In Iran con l’aquila sul petto: la storia di Mohses, il volontario che lotta contro il Covid - FT

La storia di Mohses Ebrahimi, tifoso della Lazio in Iran e volontario dell'ospedale Amir Alam di Teheran, in prima linea nella lotta contro il Covid.
01.05.2020 07:20 di Elena Bravetti Twitter:    Vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
In Iran con l’aquila sul petto: la storia di Mohses, il volontario che lotta contro il Covid - FT

In questi giorni complicati, ci è piaciuto sottolineare la forza, il coraggio e la passione di tante persone, veri eroi in piena emergenza Covid. Oggi vogliamo raccontarvi la storia di Mohses Ebrahimi. È stato lui stesso a decidere di renderla pubblica, contattandoci su Instagram. E noi l’abbiamo trovata talmente speciale che è stato inevitabile condividerla con voi. Mohses vive in Iran ma, nonostante i chilometri che separano Roma da Teheran, tifa Lazio. E badate bene, non si tratta di seguire una partita ogni tanto, ma di sostenere la squadra senza lasciarsi prendere da ripensamenti e malumori. Non si perde una gara, e ne va talmente fiero da inviarci puntualmente foto che lo ritraggono al Lazio Club Iran. Con la nostra maglia addosso, ça va sans dire. La fede biancoceleste, rimasta viva anche di fronte a una distanza così importante, l’ha abituato alle imprese. Ecco allora che appena il suo Paese si è trovato a dover affrontare l’emergenza Coronavirus, ha deciso di aiutare pazienti e personale sanitario dell’Ospedale Amir Alam. Le immagini con cui ha deciso di accompagnare il suo messaggio non hanno bisogno di alcuna didascalia.

UN'AQUILA COME SCUDO - Sulla tuta che Mohses utilizza per proteggersi dal contagio, infatti, campeggia un’aquila. Grande, in primo piano. Un simbolo che lo identifica e che, magari, gli regala la forza necessaria per vivere quotidianamente a contatto col virus. E quando si tratta di Lazio, e di darsi per gli altri, i confini nazionali sono davvero poca cosa. Ringraziamo Mohses per il suo servizio, ne siamo orgogliosi. Di fronte alla partita più difficile, ha deciso di lottare. E l’ha fatto utilizzando l’aquila come scudo. Lo ringraziamo perché è la prova tangibile del fatto che, se le distanze sembrano impossibili, i cuori sono ad un passo. Vogliamo lasciarvi un pensiero, prendendo le parole che lui stesso ci ha regalato: “Forse c’è tanta distanza tra di noi, forse le culture sono molto diverse e forse la quarantena ci ha resi più soli di prima. Ma ci sono tanti ricordi nella vita che ci aiutano a rimanere insieme. Il calcio è uno di questi e i nostri sono uniti nell’amore per la Lazio e nella lotta contro il virus”.

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Pubblicato il 30/04 alle 11