SFS22 | Pastorello: “Il sistema inglese è davanti a tutti. Gli agenti non sono il male del calcio!”

28.09.2022 17:45 di Ludovica Lamboglia Twitter:    vedi letture
Fonte: Ludovica Lamboglia - Lalaziosiamonoi.it
SFS22 | Pastorello: “Il sistema inglese è davanti a tutti. Gli agenti non sono il male del calcio!”

Prosegue spedito il Social Football Summit allo Stadio Olimpico di Roma. A prendere parte all’evento è anche l’agente Federico Pastorello che così è intervenuto su "Il calciomercato del terzo millennio": “Il nostro lavoro cambiato molto, l’unica cosa che manca rispetto al passato è la qualità degli interlocutori.  Con l’avvento dei media, ci dobbiamo interfacciare con persone che non conoscono il mestiere. Su questo tema ho trovato difficoltà. Con persone che hanno studiato hai ancora un rapporto come quello che si aveva anni fa. La qualità è un po’ scaduta da questo punto di vista. Fake news? Quelle di tempo fa avevano un fondo di verità, ad oggi dobbiamo rispondere a cose inventate. Robe che non si sa da dove siano state tirate fuori. La realtà è che oggi escono cose solo per fare delle notizie e andare oltre alla realtà”.

“Rapporto di fiducia? In Inghilterra ad esempio odiano il fatto di vedere la notizia prima del tempo, senza ombra di dubbio voi di Sky Sport siete stati in grado di entrare in questo mondo in maniera professionale. Tanti dei vostri colleghi mi accusano di dire le notizie solo a Di Marzio. Con l’avvento dei social è diventato più difficile mantenere i segreti, le foto sono un grandissimo strumento. Nel momento in cui ho interesse a non divulgare una notizia, so che posso guadagnare qualche ora, si prova a gestire con il mio fedele Stefano Marchesi e riusciamo a contenere il più possibile. Non ho la presunzione di anticipare i tempi, ma una cosa che ho fatto da sempre è quello di adattarmi ai cambiamenti. Questo l’ho sempre fatto. Come un agente usa i social? Il nostro lavoro non è solo calciomercato, vengo da Empoli e ho fatto firmare dei contratti. E’ importante far vedere dove vai e cosa fai. E’ cambiata anche la qualità stessa, perché l’ansia di non arrivare secondo ti espone a un rischio. Quando voi date una notizia, noi addetti ai lavori la prendiamo per seria. Se l’ha data Sky è come se hai la garanzia. Se continuo è perché amo il mio lavoro e quel che faccio. Per me non costituisce un sacrificio quello che faccio. Lo farò fin quando non farò più le cose fatte bene, spero di arrivare a essere in grado di capire che è giusto fare un passo anche lì. Anche il fatto di sapersi adeguare e cambiare, a me stimola molto".

"Noi come A.I.A.C.S associazione agenti in Italia, stiamo facendo una battaglia perché non è assolutamente vero che siamo noi il problema nel calcio. La problematica non sono gli agenti, ma come campionati e leghe vengono gestite. Io rispedisco al mittente che gli agenti sono il male del calcio, noi siamo parte importantissima di questa industria, lo facciamo funzionare bene. Oggi il giocatore lo fa girare il buisness e di questo ne è proprio lui il protagonista di questo show. Tra le altre cose, rispetto ai guadagni, alcune operazioni sono importanti a perché è stato il sistema a portare a questo, anche gli stipendi stessi. Su questo ecco che non mi trovate d’accordo. Mi è capitato molto spesso. Il sistema inglese per me andrebbe copiato in tutto il mondo, il cliente paga la commissione e una parte viene caricata al giocatore che paga le imposte. Questo è un lavoro che va fatto per entrambe le parti. Da questo punto di vista il sistema inglese è davanti a tutti”.