Un minuto di silenzio in ricordo di Ugo Longo, ex presidente dei giorni difficili
Era un tifoso vero. Uno di noi. Laziale dentro. Tifoso e dirigente con la sciarpetta. Proprietario no, rappresentante si. Era un uomo dalla parte della gente. Uno capace con il suo sorriso e il sigaro da consumato principe del Foro, di rassicurarti anche quando era buio pesto e il naufragio sembrava cosa inevitabile. La Lazio rischia il fallimento? “Ma no, è tutto a posto” questa la sua risposta con l'inconfondibile accento siciliano. Straordinario era il suo rapporto con giocatori, con lo staff tecnico e Roberto Mancini. Impareggiabile il suo modo di proporsi e farsi amare da tutto il popolo laziale. Se n'è andato un anno fa quasi in silenzio nello stesso modo in cui il 19 luglio 2004 abbandonò lo studio del notaio Gilardoni e la presidenza della Lazio a Lazio. Era appena chiusa un'avventura travolgente ed emozionante durata diciotto mesi. Era stanco, ma felice con uno sguardo pieno di malinconia perchè la sua missione di traghettatore si era conclusa proprio in quel momento, tornava al suo lavoro di avvocato penalista tra i più apprezzati a Piazzale Clodio. La sua ultima impresa sportiva nell'estate del 2006 quando entrò nel pool difensivo della Lazio evitando la retrocessione in B al processo calciopoli.
Oggi la società biancoceleste e tutto lo stadio Olimpico ricorderanno Ugo Longo, trentesimo presidente nella storia della Lazio. Nato a Caltanissetta il primo gennaio 1941, si era trasferito a Roma a diciotto anni. Nel periodo dell'Università diventò tifoso della Lazio. Iscritto all'ordine degli Avvocati dal 1967, da capo della Procura del Coni dopo le dichiarazioni di Zeman avviò l'inchiesta sul doping nel calcio.
