Calcio d’Autore, Spina: “Mancini il boss della Lazio del 2000. La notte scudetto Nedved…”

12.03.2026 23:00 di  Mauro Rossi   vedi letture
Calcio d’Autore, Spina: “Mancini il boss della Lazio del 2000. La notte scudetto Nedved…”
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Valerio Spina è intervenuto ai microfoni di Radio TV Serie A durante il programma Calcio d'autore. Il giornalista, autore insieme a Manuele Baiocchini del libro Diluvio e delirio che ripercorre le gesta della Lazio del secondo scudetto, ha raccontato: “Il momento dello scudetto del 2000 per me è l’esplosione dei tifosi della Lazio il 14 maggio al fischio finale di Perugia-Juventus. Quella è stata la gioia più pura, le 18:04. In sede di preparazione del libro dovevamo pensare a qualcuno che rappresentasse lo scudetto. La prima idea è stata Russell Crowe, perché in quell’anno uscì il Gladiatore. Poi abbiamo pensato a Riccardo Cucchi, per tutti i tifosi della Lazio la voce dello scudetto. L’abbiamo contattato e lui è stato gentilissimo e si è prestato per scrivere il suo 14 maggio da giornalista nella prefazione”. 

IL LIBRO - L’idea del libro nasce da una telefonata, non ci aspettavamo questo coinvolgimento e questa partecipazione anche dalla Lazio stessa che ha mostrato grande partecipazione e la ringraziamo. Hanno festeggiato i 25 anni con i giocatori e siamo stati invitati alla festa, sono stati giorni bellissimi. Il pinguino nel libro? Rappresenta il barista di tutti i tifosi della Lazio di quel giorno, nell’immaginazione è il cattivo di Batman: un romanista che provoca i tifosi della Lazio. Quella mattinata comincia con il dramma dei tifosi della Lazio, perché il calcio era morto”. 

MANCINI -Mancini in quella Lazio era il boss, dietro le quinte decideva tutto: ritmo in allenamento, comportamenti nello spogliatoio, strategie di mercato. Suggerisce Veron, con Eriksson d’accordo. Decide anche i colori delle maglie, si fissa di voler fare la terza maglia della Lazio rossa. A Roma scoppia il putiferio: giocano in maglia gialla e a Birmingham con quella vincono la Coppa delle Coppe”. 

NESTA -L’immagine di Nesta il giorno di andare al Milan è quella di un giocatore che si affaccia dal balcone dell’hotel con una faccia da funerale: quella era la faccia di tutti i tifosi della Lazio in quel momento”. 

NEDVED -Nedved è stato un altro di quei giocatori che fa prendere Zeman, lo conosce dall’Europeo del 1996. Arriva in un’estate senza nessuno a Formello, tutti in vacanza. Lui si allena da solo a Formello come un robot: Gottardi ci raccontava che in stanza lui continuava con addominali e flessioni. Dopo qualche stagione ha iniziato a italianizzarsi: la mozzarella da Battipaglia, qualche serata… la sera dello scudetto lo raccontano molto alticcio, su di giri (ride, ndr)”. 

LA RIMONTA - Il gol di Simeone a Torino è decisivo e il più iconico. Rappresenta il momento in cui la Lazio si rende conto che si può fare. La Lazio perde a Verona e va a -9, sembra finita. Poi vince il derby, in Champions col Chelsea, e vince con la Juve. Tutto in una settimana”. 

ULTIMA GIORNATA - Chi era all’Olimpico rimane allo stadio ad ascoltare la radiocronaca di Cucchi. Era un clima surreale. La partita con la Reggina era finita, tutti pensavano però a Perugia dove si rischiava la sospensione. Il tifoso laziale sperava al massimo nello spareggio”. 

ERIKSSON -Nessuno ha mai trovato qualcuno che parli male di Eriksson. In quella Lazio tantissimi sono diventati grandi allenatori. Non può essere un caso: era un uomo speciale e sottovalutato sotto l’aspetto tattico e tecnico”.