Lazio, la lettera di Mino Caprio: "Nelle pagine più grigie c'era più amore rispetto ad ora"
RASSEGNA STAMPA - L'edizione odierna de Il Tempo ha pubblicato, come ogni giorno, le lettere di alcuni tifosi biancocelesti illustri che si schierano contro Lotito. Di seguito, quanto scritto dall'attore e doppiatore Mino Caprio:
"II periodo di rarefazione che perdura ormai da anni per noi appassionati di Lazio, negli ultimi tempi ci sta trascinando in un amaro abisso afferente alla glaciazione dei nostri sentimenti, di pinteriana memoria. Un senso di profondo vuoto che assume tinte nichilistiche. Ho condiviso, unitamente ai miei figli, l'ufficiale decisione del tifo organizzato di non occupare più, a un certo punto, i nostri posti di abbonati. Una scelta che, seppur obtorto collo, ha certificato nella nostra consapevolezza di non apportare ai nostri calciatori quella spinta in più di cui avrebbero beneficiato in ogni restante partita giocata in casa.
Ma l'abbiamo fatto non contro la squadra, bensì contro di lui! L'amore può arrivare, paradossalmente, a tanto? Sì, se si vuole utilizzare l'ultima carta a noi rimasta, al fine di testimoniare erga omnes la seria e dolorosa problematica che stiamo subendo noi tifosi della prima squadra della Capitale, che da 126 anni fa indossare ai propri atleti la gloriosa maglia biancoceleste.
In materia economico-amministrativa, l'operato del presidente Onofrio dal 2004 è risultato indubbiamente salvifico, con l'appoggio esterno del Cavaliere. Si è impedito che la società fallisse dopo la disfatta della Parmalat, con in testa Tanzi e, conseguentemente, il presidente Cragnotti, del quale conserviamo comunque ancor oggi la gratitudine per averci condotto nelle alte vette del calcio europeo e nazionale. Il presidente Onofrio, poi, col tempo si è fatto inghiottire dal «Potere», financo a deporre i suoi glutei sullo scanno senatoriale della nostra Repubblica... Sempre attento, vigile e desto nelle sue fun-zioni! E seppur con gli apporti positivi, frutto di sue scelte indovinate e fortunate, abbiamo conquistato diversi importanti trofei, oggi siamo a un punto di non ritorno. Una spaccatura irreparabile divide la stragrande maggioranza dei tifosi laziali da colui il quale dovrebbe rappresentarci nel mondo del calcio che conta. Ora il suo «Potere» lo sta divorando nella stessa guisa del «lupo universale» shakespeariano (da «Troilo e Cressida»). Le sue espressioni triviali, ineleganti, tradiscono lo stile Lazio. Il suo modo di gestire in maniera asso-lutistica, evocando l'Ancien Régime, fanno di quest'uomo, il presidente Onofrio, una figura ormai anacronistica.
Il calcio è cambiato e necessita di sinergie economiche rilevanti. Lo si evince dalle trasformazioni di numerose società, i cui vertici (non certo italiani) garantiscono ingenti capacita finanziarie. E a Roma c'è la società dirimpettaia che ne costituisce (purtroppo, dico io) l'esempio. Tra le pagine grigie della nostra storia, come tanti tifosi, ho subito e vissuto il Calcioscommesse, la Serie B, sfiorato la retrocessione in C, gli spareggi a Napoli. Ebbene, c'era comunque un clima di amore e altresì di rispetto delle varie dirigenze nei riguardi di noi tifosi.
L'essere apostrofati come «Stroxxi», per non parlare di «sta caxxo di storia», e poi il veto di nor permettere alla nipotina del nostro compianto Vincenzo Paparelli di salutare la Nord (per motivi di sicurezza?) e infine di vietare la scenografia «Libertà» in Tevere. Ecco, tutte queste bieche realtà costituiscono la nostra indignazione e la nostra civile protesta di non abbonarci per la prossima stagione. Noi continueremo a seguire e tifare la nostra adorata Lazio non più all'Olimpico, ma nei luoghi ove troveremo l'afflato condiviso dei tifosi, di infinito amore per la nostra squadra. Il duo collodiano non sa che non siamo dei burattini e meritiamo rispetto. La storia della nostra S.S. Lazio 1900 merita rispetto. Forza Lazio".
