Salernitana - Lazio, il doppio ex Minala: "Il mio cuore è diviso, mi dispiace solo di..."

24.11.2023 07:50 di Niccolò Di Leo Twitter:    vedi letture
Salernitana - Lazio, il doppio ex Minala: "Il mio cuore è diviso, mi dispiace solo di..."

Sabato, alle 15.00, la Lazio sarà ospite della Salernitana presso lo Stadio Arechi in una partita che si porterà con sè anche un passato legato alla gestione in comune degli anni passati. Tra i molteplici giocatori che hanno vestito entrambe la maglie, partendo dal settore giovanile biancoceleste e finendo in Serie B con i granata, c'è anche il centrocampista Joseph Marie Minala, oggi in forza allo Sliema Wanderers, squadra di seconda serie maltese. Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, in qualità di doppio ex, il camerunense ha raccontato il legame che lo lega alle due squadre, facendo anche un salto nel passato a quando giocava nella Primavera della Lazio.

Che partita di aspetti sabato?

"Sarà una bella partita. Dopo la sosta per le nazionali è come se fosse una nuova ripartenza, penso che soprattutto la Salernitana con il nuovo allenatore abbia avuto modo di assimilare meglio le sue idee. La Lazio dovrà ripartire. Si parla di qualche assenza per entrambe le squadre, ma penso che se bisogna fare un confronto quelle dei granata pesino un po' di più".

Quali sono le insidie che può nascondere la Salernitana? A cosa deve prestare attenzione la Lazio?

"Il pubblico dell'Arechi in primis. Per la Salernitana giocare in casa, vista la situazione di classifica, è importante. Loro hanno bisogno di vincere, sono in ultima posizione e le avversarie stanno comunque facendo punti. Penso che questo contesto, unito all'ambiente caricheranno la squadra. Questa partita, tra l'altro, è diventata come un derby visto lo storico e tutto quello che c'è stato in passato".

Tu sei ricordato con grande affetto a Salerno, soprattutto dopo il gol nel derby, per chi tiferai sabato?

"Devo essere riconoscente a entrambe, mi vedrò la partita con piacere, godendomi il momento. Una squadra mi ha lanciato nel mondo dei professionisti, l'altra è quella che mi ha dato più possibilità di giocare e mettermi in mostra. Mi diventa difficile quindi scegliere una squadra per cui tifare, visto quello che ho ricevuto da loro".

Quale tra gli allenatori che hai avuto alla Lazio ti sei legato di più?

"Bollini e Inzaghi probabilmente. Ho imparato tanto in quel momento, mi dispiace di non aver avuto la possibilità di essere giudicato in campo. Questa è l'unica cosa che posso avere come pentimento. Ho conosciuto degli allenatori che mi hanno dato tanto. Sono sempre stato sul pezzo, peccato non aver avuto mai la possibilità di essere gettato nella mischia".

Dalle tue parole emerge un po' rammarico per com'è finita con la Lazio. Speravi quindi di avere più chance?

"Penso che sette anni in una squadra non si fanno per caso. Ogni volta che noi giovani venivamo mandati in prestito io ero tra quelli che dimostravano di più, lo dicono i numeri. Avevo qualcosa in più e quando tornavo dovevo sempre ripartire e quando restavo a Roma non venivo mai inserito nelle rotazioni, non mi è mai stata data la possibilità e non capivo il motivo. Penso di essere stato un giocatore che, in tutti quegli anni, poteva starci nella rosa".

Alla Lazio hai giocato con molti campioni, ce n'è uno che più di tutti ti ha stupito?

"Facendo il centrocampista ho sempre avuto tanta ammirazione per Hernanes, Biglia e Leiva. Giocando in quella posizione era sempre un piacere vedere come curavano i particolari, come stavano sul pezzo e quello che davano alla squadra sia in campo, sia fuori. Un altro che rientra in questo discorso è Miroslav Klose. Io ho avuto la possibilità di vedere giocatori di un'epoca diversa e che ti facevano capire cos'è il sacrificio, cosa significa arrivare lì con merito. Sono cose che mi sono portato dietro. Ho una profonda ammirazione verso questi giocatori. A volte il loro lavoro sembra nascosto, quasi invisibile, ma sono giocatori che sono fondamentali per il buon cammino di una squadra".

Hai vissuto per molti anni la Primavera, ci sono giocatori da cui ti aspettavi di più?

"Io come compagno, come parte di un gruppo, facevo il tifo affinché tutti potessero uscire, ma è ovvio che alla fine non sarebbero arrivati tutti in Serie A, ognuno fa il proprio cammino. Dipende dalle possibilità che ti si pongono davanti, da quello che ti dà la vita, dagli aspetti umani e calcistici che riesci a sviluppare. Avevamo un buon gruppo, ma ognuno ha la sua storia. I giocatori con cui sono rimasto in contatto, come Keita, Strakosha, Tounkara, mi hanno detto che sono tutti contenti del percorso che stanno facendo, sono comunque arrivati e stanno giocando a ottimi livelli".

Quali sono le differenze tra il tuo settore giovanile e quello di oggi?

"Quando io stavo in Primavera c'era una sola pecca: il fatto che non potevamo giocare le coppe europee. Noi avevamo la squadra più forte d'Italia in quel momento e avremmo potuto giocare la Youth League. Oggi è una competizione che permette ai giovani di farsi conoscere di più, anche a livello internazionale. Vedo che la squadra di oggi sta facendo molto bene, vedo i risultati, li seguo. Ogni epoca e ogni generazione ha la sua storia e dice la sua, ma è normale che facciano la differenza come cambiamenti".