Italia, l'editoriale di Zazzaroni: "Il fallimento plastico di un sistema!"
Sulla seconda pagina del Corriere dello Sport, il direttore del quotidiano Ivan Zazzaroni ha pubblicato un editoriale riguardante il fallimento dell'Italia nel playoff del Mondiale. Un'analisi del "fallimento plastico di un sistema".
"Non tornare mai dove sei stato felice. È una trappola di malinconia, tutto sarà cambiato e niente sarà più come prima, in verità siamo noi che non siamo più gli stessi. Ora fate quello che dovete fare e presto. Rimuovete tutti quelli che dicevano «ci vuole leggerezza; daremo la vita e l’anima; in guerra vado solo con questi».
Il nostro purtroppo non è solo un flop, il terzo di fila: è il fallimento plastico di un sistema. Appare come un insuccesso contingente, in realtà è una crisi strutturale. L’esito negativo non è dovuto all’errore di un singolo, a un gol sbagliato, a un rosso non dato o alla sfortuna (un fiasco passeggero). Indica che le fondamenta, le regole, le procedure o la mentalità alla base del progetto sono errate. Non è stato un solo elemento a non funzionare, ma l’intero meccanismo che lo sostiene.
Le responsabilità sono chiare. Le cause anche, riconducibili a decisioni, negligenze o azioni specifiche di soggetti definiti con responsabilità personale e di politica sportiva. Il fallimento è un problema organizzativo, sociale o ideologico più ampio.
Il passato non torna, ma la storia ci vede bene. C’era un tempo in cui vincevamo contro Zico, Socrates, Junior, Passarella, Maradona, Rummenigge, Stielike, adesso fatichiamo contro un quarantenne con molti chilometri nelle gambe e un gruppo di volonterosi.
A Zenica non abbiamo giocato nemmeno in undici contro undici. L’espulsione di Bastoni, purtroppo giusta, ha peggiorato ulteriormente le cose costringendoci a una ottantina di minuti di puro delirio. La solita, intollerabile sofferenza. Un sentimento che ormai ci è proprio.
La Bosnia ci ha messo sotto, ci ha fatto stare male, tolto il respiro: uno dopo l’altro sono emersi tutti i nostri difetti, i nostri cali di tensione e atletici. Non siamo stati mai aggressivi, abbiamo subìto la voglia e la determinazione di una squadra che oggi non riesco a considerare inferiore alla nostra.
Donnarumma ci ha tenuto in partita in almeno tre occasioni e allora mi chiedo come possa gente come Dimarco, Calafiori, Locatelli, Barella, Politano farsi sopraffare in una sfida così importante.
La qualificazione era diventata una questione di dignità nazionale: non far parte di un torneo aperto a 48 nazioni è addirittura umiliante. Chi ha firmato il progetto, chi l’ha voluto e sostenuto non può reggere a questo terzo fallimento. A casa. Come noi. Ognuno si assuma la propria, di responsabilità. E lasci ad altri. Anche se il Paese, la politica e questo non-sistema non sembrano in grado di esprimere qualcosa di buono.
Nella notte mi ha scritto un amico: «Domattina dovrò spiegare a mio figlio di dieci anni che siamo fuori». Di nuovo".
