Costa (psicologo dello Sport): "Ecco come rientrare in condizione ideale"

18.04.2020 10:00 di Andrea Marchettini   Vedi letture
Fonte: Andrea Marchettini - Lalaziosiamonoi.it
Costa (psicologo dello Sport): "Ecco come rientrare in condizione ideale"

Il campionato riprenderà. E' questa la sensazione che è emersa negli ultimi giorni, nonostante le polemiche sollevate da diverse personalità del mondo del calcio. Ma l'idea comune è quella di portare a termine la stagione. LA FIGC, insieme al comitato medico-scientifico, sta lavorando sul protocollo per far sì che il tutto avvenga nella massima sicurezza. E allora dopo due mesi (o forse più) i calciatori di Serie A torneranno ad allenarsi e a competere per obiettivi più o meno importanti. L'obiettivo della Lazio (ormai sdoganato) è ben definito e si chiama Scudetto. Ma non sarà semplice ritornare ai livelli con cui, a fine febbraio, ci si è fermati. Per analizzare approfonditamente la questione, la redazione de Lalaziosiamonoi.it ha contattato Sergio Costa, psicologo dello Sport, che ha altresì avviato una ricerca (Sport&Stop) sulla condizione di atleti e allenatori ai tempi del Coronavirus: "Dal punto di vista psicologico gli atleti stanno vivendo un periodo complicato. Ma non solo gli atleti, anche tutti quelli che lavorano dietro: dallo staff ai magazzinieri. Parliamo sempre di uno sport di squadra, dove tutti hanno un ruolo importante. Può essere però anche un momento per ritrovare alcune sensazioni a livello identitario. Ci sono atleti professionisti che hanno dovuto riadattare tutta la loro vita, perché prima erano completamente immersi nel loro lavoro. Tornare alla routine non può che essere un vantaggio per tutti quanti".

I CONTATTI TELEMATICI: "Rimanere connessi, con le mille possibilità che ci sono oggi, permette all'atleta di sentirsi parte integrante del gruppo. Lo sport di squadra è anche conviviale, oltre alla partita ci sono tantissimi momenti di condivisione nell'arco della giornata dei giocatori. Di conseguenza in questo mese e mezzo c'è stata la necessità di dover ricostruire tutto questo. Molto sta nella bravura dell'allenatore e della società stessa". 

PREPARAZIONE PSICOLOGICA: "Se c'è bisogno di un periodo di riassestamento? Dipende anche da come si sta attraversando questa fase. Come dicevo prima molto dipende dall'allenatore, perché il tecnico cerca sempre di personalizzare il lavoro in base all'atleta che ha davanti. Questa situazione si vive nell'allenamento di gruppo sul campo, ma anche adesso: ci sono atleti che si tengono fisicamente in forma senza che nessuno li sproni, mentre altri hanno bisogno di essere incentivati. E solo l'allenatore sa se deve dire una parola in più a qualcuno".

ALLENAMENTO MENTALE: "In questo mese e mezzo tutti i giocatori hanno potuto allenarsi tantissimo mentalmente: lavorare sulle proprie motivazioni, sui propri obiettivi. Ci sono varie tecniche per farlo. Ci sono ancora due settimane, almeno, prima di ritrovarsi in campo e tutti hanno ancora il tempo per farsi trovare pronti in vista della ripresa".

IL SINGOLO: "Anche se non è piacevole, riporto l'esempio dell'infortunio. Si tratta di uno stop forzato: questo periodo emergenziale non è stato certamente voluto, così come non è voluto un infortunio per un giocatore. Bisogna approfittare del tempo per capire quali sono le opportunità: cercare di ritagliarsi spazio per se stessi, trovare svaghi alternativi e coltivare passioni e interessi. Anche durante i lunghi infortuni, l'atleta deve provare in tutti i modi a rientrare nella condizione ideale, e questa processo avviene anche attraverso il lavoro mentale".

LE MOTIVAZIONI: "Oltre che l'aspetto psicologico, si vedrà anche la reale forza della squadra a livello di coesione. Le difficoltà ci saranno e la differenza la faranno le reazioni. Se ad esempio la Lazio non tornerà a giocare con la fluidità a cui ci aveva abituati, saranno determinanti le reazioni e le motivazioni che i singoli avranno".

LA RIPRESA DEL CAMPIONATO: "Sono passati quasi due mesi. A me, essendo io un appassionato di calcio, piacerebbe che riprendesse il campionato. Ma c'è da dire che l'esperienza Coronavirus qui a Roma è stata vissuta in maniera diversa rispetto al Nord. E nonostante il calcio rappresenti spesso una valvola di sfogo, in questo periodo è stato messo giustamente in secondo piano".

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