incirca nella formazione che così bene si era portata in America. E, quindici giorni prima della sospensione, il Genoa lo avevamo battuto in casa nostra per il notevole risultato di sei a uno. Avevamo, quel giorno, scoperto certe debolezze del sistema difensivo genoano, e con un giuoco tutto d’attacco, le avevamo sfruttate appieno. Se noi battevamo il Genoa anche nella partita di ritorno – ed eravamo ben decisi a farlo – il Torino passava in testa, ed il campionato era nostro. Questa la convinzione di tutti noi granata, quando, su comando del fato, cessammo di giuocare e partimmo soldati". 

L’esame comparato delle altre fonti citate nello “Speciale”, invero, rivela l’estrema fragilità e l’evidente contraddittorietà delle tesi pro Genoa:

“La testimonianza di Pozzo costituisce un elemento importante nel confermare l’assegnazione del titolo al Genoa, anche se la mancanza di riscontri ufficiali oggettivi lascia margine al dubbio che si sia trattato di una sorta di tradizione data via via col tempo come assodata. Un altro riferimento si rinviene su La Gazzetta dello Sport in sede di presentazione di una partita del Girone Finale di Lega Nord tra Pro Vercelli e Genoa del 13 maggio 1923, nell’ambito della quale due volte scrive – a proposito del Genoa – in merito al torneo 1914/15. La prima: «E che avversari ritrovano per primi di fronte? Gli stessi che da quattordici anni contendono loro l’onore di fregiarsi del massimo titolo: i rosso-bleu del Genoa. I quali – e noi ne diamo volentieri atto – ci tengono a far sapere di avere vinto il campionato italiano sette volte, al pari della Pro Vercelli: perché l’ultimo campionato prebellico, fu, dalla Federazione aggiudicato al Genoa». La seconda, assai contorta: «Ecco il 1915 l’anno che vide la contesa troncata all’ultima giornata: il Genoa finalmente, a prezzo di sacrifici incredibili, era riuscito ad affermarsi vittoriosamente, non mancava che lo… spolvero per chiudere la pagina brillante. E lo spolvero non venne che a pace fatta: quando però, nel 1921, Pro Vercelli riunite le energie dei suoi calciatori sparsi in ogni città dell’Italia Settentrionale, aveva nuovamente scritto il suo nome nel libro d’oro del campionato». Dunque, par di capire, in data successiva al 24 luglio del 1921, cioè dopo la conquista del titolo italiano da parte dei “bianchi” piemontesi nella finalissima nazionale contro il Pisa. Davvero singolare, dunque, il riferimento a una sorta di riconoscimento… postumo oltre due anni dopo la notizia (avallata da successiva conferma) data da La Stampa. E ancora più singolare che la stampa specializzata non ne avesse dato alcun conto all’epoca in cui tale assegnazione sarebbe avvenuta. Il primo albo d’oro – non ufficiale – di cui si abbia notizia riportante il titolo 1915 al Genoa appare sul periodico Le Tre Venezie dell’8 giugno 1925, al piede della cronaca del pareggio 2-2 a Milano tra Genoa e Bologna, terza partita di finale Lega Nord: nella tabella «Il Libro d’Oro del Campionato Italiano (I. Categoria)», sic et simpliciter, viene indicata quella rossoblù ligure come squadra campione per il 1914/15″.

C’è poi la fonte negazionista di sponda interista, rinvenuta dall’estensore dello “Speciale” del Guerin Sportivo:

“La cautela peraltro sembra suggerita da un’altra fonte. Si tratta di “Internazionale – Venti anni di football”, una storia dell’Inter pubblicata nel 1928, per il ventennale del club nerazzurro e dunque in un’epoca ancora piuttosto vicina ai fatti. Ecco cosa riporta il volume riguardo alla vicenda: «E si iniziava la stagione 1914/15, nella quale il Campionato restava incompiuto, proprio all’ultima giornata, per l’entrata dell’Italia nella immane conflagrazione europea. Dopo il girone eliminatorio, l’Internazionale entrava ancora nelle finali, che come diciamo, non poterono giungere a compimento. Migliore classificato, all’atto della interruzione, era il Genoa Football Club, tantoché dopo la guerra la Federazione assegnò ai giocatori del Genoa una speciale medaglia». Ora, è abbastanza scontato che la Federcalcio all’epoca attribuisse alla squadra vincitrice una medaglia per ogni giocatore. Tuttavia qui si parla di una “speciale” medaglia, quasi a significare che si sia trattato di un tributo ufficioso, un po’ come quello in era moderna riconosciuto allo Spezia per la vittoria nel torneo di guerra 1944, che non entra tuttavia nell’Albo d’oro del campionato italiano”.

QUINTA PARTE: IL GENOA 1914/15 FINISCE NELL’ALBO D’ORO A PARTIRE DAGLI ANNI ’30, MA SENZA ALCUN RISCONTRO UFFICIALE E/O FEDERALE

Le considerazioni finali dell’autore sulla fumosa vicenda:

“Come già accennato, gli almanacchi – a partire da «L’Agendina del Calcio 1932-1933» curata da Rinaldo Barlassina – riporteranno quel titolo come assegnato al Genoa. La genesi però non è lineare. L’«Annuario Italiano Giuoco del Calcio – Pubblicazione ufficiale della F.I.G.C. 1926-1927», a pagina 36, nell’ambito del racconto della storia della Federcalcio, a proposito del campionato 1914/15 scrive: «Il girone finale fu disputato dal Torino, dall’Internazionale, dal Milan e dal Genoa, ma, con lo scoppiare della guerra con l’Austria, fu sospeso alle ultime gare. Venne, dopo la guerra, attribuito al Genoa Club». Dunque si parla di “attribuzione” al Genoa solo del Girone Finale Nord, non del titolo di Campione d’Italia. In effetti, poco più avanti, precisamente a pagina 63, nell’Albo d’oro delle squadre “Campioni d’Italia”, il torneo 1914/15 viene dato per “sospeso” e dunque senza un vincitore. Nell’edizione successiva (Vol. II – 1929 – Edito nel 1930) il racconto della Storia della Federcalcio continua dal punto in cui era stato interrotto e, pur ricco di dettagli sui burrascosi anni seguiti alla Grande Guerra e sulle varie assemblee e decisioni federali, non fa mai cenno all’attribuzione del titolo italiano 1914/15; tuttavia, a pagina 91, nell’Albo d’oro delle squadre “Campioni d’Italia”, nell’annata 1915 la dicitura appare cambiata: «aggiudicato al Genoa F.C.». Il che farà testo in tutti gli almanacchi successivi.

L’Albo d’oro dell’Annuario Ufficiale Figc 1926-1927

L’Albo d’oro dell’Annuario Ufficiale Figc 1929 ​​​​​​​

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Come commentare tutto ciò? Beh, Il lavoro esegetico svolto dal “Guerin Sportivo” è senz’altro degno di plauso perché, seppur con qualche errore e/o imprecisione concernente il Campionato Centro-Meridionale, ha avuto il coraggio di esaminare molte fonti storiche e mettere in discussione, documenti alla mano, l’assegnazione fantasma dello Scudetto 1915 al Genoa. Del resto, già la “Commissione dei Saggi” nominata dall’ex Presidente Carlo Tavecchio aveva sancito che la presunta delibera attributiva in favore dei liguri risultava irreperibile, sia presso gli archivi federali, sia presso gli archivi pubblici, sia presso gli archivi genoani. E per quanto è dato ritenere anche la “Commissione Storica” nominata dall’attuale Presidente Gabriele Gravina dovrebbe giungere alle medesime conclusioni. Non potrebbe essere diversamente, perché semplicemente tale delibera… non è mai esistita!

Resta il (presunto) mistero di come sia stato possibile che l’assegnazione d’ufficio del titolo settentrionale al Genoa, d’un tratto, si sia storiograficamente tramutata in un’assegnazione di tipo nazionale, la quale ancor oggi consente al club genovese di fregiarsi in esclusiva dello Scudetto 1915 che, viceversa, le carte vorrebbero perlomeno condiviso “ex aequo” con la Lazio.

Sicuramente l’assenza di tecnologia e l’esiguità dei mezzi di comunicazione dell’epoca, la Grande Guerra e le successive contrapposizioni sociali, la crisi federale e la scissione del 1921 tra la Figc e la Cci, le riforme imposte dalla Carta di Viareggio tra il 1926 e il 1927, l’insorgenza del secondo conflitto bellico mondiale ed il successivo dopoguerra, invero, sono tutti fattori che hanno fortemente inciso sulla possibilità e sulla volontà di approfondire e mettere a fuoco quel che realmente accadde nel Campionato 1914/15 e nelle sua pedissequa assegnazione d’ufficio (nazionale o solo settentrionale?). Ora, però, occorre mettere a posto tutti i tasselli di questo puzzle (soltanto) apparentemente indefinibile. Lo faremo noi, il sottoscritto ed il comitato promotore. Decisi ad arrivare fino in fondo alla verità, assolutamente motivati ad indurre la Giustizia Federale a sancire un ex aequo che darebbe lustro al calcio italiano agli occhi del mondo intero e forti di ulteriori atti, documenti ed elementi probatori che prossimamente consentiranno di capire come, quando e perché qualcuno o qualcosa, medio tempore, abbia inteso strumentalizzare e/o equivocare le risultanze provenienti dai campi di gioco e dai campi di guerra.