L'ANGOLO TATTICO di Juventus-Lazio - Juventus Stadium? Chiamatelo Fort Lazio!

23.01.2013 13:40 di  Stefano Fiori  Twitter:    vedi letture
Fonte: Stefano Fiori-Lalaziosiamonoi.it
L'ANGOLO TATTICO di Juventus-Lazio - Juventus Stadium? Chiamatelo Fort Lazio!

C'è qualcosa nell'aria dello Juventus Stadium che inebria la Lazio: combattiva, tutta spada e poco fioretto, la banda Petkovic a Torino indossa l'elmo e porta a casa il risultato. La zampata di Stefano Mauri vale doppio, le parate di Federico Marchetti il triplo.

PRIMO TEMPO A SPECCHIO - Petkovic e Conte condividono lo stesso amore: uno specchio divide le formazioni al fischio d'inizio, 3-5-1-1 per entrambi. Il tecnico biancoceleste rinuncia al 4-1-4-1 sin dal primo minuto, al contrario di quanto avvenuto a Palermo. Lorik Cana ritorna al centro della difesa, mentre dietro Sergio Floccari non c'è Antonio Candreva - come si presumeva alla vigilia - bensì l'onnipresente Mauri. In casa juventina, Antonio Conte fa a lotta con le assenze: Arturo Vidal è costretto agli straordinari per il forfait last minute di Simone Padoin, Claudio Marchisio si cala nei panni del trequartista in appoggio ad Alessandro Matri. La tenacia proverbiale della Juventus, però, non si è presa un turno di riposo: i bianconeri pressano alto, fin quasi sullo stesso Cana. Tra le due formazioni, inoltre, sono i padroni di casa a brillare di più nel fraseggio: le rapide triangolazioni mettono in difficoltà le marcature laziali, così come i repentini cambi di campo. Michael Ciani ha in consegna Marchisio, il che lo costringe a marcare alto e a scoprire leggermente la posizione in area. Passato il quarto d'ora, la Lazio prova a salire: Luis Pedro Cavanda appare più in forma di Senad Lulic, le ripartenze biancocelesti passano allora dall'esterno belga. Quello che manca ai capitolini, però, sono gli inserimenti dei centrocampisti, il movimento senza palla, la rapidità nel palleggio: spesso e volentieri, un Hernanes sotto tono rallenta l'azione, prediligendo il dribbling all'imbeccata fulminea. Il primo tempo si chiude così sul risultato più giusto: uno 0-0 che simboleggia l'atteggiamento volitivo-ma non troppo di entrambi gli schieramenti.

ALCHIMIE, MIRACOLI E UNA ZAMPATA - La squadra di Petkovic ci ha abituato al camaleontismo nei moduli adottati, ma rimane 'fedele' alla sua prerogativa: rispetto alla prima frazione, i secondi 45 minuti sono figli di un dio minore. La Juventus parte col piede sull'acceleratore: al 53' Matri brucia su un lancio Cana, è l'alieno dai lunghi capelli di nome Marchetti a strozzare in gola l'urlo di gioia dell'ex compagno di squadra (ai tempi del Cagliari). I biancocelesti sembrano non avere idee costruttive, l'ingegnere Ledesma non è in serata. Il gol di Federico Peluso - al netto delle contestazioni per la spinta su Lulic - è il campanello d'allarme. La riscossa passa per i lanci lunghi o i cross in area, non proprio la miglior soluzione se i tentativi di testa vedono protagonista Mauri. Al 68' Petkovic cambia le carte in tavola: fuori Ledesma, dentro Candreva. Dal 3-5-1-1 si passa a una sorta di 4-3-3, con Mauri e il neo-entrato numero 87 a fare più che altro da raccordo tra la mediana e Floccari. Una mossa che simboleggia come al tecnico di Sarajevo interessi fare risultato già a Torino. Antonio Conte risponde per le rime, inserendo Mirko Vucinic al posto di Marchisio. La Lazio si affaccia timidamente in avanti, è ancora la Juventus a creare i pericoli maggiori. Arriva il contrordine di Petkovic, di nuovo difesa a tre: Cristian Brocchi sostituisce Hernanes, Stefan Radu un eroico quanto acciaccato Giuseppe Biava. "Ci rifaremo a Roma", è il pensiero che inizia a consolidarsi tra le fila biancocelesti, quando la premiata ditta zampata di Mauri-paperetta di Storari scatenano le danze laziali. "Sono loro adesso i favoriti", mastica amaro Conte. C'è qualcosa nell'aria dello Juventus Stadium che inebria la Lazio: chiamatelo Fort Lazio...