"Due colori. Una vita": termina la presentazione del libro per Bob Lovati - FOTO

03.03.2026 19:15 di  Elena Bravetti  Twitter:    vedi letture
Fonte: Andrea Castellano - Lalaziosiamonoi.it
"Due colori. Una vita": termina la presentazione del libro per Bob Lovati - FOTO

AGGIORNAMENTOR ORE 19.15 - Al termine degli interventi dei vari ex calciatori della Lazio, si è concluso l'evento di presentazione del libro in memoria di Bob Lovati, "Due colori. Una vita".

AGGIORNAMENTO ORE 19.05 - Poi le voci di altri ex biancocelesti, Giancarlo Oddi:

Bob si era rifiutato di dare la maglia numero 10 a Martini, lui la voleva. Lui gli ha detto: ‘Se te la do mi cacciano via’ (ride, ndr). Bob era troppo forte, era troppo amico nostro ma ci castigava quando sbagliavamo, come Maestrelli. È stato un grande”.

Angelo Peruzzi

Ho conosciuto Bob e l’incontro è stato tragicomico. Nel 2000 arrivo alla Lazio, vado a Formello e uno dalla panchina mi chiamava. Non lo avevo riconosciuto, era Bob. Voleva un regalo: quando avevo 17 anni, lui fece una dichiarazione su di me ‘La Roma ha un salsicciotto con le ali’. Io gli dissi che un po’ ce l’avevo lui, lui mi rispose di avermi fatto diventare un portiere perché tutti parlavano bene di me, ma mi stavo adagiando. Mi disse di avermi fatto uscire la cazzimma che mi ha permesso di fare la carriera che to fatto, per questo gli dovevo fare un regalo”.

Delio Rossi

Quando sono arrivato, Bob era ai margini della Lazio. Era come un ospite. Non veniva quasi mai a Formello, ma quando veniva si sedeva vicino a me e mi faceva sentire tranquillo senza dire nulla. Per questo lo ringrazio”.

Nando Orsi

Bob Lovati ha lasciato un’impronta, si capisce dal fatto che è riconoscibile solo dal nome. Avevo un rapporto dissacrante con i giocatori. Quando sono arrivato nell’82’ mi ha detto: ‘Ora sono cazzi tuoi, che arrivi dalla Roma’. Non mi ha aiutato (ride, ndr). Nel suo entusiasmo, ti tranquillizzava. Queste figure devono sempre stare dentro la Lazio perché sono importanti”.

Massimo Piscedda

Bob credo sia stato l’unico milanese a sposare la romanità in tutte le sue sfaccettature. Lo associo molto a Morrone, erano un’unica persona per me. A lui devo il mio esordio: mi fece una buona relazione e sono rientrato alla Lazio, facendo il debutto nell’’83”.

Michelangelo Sulfaro

Ho avuto l’orgoglio di essere scelto da Bob. Giocavo alla Sambenedettese, ho avuto la fortuna di fare il titolare con lui anche se ho avuto tanti infortuni e ho giocato poco. Poi purtroppo non sono stato più io. Lui mi tirava sempre su, era una grandissima persona”.

AGGIORNAMENTO ORE 18.55 - A prendere la parola è stato poi l'ex calciatore della Lazio, Andrea Agostinelli:

Di Bob ho un ricordo dallo Scudetto del ‘74 fino al mio passaggio al Napoli. Aveva un rapporto incredibile con la squadra di Maestrelli, c’era sempre. Ricordo le barzellette con Re Cecconi, Martini e Pulici, era un ridere continuo. Mi ricordo che gli piacevano le belle donne(ride, ndr.). Ricordo una persona che ha dato una grande mano a Maestrelli, una coppia inossidabile. Per me è stato poco ricordato dalla Lazio, come Umberto Lenzini. Chissà perché. Hanno fatto la storia della Lazio e vengono poco ricordate”.

AGGIORNAMENTO ORE 18.45 - Nel corso dell'evento ha preso la parola anche Massimo Maestrelli, figlio di Tommaso:

Bob è  stata una gran perdita all’interno della Lazio. È stata una persona unica, anche per i giocatori, lo stesso ruolo che ricopriva Peruzzi. Parlare con una persona di riferimento è molto importante. Bob era un burlone, era l’anima divertente di mio padre. Ci portava a Coverciano, alle partite. Ci trattava proprio come dei figli. La storia non va dimenticata, nella Lazio abbiamo avuto dei personaggi incredibili, che poche società hanno avuto. Adesso è un momento di difficoltà, bisogna tenere duro. Speriamo che domani vada bene, mi auguro che Bob ci guardi e che ci dia la sua spinta”.

AGGIORNAMENTO ORE 18.35 - È il momento della moglie Carla, che ha raccontato il suo rapporto con Bob:

Era molto riservato, geloso di suo figlio e della sua famiglia. L’ho sempre chiamato Roberto, l’ho conosciuto nel 1978 per caso. È una storia divertente. A Roberto piacevano le belle donne, era molto attento all’estetica. Amava il sole, il mare. Ma era anche un appassionato della montagna. Riusciva a scalare con le scarpe lisce, una cosa da incubo (ride, ndr.). Eppure camminava, raccoglieva fiori. Era gentile di animo, era divertente. È l’unica persona che mi ha fatto sempre ridere e sorridere, era vero e spontaneo. È stato un uomo eccezionale e unico. Grazie a tutti per essere venuti”.

AGGIORNAMENTO ORE 18.15 - Nel corso dell'evento ha preso la parola anche Antonio Buccioni, presidente della Polisportiva:

“Una bella riunione di famiglia, è bello inebriarsi così di lazialità. Bob Lovati era un personaggio imprescindibile, ha accompagnato 6-7 generazioni del laziale. Io sono entrato nella Lazio nel drammatico luglio 1980, nei giorni in cui la società è stata retrocessa con il Milan in Serie B, una delle pagine più vergognose del calcio italiano. Entrai come dirigente del settore giovanile, avevo fraternizzato con i dirigenti meravigliosi dell’epoca. Bob Lovati aveva visto in me delle similitudini molto auliche, mi chiamava ‘Conte Cavallo’ come il consigliere di allora della Juventus. Non faceva distinzioni di classe o di valore economico, aveva un grande rispetto per il prossimo, valore che si è perso da qualche parte nella lazialità”.

"Due colori. Una vita". È questo il titolo del libro per Bob Lovati, presentato questo pomeriggio, a partire dalle 17.30, presso il Palazzo delle Federazioni. In programma gli interventi di testimoni della storia sportiva ed umana dell'indimenticato portiere della Lazio, figure del club, "in un incontro tra affetti e ricordi", si legge nella locandina dell'evento. Tra gli ospiti anche Alessandro Cochi e Delio Rossi. Di seguito, alcune foto: 

Elena Bravetti
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Elena Bravetti
Giornalista sportiva, appassionata di calcio e tifosa della Lazio, da sempre. Curiosa per natura, determinata per scelta, competitiva ma solo al Fantacalcio. Computer sempre a portata di mano, occhi sul campo. Mi piace raccontare storie che parlano di passione, sogni ed emozioni.