FOCUS - 119 anni di storie da Lazio: 5 momenti in cui l'Aquila si è fatta fenice

09.01.2019 08:00 di Laura Castellani Twitter:   articolo letto 3868 volte
Fonte: Laura Castellani - Lalaziosiamonoi.it
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
FOCUS - 119 anni di storie da Lazio: 5 momenti in cui l'Aquila si è fatta fenice

"Solo i vili e i mediocri conoscono la sconfitta, noi siamo grandi e risorgeremo!": era il 1985, la Lazio stava affrontando uno dei periodi più complicati della sua gloriosa storia. Eppure, i tifosi sapevano benissimo come sarebbe andata. Che quella non sarebbe stata la fine di ogni cosa, nonostante la condanna della Serie B. Per chiunque altro sarebbe stato un fallimento, ma non per i laziali, che la forza di resistere, non arrendersi, continuare a combattere e risorgere ce l'hanno nel dna. Qualcuno la chiamerebbe resilienza, altri semplicemente lazialità. Perché tutta la storia dei biancocelesti è tenuta insieme da straordinari episodi di tenacia, in cui solo chi conosce la sacralità della propria causa trova la forza di lottare con ogni fibra del proprio corpo. Anche quando tutto e tutti sembrano voltare le spalle. La Lazio non si è mai piegata, ha sempre trovato l'energia necessaria per rimettersi in piedi e spiccare il volo. 

LAZIO, L'ORGOGLIO DI 119 ANNI DI STORIA - Il primo atto di coraggio, la prima prova di tenacia trova la sua rappresentazione ogni anno a Piazza della Libertà, quando il popolo biancoceleste si raduna per festeggiare alla mezzanotte dell'8 gennaio la nascita della Lazio. Già, perché ci sono voluti coraggio e tenacia per scongiurare la fusione e lo sciagurato ricalcolo dei propri natali, facendo slittare la data più importante a 27 anni dopo. E in questa cronistoria della mancata rassegnazione, è Giorgio Vaccaro a difendere i colori del cielo opponendosi all'unione con Alba, Fortitudo e Roman che avrebbe, con un colpo, cancellato la storia della prima squadra di calcio di Roma. “La Lazio è altro. La Lazio non proviene da: la Lazio è. Prima è nata la Lazio; i tifosi sono venuti dopo. Per gli altri, c’erano i tifosi e gli è stata data una squadra da tifare". Chi è, non smette di essere: non si piega a chi appare. Resiste e protegge la propria storia. 

L'INVERNO DI MAESTRELLI - Storie così emozionanti che sembrano scritte sulla pellicola di un film. Storie da groppo in gola, lacrime di commozione, riconoscenza e sgomento. La narrazione del primo scudetto della Lazio sembra uscire dalle pagine di un poema epico, con le sue prodezze e i suoi eroi. Ma per cantare quello che è accaduto dopo quel 12 maggio 1974, un poeta può appellarsi solamente ai suoi versi più intimi. E tra i santi e gli eroi della centenaria storia laziale, Tommaso Maestrelli resta uno dei più preziosi. Ci si riconosce davvero in questi colori quando, pur soffrendo, non si può fare a meno di proteggere ciò che si ama: la lazialità è anche questo. E in quell'inverno del '75, il Maestro aveva dimostrato di amarla davvero, la Lazio. Aveva lasciato la squadra per curarsi da quel male feroce che lo stava logorando, presagio oscuro che si sarebbe realizzato prima con la scomparsa del mister, poi con quella di Re Cecconi. Sulla panchina biancoceleste, il presidente Lenzini aveva lanciato il giovane Giulio Corsini. Raccogliere l'eredità del tecnico, psicologo, "padre" della Banda è un'impresa più dura del previsto e dopo 9 partite la Lazio si trova a navigare nelle torbide acque della zona retrocessione. Ma una cura sperimentale era riuscita a rimettere in forze Maestrelli: a novembre tornava sulla panchina delle aquile, conducendo la squadra verso una salvezza insperata, raggiunta all'ultimo respiro. Chinaglia volava in America, la maglia numero 9 veniva affidata a un ragazzetto di Trastevere, Bruno Giordano. Il futuro che dà continuità al passato e permette al sole di sorgere ancora.

LA CORSA DI FIORINI - Generosità e senso di appartenenza: ingredienti indispensabili per una vera storia da Lazio. La parabola di quella dei -9 si riassume nella frase pronunciata dal suo condottiero, Eugenio Fascetti: "Chi vuole, resti. Chi non se la sente, può andar via subito. Chi resta, combatte fino alla fine". Un avvertimento che non avrebbe avuto il peso che ha avuto, senza la puntualizzazione successiva che ha cambiato la storia del club: "Rimanemmo tutti". Non se ne andò nessuno, dopo la comunicazione dei nove punti di penalizzazione. A chiunque sarebbe sembrata una causa persa, eppure c'è chi ha avuto il coraggio di lottare contro i mulini a vento e sconfiggerli. Leggenda vuole che Giuliano Fiorini si fosse chiuso in una stanza con un telefono e avesse chiamato i compagni, uno per uno, per convincerli a restare. Solo i vili e i mediocri conoscono la sconfitta, o si arrendono a essa: nella stagione 1986/1987, di fronte a un mare in tempesta e mille avversità, la Lazio ha creduto nella necessità di proteggere i propri colori e simboli. Quel gol siglato da Fiorini negli spareggi contro il Vicenza il 21 giugno 1987, ha fatto il resto. La rete del bomber, la sua corsa a perdifiato sulla pista dell'Olimpico, hanno emozionato i tifosi come e più di un trofeo: è il simbolo dello spirito più profondo di questo club. L'aquila rischiava di sprofondare, tutti la davano per spacciata. Invece, ha spiegato le ali e ha ripreso a volare.  

LAZIONISTA - La Lazio non sarebbe ciò che è diventata senza la passione, l'amore più puro e disinteressato di tutto un popolo. Anche nei momenti più duri ha saputo sostenere e proteggere l'oggetto del proprio affetto più profondo e viscerale. Dallo striscione del 1985, alla voce incessante di una tifoseria che incita la squadra per una partita intera - magari in trasferta e sotto di due gol -, fino alle iniziative popolari come quella del Lazionista. Il passato è quello più recente: il club annaspa dopo la crisi economica, l'uscita di scena di Cragnotti e del gruppo Cirio. Ugo Longo viene nominato nuovo presidente della Lazio e si trova fin da subito a dover affrontare l'assoluta necessità di liquidità, indispensabile per tentare di salvare il club biancoceleste. L'ex numero uno Gian Chiarion chiama in causa l'amore della gente e promuove il Lazionista, il gruppo di piccoli azionisti che vuole scendere in campo in prima persona per dare una mano alla società. Più di 5 mila famiglie laziali parteciparono, per una raccolta di oltre un milione e mezzo di euro. Anche grazie a quel denaro, il club riuscì a far fronte all'iscrizione del campionato 2003/2004. L'arrivo di Claudio Lotito, alla fine della stagione, mise un definitivo punto all'incubo: la Lazio era salva.   

LAZIO OGGI - Tempi diversi, la Lazio oggi è rinata. Quei momenti così duri sembrano lontani ricordi. Per fortuna. Sono passati quindici anni, la squadra attualmente allenata da Simone Inzaghi naviga indicando la rotta Champions: ormai è assurta tra le dame più prestigiose del campionato italiano. L'aquila non conosce sconfitta. Non lo ha fatto nemmeno alla fine della sfida contro l'Inter dello scorso maggio, nemmeno dopo un anno di errori arbitrali che hanno arginato la sua corsa, nemmeno dopo i dadi matti lanciati dalla fortuna e il dissolversi del traguardo per cui ha lottato per un'intera stagione. C'è chi se n'è andato, c'è chi è rimasto per lottare. Oggi, come sempre: 119 anni di storia la fanno solo chi non si stanca di andare avanti con determinazione, contro ogni avversità. Chi è grande come la Lazio risorgerà. Sempre.