Lazio, Jacopo Mastrangelo: “Stadio pieno? Da brividi. Suonare così…”

09.05.2022 07:28 di Martina Barnabei Twitter:    vedi letture
Lazio, Jacopo Mastrangelo: “Stadio pieno? Da brividi. Suonare così…”

La bellezza della Capitale e l’atmosfera rarefatta causata dalla pandemia sono stati fonte d’ispirazione per Jacopo Mastrangelo che, in un giorno di pieno lockdown, ha deciso di donare un po’ di sé stesso e del suo talento al suo quartiere. Ha preso in mano la sua chitarra elettrica e ha intonato l’inno d’Italia. Tutto è iniziato così, lo ha raccontato con orgoglio in esclusiva ai nostri microfoni: “Durante il lockdown ho iniziato a suonare per gioco, volevo fare il rockettaro. Il Jimy Hendrix che si affacciava dal terrazzo di casa, per il mio quartiere anche perché mai avrei immaginato che qualcuno mi potesse ascoltare. Poi ho visto che spesso c’erano dei flash mob in cui tutti cantavano o suonavano dai balconi, allora ho deciso di farlo anche io. Ho iniziato con l’inno, improvvisato, poi ho continuato scegliendo brani che rappresentassero l’Italia. Per questo ho prediletto i più importanti compositori italiani. Il mio intento era quello di trasmettere un messaggio di speranza, così è stato. Ho avuto una risposta mediatica forte, ho visto che le persone erano felici e questo mi rendeva felice e lì ho capito che avrei potuto continuare”.

LAZIO - Poi, all’improvviso, una proposta inaspettata quanto stupefacente. Gli sono state aperte le porte della Lazio, sua grande passione oltre alla musica, e dello Stadio Olimpico. Una grande opportunità che non ha esitato a cogliere al volo: “Io sono sempre stato laziale e mi hanno chiamato per fare una raccolta fondi per beneficenza, avevano realizzato una mia sagoma oltre a quella di altri artisti, chiedendomi se avessi voglia di suonare prima di una partita. Io ho accettato subito. Successivamente la società mi ha contattato per altre occasioni, fino ad arrivare a quest’anno in cui mi è stato detto che avrebbero avuto piacere se fossi andato a suonare ogni partita. Ovviamente compatibilmente con i miei impegni. Io ho risposto di sì, molto volentieri”

STADIO - Jacopo ha vissuto le due facce dello stadio, quello deserto in cui l’eco di ogni nota era assordante quanto potente. Erano lui, la sua musica e gli spalti vuoti. Pian piano lo ha visto ripopolarsi, e ha provato l’emozione di suonare davanti a un pubblico, seppur limitato. Fino a ieri, quando ad accompagnare la sua esibizione c’erano trentacinquemila voci che intonavano le parole de “I giardini di Marzo”. Un’emozione indescrivibile. In merito ha raccontato: “Ho vissuto tutte le fasi, non è stato un crescendo ma le cose sono cambiate all’improvviso. Quando ho iniziato non c’era praticamente nessuno, le uniche persone che mi vedevano erano quelle poche presenti. In un’altra occasione mi hanno mandato in diretta, mi ricordo che ricevetti tantissimi messaggi. È stato bello ma allo stesso tempo triste perché mi sono sentito un po’ solo di fronte a tutti quei seggiolini vuoti. Ho cercato di immaginare come sarebbe stato se sugli spalti ci fossero stati i tifosi, ma viverlo è tutta un’altra cosa. È bellissimo, senti l’appoggio di tante persone che ti aiutano anche cantando come è accaduto ieri. In questo caso c’è molta più ansia e adrenalina, paura di sbagliare perché sai che delle persone in qualche modo contano su di te e potresti deluderle. Nonostante questo, sono davvero felice soprattutto del fatto che tutti si divertono e cantano. È questo lo scopo principale. L’unica cosa di cui mi rammarico è che avendo le mani occupate con la chitarra, non posso applaudire con loro. Posso solo suonare”

BRANI – La scelta di un brano non è mai casuale, anzi. È oculata, prende in considerazione diversi fattori che non sfuggono alla sua attenzione: “Tendo a scegliere un brano, movimentato o lento, che sia conosciuto dal pubblico in modo che lo possano cantare tutti insieme. Come ho fatto ieri con “I giardini di marzo. Nel momento in cui scelgo un pezzo lo faccio immaginando quante persone ci saranno allo stadio, all’importanza della partita e anche in base a quando si gioca se di sera o di giorno. Ad esempio, in una precedente partita ho suonato “A sky full of stars” dei Coldplay, ho immaginato che lo stadio sarebbe stato abbastanza pieno e accompagnato da un gioco di luci ho voluto proiettare l’idea di un cielo stellato. L’inno? Suonarlo mi piacerebbe. Al momento faccio quello che posso, mi limito a eseguire brani che possono essere definiti come un inno perché significativi per la Lazio”.

Pubblicato l'8/05 alle ore 21

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