ESCLUSIVA - La Lazialità di Ruben Sosa: "Squadra e tifosi da Scudetto... E mio figlio..."

01.01.2013 15:00 di  Davide Capogrossi  Twitter:    vedi letture
Fonte: Davide Capogrossi - Lalaziosiamonoi.it
ESCLUSIVA - La Lazialità di Ruben Sosa: "Squadra e tifosi da Scudetto... E mio figlio..."

Quarantaquattro trofei nazionali, tre Coppe Libertadores, tre Coppe Internazionali. Curiosando tra le stanze della Sede Social y Compleyo Deportivo del Gran Parque Central, si ripercorre la storia del Nacional de Montevideo. Oltre 4mila metri di gloria, qui nacque il calcio, quello vero, quello talentuoso, che dominava il mondo. Oggi la truppa comandata da Marcelo Gallardo, tra l’esperienza di Recoba e Placente, l’estro di Vecino e i gol di Boghossian, continua a dominare la Primera Division. Nei corridoi del Gran Parque Central passeggia un uomo, dispensa a tutti il suo sorriso. Un tempo era agile e sgusciante. Oggi è rimasto intatto il suo sinistro magico, che accarezza la sfera plasmando endecasillabi di paradisiaco futbol. El Principito in Uruguay è un eroe. Undicimila chilometri a nord-est, a Roma, Stadio Olimpico, Curva Nord, la passione è ancora viva. “E Ruben Ruben Ruben Ruben Sosa...” – intona il Popolo Laziale tra goliardia ed amore.

RICORDI IN PILLOLE – In quattro stagioni biancocelesti Ruben Sosa ha collezionato 124 presenze e 40 reti, diventando un beniamino dei tifosi. Brera lo definirebbe un prestipedatore: Sosa stesso dichiarò spesso di non esser innamorato della difesa. La sua missione era dribblare, accarezzare il pallone, calciare parabole deliziose e naturalmente far gol. Il presidente Calleri lo acquistò dal Real Saragozza, come regalo per la promozione in Serie A, insieme ad un altro uruguagio del River Plate, tale Nelson Gutierrez (che non ebbe gran successo). Era la Lazio di Beppe Materazzi, dell’argentino Dezotti, del coriaceo Sclosa e del giovane talento home made Paolo Di Canio. El Principito entrò nel cuore dei tifosi da quella afosa estate romana, senza più uscirvi. La redazione di Lalaziosiamonoi.it ha contattato in esclusiva Ruben Sosa, Quei cori, quell’affetto, quella Lazialità lui proprio non riesce a dimenticarli:La Lazio è rimasta nel cuore, so che i tifosi laziali erano e sono ancora molto affezionati a Ruben Sosa. E’ stata quella squadra che mi ha dato tutto, per essere un buon calciatore in Italia”. I ricordi scorrono veloci, come se un proiettore di diapositive sputasse all’impazzata tutto il suo prezioso e indimenticabile contenuto. Quella Lazio si assestava in posizioni di metà classifica dopo anni bui. Quella Lazio vinceva partite importanti e derby storici: come quando nel gennaio 1989 El Principito servì al giovane Di Canio un assist al bacio, corsa irridente verso la Sud, Laziali in delirio: Per Sosa il ricordo più bello è la Nord: “La Curva era la più tifosa di Italia. Mi ricordo che una volta andai in mezzo a loro in una partita, col tamburo, insieme al figlio del mister Materazzi (Marco, ndr) che poi ha giocato in Nazionale e nell’Inter. La Lazio è la squadra che mi ha dato di più e io ho fatto tanto come i tifosi hanno fatto tanto per me. Quando torno a Roma vado sempre dai giocatori, dai dirigenti, per stare con loro”.

LAZIO DA SCUDETTO – Quella Lazio era in fase embrionale, stava costruendo una solita struttura sulla quale edificare poi i trionfi di fine millennio. Secondo Sosa, oggi la Lazio può ripetere le grandi imprese dell’era Eriksson: “Credo sia pronta per lo Scudetto. Quando io giocavo la Lazio soffriva perché arrivava dalla B, però aveva i tifosi da Serie A, con tanta grinta e siamo stati benissimo per quattro anni. Non avevamo vinto niente, siamo stati sempre lì a metà classifica, più tardi la Lazio ha vinto lo Scudetto. Adesso è vicina alla prima posizione e per me è un’allegria immensa. Magari quest’anno può vincere lo Scudetto. Deve fare le cose con tranquillità, non fare proclami da ora. La Lazio non ha mai detto di dover vincere, deve rimanere così, tranquilla. Bisogna lottare fino alla fine, poi si vede. In quella Lazio Sosa segnava a raffica, oggi il totem dell’attacco è Miroslav Klose. Attaccante di livello assoluto, bomber implacabile e professionista esemplare, è lui il nuovo idolo dei tifosi: “Con un attaccante come Klose la Lazio è costruita per vincere, deve pensare di giocare partita per partita, poi si vede”.

ALFARO – La Lazio al momento vanta due tesserati proveniente dall’Uruguay. Se El Tata Gonzalez oramai si è assestato su livelli importanti, Emiliano Alfaro (in prestito all’Al Wasl) non è mai riuscito a lasciare il segno, Quando la Lazio lo acquistò lo scorso inverno, il luogo di nascita – Montevideo – evocò subito parallelismi importanti. Impossibile tuttavia ripercorrere anche lontanamente le orme del Principito: “Alfaro è un giocatore brevilineo, è un bomber, un giocatore d’area. In Uruguay ha fatto moltissimi gol, è andato in Argentina e ha segnato con continuità. E’ un tipo di giocatore per il quale la squadra deve giocare per lui, e non è facile. Non è un giocatore dedito alla fase di ripiego, la palla che rimane ferma lui la butta in porta. Lui è una specie di Aguilera, che giocava in coppia con Skuhravy nel Genoa, deve giocare con un 9 vicino per fare tutti e due gol".

II RITORNO…DEI SOSA – Il tempo stringe, incombono gli impegni del quotidiano. Sosa allena i giovani talenti del Nacional, è una sorta di factotum che si occupa anche della prima squadra, insegnando i trucchi del mestiere agli attaccanti. Sia l’Inter che la Lazio avviarono alcuni discorsi in passato per assegnargli i giovani del settore  giovanile, lui aveva appena iniziato questo progetto e declinò l’offerta. Se oggi la Lazio dovesse chiamare, non avrebbe dubbi:Io qua ho una scuola di calcio, ho 500 bambini. A me piacerebbe tantissimo tornare in Italia, sono andato a Milano a fare un corso da allenatore per i piccoli. Io alleno anche le punte qui al Nacional, ragazzi di 14- 15 anche 18 anni e i professionisti. A me piace allenare i bambini, se la Lazio mi chiedesse di allenare tutte le punte della categoria, ci penserei un po”. Segnali lanciati dell’etere, un ritorno da guida tecnica è cosa buona e giusta. Ve lo immaginereste El Principito scambiarsi opinioni con Wunder Miro? Oggi la Lazio è alla ricerca proprio di un’alternativa all’attaccante tedesco. Magari la soluzione può arrivare dall’Uruguay e Sosa lancia la provocazione: “L’Uruguay è un Paese piccolo, continua a sfornare tanti calciatori buoni. Io ho bambini della scuola mia di 13 anni che son bravissimi, forse tra 3 anni saranno in Serie A. Manca un po’ il tempo, l’allenamento, la possibilità di stare di più vicino a loro. Però c’è mio figlio Nicolàs di 7 anni, quando ne avrà 15 sicuramente verrà in Italia (ride, ndr) e magari comincerà nella Lazio”. Se il sinistro del figlio sarà magico come quello del padre saranno gioie per il Popolo Laziale. E’ tempo di salutarsi, El Principito ci tiene a lasciare un messaggio ai nostri lettori e tutti i tifosi biancocelesti: “Buon anno e buone feste alla Lazio, ai lettori di Lalaziosiamonoi, ai tifosi. Ho l’aquila nel cuore”. Un ultimo sorriso, prima di salutarsi e la promessa di ritrovarsi in biancoceleste. Firmato, El Principito.