Lazio, tra contestazione e fede: Buona Pasqua di rinascita...

05.04.2026 08:00 di  Alessandro Zappulla   vedi letture
Lazio, tra contestazione e fede: Buona Pasqua di rinascita...

Mai come in questi mesi il mondo Lazio ha vissuto dentro una tensione costante, un filo tirato sempre, pronto a spezzarsi. Il rapporto tra Lotito e i laziali non è mai stato così distante, rarefatto, quasi irreale: non esiste più un punto d’incontro che non sia teso, non esiste più uno spazio neutro. È una frattura diventata sistema, dentro cui si è ribaltata anche quella vecchia accusa della “cornice marcia”, per anni evocata per spostare le responsabilità fuori, sull’ambiente, sui tifosi, sui giornalisti. Oggi quella cornice è tutt’altro che marcia: è viva, pulsante, forte. Ed è proprio questo il paradosso più grande. La Lazio resta prigioniera di un male antico, quello di questo ventennio: l’impossibilità di sentirsi davvero compiuta, come se ogni passo avanti dovesse essere subito rimesso in discussione. Una jattura. Una condanna emotiva prima ancora che sportiva.


Oggi questa imperfezione è diventata guerra, silenziosa, diffusa, senza confini. Tutto pesa di più, ogni parola si carica, ogni prospettiva si svuota. La Lazio appare fragile, riplasmata, in ricostruzione: una squadra che lotta, che si aggrappa, che resiste, aggrappata a un uomo, Maurizio Sarri. Il comandante. Quello che tiene la barra quando tutto intorno sembra spegnersi. Perché questo è il punto: il mondo Lazio oggi è spento, o almeno sembra. Tutto appare cristallizzato, sospeso, dove anche la speranza fatica a trovare spazio e il cuore laziale si chiude, si difende, smette di sperare, di gioire, quasi di credere. Eppure, dentro questo quadro a tratti oscuro, qualcosa continua a brillare: la gente, il tifoso laziale, invidiato da mezzo mondo e conosciuto dall’altro proprio in questi mesi per la sua protesta civile, per la sua dignità, per il suo amore. Eppure la squadra lotta, il comandante resiste, i nuovi non mollano. Eppure la Lazio c’è, soffre in silenzio, ma c’è. In attesa.


E allora arriva la Pasqua, tempo di rinascita per chi crede e anche per chi non crede. Perché prima ancora che religiosa, è simbolo: ripartenza, possibilità, nuovo inizio, la vita che torna anche quando tutto sembrava fermo. Ed è proprio qui che il mondo Lazio può trovare un appiglio, un punto da cui ripartire. Vale per tutti, per chi ha fede e per chi non ce l’ha, per chi ama. E vale soprattutto per i laziali, dentro o fuori dallo stadio, tra contestazione e resistenza, ma sempre legati da qualcosa che non si spezza: il simbolo, la maglia, l’identità. Buona Pasqua Lazio, buona Pasqua laziali. Che sia davvero un tempo di rinascita, vera, rapida, speciale.

Alessandro Zappulla
autore
Alessandro Zappulla
Notti insonni e fiumi di parole. Il giornalismo è un gene folle che ti tiene vivo. L'aquila sul petto, un battito mai domo. Insieme fanno: La Lazio Siamo Noi, dal 2008. Io invece cronista dal 2005, con il motore sempre acceso