Veron a LSC: "Lazio, ho ricordi bellissimi. Sinisa, il derby e lo scudetto..."
L'ex centrocampista Juan Sebastian Veron ha fatto visita al centro sportivo di Formello ed è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel. Tra i tanti temi toccati ha parlato in particolare del suo passato in Italia, rievocando ricordi speciali, della Nazionale argentina e della Lazio attuale. Di seguito le sue dichiarazioni.
"Il coro dei tifosi per me? Me lo ricordo. Qualche gol l'ho segnato (ride, ndr.). Alla radio (il 14 maggio del 2000, ndr.) avevamo sentito quarantacinque minuti dentro un magazzino, eravamo in quattro. Sono dei ricordi bellissimi. Trovare ragazzi e ragazze di quando giocavo io che sono ancora in società è bello. Il centro sportivo di Formello ha ancora il fascino che aveva ai miei tempi, ora ovviamente è più modernizzato. Ho parlato con la squadra, con Manzini... Ho visto tutto. Sono contento perché le strutture sono avanzate".
"Per me lo staff è importantissimo. Sembra banale dirlo, ma anni fa non avevamo tanta gente, c'erano quelli giusti. Noi che venivamo dall'altra parte del mondo ogni tanto avevamo dei momenti negativi, allora ci aiutava lo psicologo, parlavamo con i magazzinieri, con i dottori, Laura (Zaccheo, ndr.), il Manzo (Manzini, ndr.). Tutta bella gente che lavorava. Noi avevamo tutto, dovevamo solo pensare a giocare".
"Lazio - Parma? Due squadre e due storie importantissime per me. A Parma ho vinto i primi trofei, qui a Roma ho trovato un grande ambiente e abbiamo avuto tanti successi. Sono due club che hanno confermato quello che venivo a cercare. Sento tanti miei ex compagni: Nesta, ci sono stato l'altra sera, Fiore, Hernanes, con cui non ho giocato insieme ma siamo stati entrambi alla Lazio, poi Favalli, Pancaro, Negro, Salas a volte, Crespo, Almeyda, Simeone. Praticamente quasi tutti".
"La punizione al derby? Ricordo che non c'era Sinisa, quindi potevo calciare (ride, ndr.). Ero sicuro, la partita andava nel giusto verso. Aveva segnato Pavel (Nedved, ndr.), la squadra aveva reagito bene. Quando è entrato il pallone è stata un'emozione incredibile non solo per la partita e per cosa rappresenta il derby, ma perché ci lanciavamo per avvicinarci alla Juventus. Poi siamo anche andati a Torino a vincere e ci siamo messi lì dietro".
"Sinisa? Ho avuto la fortuna di conoscerlo, per me è stato un fratello maggiore. Da quando sono arrivato a quando sono andato via sono sempre stato con lui, anche in momenti diversi della mia carriera. È stato un'allegria, una gioia di aver conosciuto una grandissima persona e un calciatore incredibile".
"Il calcio italiano sta cercando di ritrovarsi, non è facile perché non dipende solo dal campo ma anche dalla politica sportiva. Il calcio qui, come in Argentina, ha un significato forte. Non sarebbe lo stesso vedere un Mondiale senza l'Italia, spero che riesca a qualificarsi e che possa essere un punto per rilanciarsi e tornare a essere il miglior campionato del mondo. Il calcio è cambiato, bisogna guardare in avanti. Alla Serie A mancano le strutture di base, non solo i numeri dieci. Si vedono pochi giovani. Prima in ogni squadra del campionato c'erano giocatori italiani, ora si fa fatica. I numeri dieci ci sono, ma o sono esterni oppure sono mezzali. Quello che si è perso per me è la qualità, che sta mancando. Alla Lazio avevamo Nedved, Conceicao e c'ero anche io. Avevamo una certa qualità, sapevamo saltare l'uomo. Adesso si fa fatica a vedere calciatori di questo tipo. Bisogna ritrovare questo".
"Messi? Purtroppo è in un periodo in cui sta vedendo la fine della sua carriera. È stato un giocatore eccezionale, è nei migliori della storia del calcio. Sarà difficile. Oggi spero di vederlo in un altro Mondiale che credo sarà l'ultimo. Per l'Argentina sarà un momento difficile. Scaloni? È arrivato in un periodo complicato della Nazionale, in pochi credevano in lui. Alla fine è diventato un grandissimo allenatore e gestore del gruppo. Era quello che ci voleva: hanno avuto un'idea e l'hanno messa bene in campo".
"La vittoria del campionato con l'Estudiantes? Bellissima soddisfazione. C'è una storia dietro, siamo arrivati a quella partita con una carica d'emozione molto forte e alla fine abbiamo vinto. Da presidente mi piace stare con le giovanili, voglio allenarmi con loro, mi piace. Posso anche parlare il giorno della partita, ma poi c'è l'allenatore. La cosa principale è la comunicazione: se si parla chiaramente, dicendo la verità, difficilmente si sbaglia. Poi si può essere d'accordo o meno, ma si risolve e si va avanti. Per avere un buon progetto bisogna avere credibilità e un piano. Da lì siamo tutti sulla stessa barca e ci muoviamo. C'è molta pressione sui ragazzi, purtroppo sui social c'è troppo, si vede tutta la vita dei giocatori. Noi non sapevamo nulla, volevamo solo giocare perché ci piaceva il calcio. Quello che dico ai giovani è di tirarsi fuori da tutto questo, avere obiettivi chiari, lottare e soffrire per raggiungerli".
"Mando un grande saluto ai tifosi della Lazio. Giocare all'Olimpico con 50-60 mila persone è incredibile. Ho vinto lo Scudetto con la Lazio e mi è successo lo stesso con l'Estudiantes, siamo diventati campioni ventiquattro anni dopo l'ultima volta. E poi vincerlo qui, vedere le facce e la gioia dopo tanto tempo e sofferenza... Io sono tifoso dell'Estudiantes e ho visto gli stessi volti dei tifosi. Io ho giocato in squadre importanti a cui sono molto legato, ho sentito tantissima responsabilità nel difendere lo stemma della Lazio e credo di averlo fatto bene. Quando lo fai con serietà, la gente alla fine gli dà il giusto valore. È una cosa che mi porto dentro".
"Sarri? Ho parlato un po' con lui, è un uomo che ha tanta passione in quello che fa, è la cosa più importante. Come idee è uno degli allenatori che sta più avanti nel tempo, spero che possa fare ancora bene qui alla Lazio".
