Lazio, Immobile: "Squadra destinata a restare grande. Vorrei chiudere qui la carriera"

26.04.2020 07:00 di Leonardo Giovannetti Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Lazio, Immobile: "Squadra destinata a restare grande. Vorrei chiudere qui la carriera"

Il mondo Lazio attende con ansia di poter rivedere la squadra biancoceleste brillare. E, tra i tanti beniamini, sicuramente è atteso Ciro Immobile. Proprio il bomber partenopeo ha partecipato a una diretta Instagram con Damiano "Er Faina", parlando della sua carriera e, ovviamente, di Lazio: "Il calcio manca a tutti, è fonte di distrazione. Purtroppo in questo momento non possiamo fare niente. La mia carriera? Parto da Sorrento seguendo tutta la trafila. Il Sorrento era una società seria e sana, ci ha dato l'opportunità di farci vedere negli allievi nazionali. Mi voleva anche il Messina, che all'epoca era in Serie A. Quando arrivò la Juventus pensai fosse uno scherzo. Ritrovarti una chiamata del genere è incredibile. Me lo disse mio padre, la mia famiglia nemmeno aveva mai preso l'aereo e dovevamo andare a Torino. Fu molto difficile ambientarmi, ti dovevi subito mettere al livello degli altri e tutto era frenetico. Il primo anno ho fatto fatica, poi gli altri due anni andarono alla grande. Subito dopo sono andato a Siena, ero giovane e la squadra era molto forte. Ho sofferto il salto di categoria ma mi ha aiutato tanto. Quando sono andato a Grosseto invece ho imparato tante cose che poi mi sono ritrovato a Pescara. Devi stringere i denti quando va male, anche a Genoa non fu facile ma poi andò bene a Torino. Sono step necessari per crescere. Il calciatore deve avere testa, nell'intera carriera non può andare sempre come tu vuoi. In quel momento si vede se puoi fare veramente il giocatore o no. Nei momenti complicati non devi mai pensare di non essere all'altezza".

PESCARA - "Da Pescara è partito tutto. C'erano tanti giovani e anche molti più anziani, un mix che ti dava una spinta in più. Se non hai un gruppo forte non puoi lottare per un obiettivo importante. Quando siamo partiti ci davano per spacciati, anche questa cosa ci ha dato forza per dimostrare. Zeman è stato bravo a tenerci uniti, compatti, a darci tutto quello di cui avevamo bisogno a livello tattico. Andavamo fortissimi, eravamo velocissimi. Non si capiva nulla in campo (ride, ndr). Eravamo indemoniati. Quando abbiamo vinto il campionato non ho pensato di essere arrivato, di essere veramente forte. Conoscevo bene il calcio, sapevo di dover dimostrare qualcosa in più anche quando ero al massimo. Mancava qualcosa per dare il massimo in Serie A, per me è stato un punto di partenza".

EUROPEO UNDER 21 - "Abbiamo perso la finale con la Spagna, era proprio l'anno in cui ero al Pescara. Tutti quelli che giocavano in quella nazionale ora giocano in club importanti. Nella Spagna molti giocavano già in Champions League, alcuni di noi in Serie B. A noi mancava l'esperienza giusta, già avevamo vinto una partita sudata con l'Olanda che era fortissima. Con gli spagnoli dovevamo fare la partita della vita perchè erano incredibili. Ho fatto il gol del pareggio con pallonetto a De Gea, poi abbiamo avuto una grande occasione con Florenzi. Poi la rete del 2 a 1 per loro ci ha uccisi. Non ha avuto però ripercussioni quella sconfitta, siamo usciti dal campo consapevoli di aver dato tutto e sperando di prenderci una rivincita. Fu un Europeo davvero bello, il gruppo era fantastico".

GENOA E TORINO - "Con il Genoa ero partito bene, nel girone di andata segnai molto. Poi ci sono stati tanti cambi di allenatore, mi ha destabilizzato. La squadra lottava per non retrocedere e sono andato in difficoltà. Ci siamo salvati fortunatamente, quell'esperienza mi ha fatto crescere tanto. A Torino mi sono consacrato, è stata un'annata bellissima. Abbiamo fatto cose incredibili, io nemmeno ero partito benissimo. Ho iniziato a segnare dalla settima giornata, vincere la classifica marcatori a 22 anni è incredibile. Mi ha dato tanta motivazione. Giocavamo bene a calcio e ci divertivamo, da lì è iniziata la mia storia in Serie A".

BORUSSIA DORTMUND - "Sono andato all'estero perchè avevo due proposte: Borussia Dortmund e Atletico Madrid. Mi piacevano entrambe, però avevo già un accordo con i tedeschi e non mi andava di ritirare la parola data. Il Borussia aveva Klopp, aveva fatto la finale di Champions e vinto un campionato. Era uno squadrone. Quell'anno non è andata come volevo, ma non è andata male. Ero uno straniero in una compagine abituata a vincere, e quello era un periodo di difficoltà per loro. Non potevo trascinare la squadra intera, era difficile. Ho fatto 10 gol in totale, in Champions ne ho fatti 4. Era complicato, il mister si fidava dei soliti per risalire la china, i senatori. Giusto che si affidasse a loro, i giovani e gli stranieri sono stati messi un po' da parte visto che si lottava per la retrocessione a dicembre. Mi trovavo bene, anche con i compagni: mancava quel qualcosa in più che i risultati potevano darci. Klopp? Fortissimo, intenditore di calcio. Mi piaceva lavorare con lui, ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto stare con lui nel mio momento migliore. Parliamo di un mister completo, ha tutto. Noi abbiamo Inzaghi e dico che è un allenatore europeo per questo motivo, perchè è completo proprio come Klopp. Loro due si somigliano per quanto riguarda la motivazione, anche se agiscono in maniera diversa".

SIVIGLIA - "Lì è andata male, non mi sono trovato con l'allenatore. Sono andato lì perchè faceva la Champions, avevo bisogno di rilanciarmi e in Italia non avevo niente in quel momento. Il gruppo non era il massimo, a gennaio volevo andare via. Ho giocato poco da giugno a gennaio, ho parlato con il mister per poter andare via. A gennaio il ritiro invece andò bene, alla ripresa del campionato feci un paio di gol ma mi rimise fuori dalla rosa. Non mi sentivo parte integrante del gruppo".

LAZIO - "C'era stata la parentesi del ritorno a Torino, in cui mi sono anche fatto male e questo mi ha penalizzato. Quando mi chiamò la Lazio ero a Siviglia perchè ero tornato lì dal prestito a Torino. Prima di partire per il ritiro mi ha chiamato il procuratore dicendo che tutto era fatto con i biancocelesti. Ero felice, volevo venire a tutti i costi. Per me era un'occasione, mi piaceva la squadra e il mister. Sono venuto dopo quel casino di Bielsa, sapevo già tutto quello che mi aspettava. Con questa maglia ho capito da subito di poter fare bene, mi sono trovato subito alla grande, integrato sin dall'inizio. Era come se quel gruppo mi conoscesse da tanto tempo. Era appena andato via Klose, ma non ho pensato a sostituirlo. Quando ero andato a Dortmund era andato via Lewandoski, non ho voluto pensare a quello per non rifare lo stesso errore. Non è sicuramente semplice sostituire uno come Klose, giocatore di caratura mondiale. Anche nel cuore dei tifosi era un idolo, si aspettavano qualcuno che potesse sostituirlo. Non ci ho pensato, il primo anno è stato bellissimo e siamo andati in Europa League".

PARTNER IDEALE - "Il primo anno il partner fondamentale fu Felipe Anderson, stava a duemila. Anche Milinkovic, perchè già si vedeva il suo potenziale. Ogni anno c'è stato un giocatore che mi ha aiutato molto. Milinkovic e Luis Alberto sono fondamentali, ora è arrivato Correa. Anche Keita mi ha dato una grande mano nel primo anno, anche se all'inizio non stava benissimo. Caicedo ci ha aiutato tanto, dopo un campionato difficile poi fu importante quando io mi sono fatto male. Lui è fantastico, il mister è in difficoltà per scegliere l'attacco, lasciarne uno fuori è complicato. Giocare tutti insieme? No, è snaturare la nostra idea di gioco. Non è facile, anche Correa è fantastico. Parliamo di calciatori fortissimi. Il gruppo è sempre stato unito, con persone serie, al di là del calcio. Chi mi fa più ridere? Adekanye. Ci fa ammazzare dal ridere. Poi gli cantiamo sempre quel coro che hanno fatto i tifosi, quando Giroud non arrivò da noi a gennaio".

LAZIO - ATALANTA - "All'intervallo di Lazio - Atalanta il mister si arrabbiò tanto e aveva ragione. Non stavamo in piedi, stavamo pensando ai fatti nostri. Non eravamo noi, ci ha dato una spinta incredibile. Il rigore del 3 a 3 pesava tantissimo, Gollini mi sembrava di 3 metri (ride, ndr). Me lo stava pure parando, ma ho tirato una bella botta. Sarebbe stato un peccato sbagliarlo".

DERBY - "I derby del primo anno sono stati più tranquilli per me. Poi dopo ho capito veramente bene la situazione e c'è stata molta più tensione. Quella è una partita speciale, i tifosi ti parlano di quella gara da subito. Tutti vogliono vincerla, e per fortuna qualche soddisfazione me la sono tolta. Sono state tutte stracittadine combattute. Quello del 3 a 0 con gol mio, Caicedo e Cataldi è sicuramente uno dei più belli in assoluto".

LOTITO - "Con lui ho un bellissimo rapporto, c'è massimo rispetto e stima. Stessa cosa con Tare e Peruzzi, con tutti i dirigenti. Io faccio il mio, mi trovo benissimo. La Lazio per me è destinata a rimanere al vertice negli anni, è una società seria con tifosi fantastici. Anche nei momenti di difficoltà ho visto come ha reagito, si lavora in serenità, come in una famiglia. Ti mandi a quel paese e torna tutto come prima, anche noi abbiamo avuto tanti problemi ma li abbiamo sempre risolti guardandoci in faccia".

GOL - "Il più bello in carriera? Forse quello a Cagliari, anche per come si è concretizzato. Quello più facile che ho sbagliato? Ce ne sono tantissimi. Il rigore con il Napoli in cui sono scivolato, ma anche un possibile 3 a 2 contro la Dinamo Kiev. Ho rosicato tanto perchè era facile da mettere dentro, su un bel passaggio di Milinkovic".

INZAGHI - "Quello con cui mi sono trovato meglio è sicuramente Inzaghi. La discussione per la sostituzione? Quello non sono io, è stato un comportamento dettato dal momento. Avevo segnato, fatto una bell'azione prima. Vedere quel cambio mi ha fatto reagire in modo sbagliato. Sia per il mister che per la gente. Sapevo in fondo che lui conoscendomi mi avrebbe perdonato. Però è sempre brutto farsi vedere in quel modo, nella mia carriera non l'ho mai fatto e mai lo rifarò. Inzaghi ha gestito bene la situazione, la panchina con l'Inter è stata giusta. Abbiamo parlato tanto in quel periodo e abbiamo risolto. Non c'era nemmeno bisogno di fare pace, lui mi conosce e io conosco lui".

FINE CARRIERA - "Sono stato vicino al Napoli e fino a quando non sono arrivato alla Lazio ho sperato di giocarci. Però mi sono trovato talmente bene qua che non ci ho più pensato, non sarebbe nemmeno stato corretto per i tifosi biancocelesti. Già sto pensando a cosa faremo con questa maglia nel futuro. Non so se chiuderò qua la carriera, magari a 33 anni la Lazio sarà talmente forte che avrà bisogno di giocatori importanti che ancora sono in grado di stare ad alti livelli. Non mi va di essere di peso. Mi piacerebbe comunque. Fino a quando indosserò questa maglia darò il massimo. Mi danno spesso dello juventino perchè non sono andato a giocare a Napoli, ma non è così".

FAMIGLIA - "Non penso avrò altri figli, Jessica non vuole più (ride, ndr). Li abbiamo fatti da giovani per goderceli di più in futuro. Mi sarebbe piaciuto averne 4, lei non vuole. Ed è lei che decide (ride, ndr). Mi piacerebbe che i miei figli facciano quello che vogliono. Devono coltivare le proprie passioni, se poi sarà il calcio io sono felice. Mi farebbe ovviamente piacere. Penso a mio padre, che giocava in categorie inferiori e io sono riuscito a realizzare il suo sogno".