Coronavirus, sindaco Tolfa: "Sono in isolamento. È un'esperienza che entra nella pelle"

Il sindaco Luigi Landi ha spiegato la situazione a Tolfa rispetto all'emergenza Covid-19: l'intervista ai microfoni de Lalaziosiamonoi.it
19.03.2020 11:00 di Alessandro Vittori Twitter:    Vedi letture
Fonte: Alessandro Vittori - Lalaziosiamonoi.it
Coronavirus, sindaco Tolfa: "Sono in isolamento. È un'esperienza che entra nella pelle"

Il nostro viaggio tra i comuni della Regione Lazio durante l'emergenza coronavirus riparte da nord. Oggi facciamo tappa a Tolfa, dove si è registrato un caso positivo e anche il sindaco Luigi Landi è in isolamento domiciliare come da protocollo sanitario. La redazione de Lalaziosiamonoi.it ha intervistato proprio il primo cittadino.

Qual è la situazione a Tolfa?

"Al momento un solo cittadino di Tolfa è risultato positivo al Covid-19. Lo stato di salute di questa persona al momento è critico. È un cittadino molto impegnato socialmente nella nostra comunità, a me mo molto caro e a cui sono vicino in questo momento. Si registrano poi una serie di isolamenti per delle persone che sono entrate in contatto diretto con il soggetto risultato positivo. Altri soggetti sono in osservazione ma non in isolamento, tutte situazioni non allarmanti ma da monitorare e attenzionare quotidianamente".

Sono stati eseguiti altri tamponi di cui si attende ancora l’esito?

"Per quanto a mia conoscenza non sono stati eseguiti tamponi su altri cittadini di Tolfa, neanche per i soggetti posti in quarantena. Abbiamo la situazione sotto controllo ma è chiaro che qualcosa ci può sfuggire, anche se siamo in costante contatto con i medici di base presenti nel territorio, sempre nel rispetto della privacy dei soggetti interessati. Dobbiamo comunque considerare che eventualmente, anche se noi non ne siamo a conoscenza, qualche cittadino di Tolfa potrebbe anche essere ricoverato in ospedali fuori dal nostro territorio".

Anche lei è in isolamento domiciliare. Come sta e che esperienza sta vivendo?

“Il mio isolamento è una misura preventiva da protocollo sanitario, corretta e volta a far sì che il virus non provochi altri contagi. Io personalmente sto bene, non ho sintomi. Il protocollo prevede almeno 14 giorni ,ma si considera che il periodo in cui il virus può manifestarsi va dal terzo-quarto giorno fino all’ottavo. Da quello che dicono gli specialisti, io sono in una condizione di grande garanzia non avendo alcun sintomo".

La cittadinanza come ha reagito all’adozione delle misure imposte dal Governo?

"A seguito dei vari DPCM, soprattutto quello dell’11 marzo 2020, la cittadinanza ha risposto bene: la stragrande maggioranza è entrata subito in una logica di rispetto delle norme. Sono molto soddisfatto perché vedo che i cittadini hanno compreso che l’unica scelta che abbiamo è rimanere a casa e uscire solo per le motivazioni previste, salute, lavoro e acquisto di generi alimentari o di beni di prima necessità. Poi ci sono delle situazioni particolari dovute alla presenza di animali in campagna, però tutto viene fatto nella logica della sicurezza. A volte i singoli cittadini mi chiedono se possono muoversi per eventi improvvisi e rispettano le direttive. C’è molta richiesta di informazioni. Ovviamente l’indirizzo è di non muoversi, se non per le motivazioni dette sopra o per l’accudimento degli animali. Le stesse strutture commerciali si sono adeguate alla normativa e hanno implementato il loro servizio per la consegna a domicilio, alleggerendo la presenza di persone in giro. Anche per l’accesso ai negozi viene rispettata la distanza e il numero di persone permesse. Stiamo andando anche oltre a quelle che all’inizio si pensava fossero le potenzialità del paese. Sono 15 a Tolfa e 3 a Santa Severa le attività che fanno servizio a domicilio. Questo è un segno anche per il futuro, magari il cittadino apprezzando lo sforzo del commerciante locale manterrà quel rapporto un po’ venuto meno negli ultimi anni con l’arrivo dei grandi supermercati e centri commerciali".

Che esperienza è guidare la propria comunità da casa?

"Io sono abituato a essere super operativo e libero nei movimenti, quindi mi sento un po’ legato. Fin dall’inizio del mio isolamento per esempio ho usato microfono e altoparlante per dare disposizioni e far capire l’importanza e la drammaticità della situazione. Ho subito interpretato il ruolo in maniera attiva, come piace a me. Stare a casa è diverso perché c’è un limite fisico, ma così è e così deve essere. Ho cambiato un po’ l’impostazione, utilizzo molto gli strumenti che fornisce la tecnologia, telefono, Whatsapp, Messenger e Facebook. In questo modo riesco comunque a fare un lavoro di informazione diretta al cittadino, poi ho delegato al responsabile della Protezione Civile e al vicesindaco il ruolo di coordinare le operazioni sul campo e fare un po’ da filtro con gli uffici. Ho dovuto gestire diverse esperienze, ma questa in assoluto è la più delicata e difficile. Muovere una comunità verso una direzione di salvaguardia è un qualcosa che ti entra nella pelle e ti permea tutto il fisico e la testa: l'obiettivo è cercare tutte le soluzioni per uscire il prima possibile da questa situazione. Adesso siamo tutti in emergenza e c’è paura, ma in questa fase ci siamo riavvicinati, riuniti e spero che in futuro questo possa portare a qualcosa di diverso rispetto al passato, dove si rincorrevano cose materiali tralasciando i valori della salute e della vicinanza, che sono fondamentali”.

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