L'ANGOLO TATTICO di Rennes - Lazio (e dell'Europa League) - Spunti di riflessione

Più che di Rennes - Lazio, serve parlare di cosa non ha funzionato nell'Europa League dei biancocelesti. Dai nuovi ai "vecchi" acquisti.
13.12.2019 09:30 di Francesco Mattogno Twitter:    Vedi letture
L'ANGOLO TATTICO di Rennes - Lazio (e dell'Europa League) - Spunti di riflessione

E se la trasferta di Rennes fosse essa stessa l'Europa League della Lazio? Più o meno è andata così, ecco perché risulta pressoché inutile analizzare il match in terra francese. Che poi altro non è che un sunto di questo girone europeo. Un fallimento tecnico e tattico, sei partite che dovranno far riflettere e prendere appunti sia al mister, che al ds. La verità, come spesso accade, staziona nel mezzo. Tra il terzo posto in Serie A dietro a Inter e Juventus, e quello nel Gruppo E alle spalle di Celtic e Cluj. Tra i titolari e la squadra B, dove B sta per Ballardini. A distanza di 10 anni la Lazio esce al girone di Europa League racimolando solo 6 punti. Impossibile paragonarle, per valori tecnici ed economici. Giusto contrapporle alla luce dei risultati europei. Comunque due Lazio della stessa medaglia, accomunate da più di qualche errore di valutazione.

COSA NON HA FUNZIONATO - “Jony? Non è semplice quando coloro che non giocano spesso vengono chiamati in causa. È molto voglioso, ha fatto bene in determinate partite, in altre meno. Va aspettato, come Vavro e Adekanye”. I nuovi acquisti. È corretto aspettarli, Caicedo (e non solo) insegna. Ma lo è altrettanto fornire una loro prima valutazione quando la stagione è quasi arrivata al giro di boa. Il primo su cui riflettere è quel Vavro pagato tanto - circa 11 milioni, non una cifra qualunque - e causa del primo equivoco tattico della stagione. Tanto da spostare Acerbi sul centrosinistra per permettergli di prendere posto in mezzo alla difesa a 3 di Inzaghi. Mossa che ha dato i suoi frutti, sia per la discreta predisposizione offensiva del Leone, sia per le ritrovate certezze dello slovacco. Che a destra proprio non poteva giocare. Piccoli progressi cancellati dal disastro di Rennes, partita (questa sì) probabilmente ingiudicabile. Altro reparto, altro qui pro quo. Jony come quinto di centrocampo ha palesato tutte le proprie sofferenze. Lo spagnolo è abile quando c'è da spingere e a livello tecnico resta uno dei giocatori di punta della rosa. Ma non è predisposto alla fase difensiva, nella quale anche in Francia è andato incontro a difficoltà (spesso in ritardo, quasi sempre saltato) che ne hanno causato l'eccessivo nervosismo. Infine Adekanye. Voglioso, carico. Encomiabile dal punto di vista dell'atteggiamento. Acerbo sul piano tecnico, tattico, e fisico. Bobby non è pronto, deve crescere e rinforzarsi anche muscolarmente. Inzaghi e lo staff ne erano a conoscenza, ma questo ritardo gli ha di fatto impedito di ruotare gli uomini là davanti. Finendo con lo spremere a volte Correa e altre Immobile, quest'ultimo in campo 68' minuti giovedì con il Cagliari alle porte.

I vecchi (nuovi) acquisti. L'errore contro il Celtic ha probabilmente sancito la fine della sua esperienza alla Lazio. Ma non si può ricondurre tutto a quel quarto d'ora e a quell'unico passaggio. Esistono due Valon Berisha, la Lazio ne ha potuto ammirare solo la versione opaca. Non viene schierato propriamente fuori ruolo, ma da mezzala nel 3-5-2 il kosovaro non riesce a dare sfogo a tutta la sua esplosività. Potenza che - senza un quinto di fascia a tarpargli le ali come al Salisburgo, o da esterno sinistro nel 4-2-3-1 del Kosovo - Valon riusciva a mettere in campo con regolarità. Un altro grande fallimento di questa Europa League: torneo che avrebbe dovuto rilanciarlo e che ha finito per preparargli le valigie. Infine, Adam Marusic. Semplicemente non pervenuto. Prima per la sciocchezza contro il Siviglia lo scorso anno che gli è valsa 3 giornate di squalifica, poi per la sfortuna e i soliti infortuni. Sinonimi, ma fino a un certo punto. Dalla schiena, ai problemi muscolari e passando per la distorsione al ginocchio. Potrebbe recuperare per il Cagliari ma resta un'incognita. In ogni caso ha costretto Lazzari a giocarne 6 su 6, qualche spunto per riflettere deve pur esserci.

Il modulo. Spesso si parla di atteggiamento, che il modulo non conta. Ma l'impressione un po' di tutti è che la Lazio sia Luis Alberto dipendente. Ovvero, regista offensivo dipendente. Quando manca la magia, mancano le idee là davanti. È una condizione visibile a occhio nudo, anche dietro lo schermo del televisore. Lo si è notato sempre nell'assenza o nei momenti di fisiologico calo del numero 10, giustificatamente poco ispirato a Rennes. Che sia toccato a Berisha o Parolo, le mezzali muscolari dei biancocelesti non sono mai state in grado di inventare e proporre gioco, specialmente se persino Milinkovic non era della partita. Il tutto si è tradotto in una manovra sterile, fatta di triangolazioni fini a sé stesse. Nella prima giornata a Cluj, Inzaghi ha provato a spostare il baricentro tecnico sulla fascia sinistra presidiata da Jony. Ha funzionato solo per 45' minuti. Anche questo deve essere un campanello d'allarme: senza Luis Alberto la Lazio può continuare con il 3-5-2?

COSA HA FUNZIONATO - Non molto, a dire il vero. Ma dall'andamento di queste ultime due giornate la Lazio può dire di aver ritrovato il suo secondo portiere. Proto, dopo gli stop che lo tormentavano fin dal ritiro di Auronzo, ha dato buone risposte sia contro il Cluj che a Rennes. Qualche intervento non banale, nessuna colpa su entrambi i gol dei francesi. Una sicurezza in più di cui Inzaghi aveva bisogno. Inoltre, nonostante qualche cartellino di troppo (che lo costringerà a saltare la prossima sfida europea), tra le note più liete figura certamente Danilo Cataldi. Un titolare aggiunto di questa Lazio, garanzia sia come mezzala che da vice-Leiva. Ed è proprio davanti alla difesa che ha compiuto passi da gigante. Non tanto in fase di impostazione - il piede educato l'ha sempre avuto -, quanto in interdizione. Cataldi ha trasformato il proprio gioco, alzato ritmo e intensità fino a diventare un rubapalloni. Non era semplice, mediano non ci si è mai sentito (parole sue). Ma ora Danilo ha un ruolo importante nello scacchiere di Inzaghi.

“Per come è andata è giusto essere eliminati: se facciamo 6 punti su 18 evidentemente qualcosa non va. Non doveva essere oggi la partita della svolta. Si sapeva che in Romania il risultato era scontato, non c’erano grosse aspettative di passare il turno”. Come ammesso da Parolo, ogni commento su Rennes - Lazio appare superfluo. Adesso serve riporre l'Europa League in un cassetto, magari da chiudere a chiave fino ad oltre il 2021. C'è uno scontro Champions da giocare lunedì, poi la Supercoppa. E se Lazio - Juventus diventasse essa stessa la Serie A della Lazio?

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