FIGC, Malagò rivela: "Mi hanno chiamato prima del flop Mondiale dell'Italia"
Giovanni Malagò, ex presidente del CONI oggi candidato dalla Serie A alla presidenza della FIGC, è intervenuto dal palco dell’evento “Il Foglio a San Siro”, commentando le parole del ministro Abodi (“Serve un cambio di regime, non di presidente”): “Abodi ha detto una cosa condivisibile, non credo che una persona possa incidere come si aspettano tutti, se rimane tutto inalterato”.
Binaghi, presidente della Federtennis, ha detto che è troppo simpatico per fare la riforma e ha già avuto l’occasione otto anni fa. “Non so a cosa si riferisca, quando il Coni commissaria una Federazione, come accadrebbe anche oggi, dipende dalla tipicità del commissariamento. Se non ci sono irregolarità amministrative, che non ci sono e non c’erano all’epoca, se non ci sono problemi sui campionati o sulla giustizia sportiva, non è che puoi cambiare gli aspetti statutari, se non passi da un’assemblea straordinaria. Poi però lo ringrazio, forse è una delle prime volte che mi ha fatto un complimento”.
Possiamo dire che è ufficialmente candidato alla Federcalcio? “No, assolutamente. Possiamo dire che uno riflette, che mi hanno contattato ancora prima della Bosnia e ho detto che non ero disponibile, poi in pochi giorni sono raddoppiate le società e sono diventate 19. Per decenni hanno combattuto per arrivare a undici, quantomeno c’è un discorso di credibilità e di rispetto”.
I contatti sono iniziati davvero prima di non andare ai Mondiali? “Non credo di dire qualcosa di nuovo. C’era preoccupazione, ma credo anche che lo stesso presidente Gravina abbia rappresentato il suo desiderio di portare fino in fondo il mandato, nel pieno rispetto del consenso che aveva avuto e delle considerazioni esterne o interne, di rispetto alla Federazione. Dopo le Olimpiadi ho detto che sarei stato un po’ al mare, poi qualche società mi è venuta a parlare di un’ipotesi di un progetto. Lo sto valutando con molta serietà e la doverosa attenzione, vediamo”.
Ieri ha incontrato calciatori e allenatori. Passi avanti? “Sì, ci saranno anche i confronti con altre componenti, credo sia giusto. Ho l’impressione che le componenti tecniche siano disponibili a parlare, non si può rimanere fermi. Per citare Binaghi, le cose si possono fare a colpi d’ascia, ma non credo ci siano gli strumenti. Oppure mettendo in ballo la propria credibilità e convincere tutti a fare sintesi”.
Pensa a ex calciatore nella sua squadra? “Leggo tanti nomi. Non ho pensato a niente in particolare, non ho impegni con me stesso e figuriamoci se qualcuno va avanti. Quello che penso, ma credo tutti siano d’accordo, è che non mi vengono in mente presidenti di federazione che non abbiano coinvolto almeno un atleta nella gestione della rispettiva federazione. Se non altro per questioni di consiglio federale, poi ci sono specificità come nel calcio: un campione è un valore aggiunto in campo”.
I rapporti con la politica? “Credo che sia giusto che, entro certi limiti, si interessi alla questione. Negli anni ho sempre avuto ottimi rapporti con chiunque si occupi di politica. Ieri ho iniziato la mia giornata con una videoconferenza con il CIO: ci hanno fatto i complimenti perché abbiamo mantenuto continuità organizzativa negli anni e rispettato il mondo che abbiamo rappresentato. La cosa migliore è sperare di andare d’accordo su ogni cosa, ma poi non credo si possa avere un rapporto idilliaco con tutti: l’importante è avere rispetto”.
Non la spaventa avere a che fare con quella politica che non l’ha voluta riconfermare al CONI? “Non mi spaventa. È una storia passata, credo non ci sia niente di peggio che rimanere agganciati ai rimpianti e ai rimorsi. Mi sembra di avere altri interessi: i miei figli mi prendono in giro perché parlo sempre di volare alto… Io sono fatto così, il mondo si divide in tantissime categorie: io sono uno che cerca di pensare che, anche con chi non mi ha voluto bene, un giorno si possa trovare la strada di volersi bene. Invece c’è qualcuno che, mentre si fa la barba, pensa ad aprire nuovi fronti e creare polemiche: è un problema serio, non per lui ma per il Paese. Questo succede in tutti i settori: c’è una specie di modus vivendi per cui dicono: siccome quella persona non è mio amico, più che mio nemico, io gli vado contro pur di far sì che non ottenga qualcosa”.
Si parlava di lei come possibile ministro del Turismo…
“L’ho letto sul giornale… So solo che parlo quotidianamente con molti esponenti del governo, l’altro giorno ho ricevuto un premio straordinario come il Leonardo, mi è stato consigliato da Tajani e da Urso. Io ho lavorato per anni con tutti gli esponenti del governo per i Giochi, forse c’è una contraddizione se qualcuno dice che ho problemi con il governo: magari con qualcuno, ma non è che rappresenti tutto il governo”.
Mettere d’accordo quasi tutta la Serie A non è un brutto punto di partenza…
“Qualcuno ha detto che è un miracolo. Vuol dire che qualche merito ce l’ho, se hanno pensato a me. La Serie A ha avuto l’idea di partenza, è importante ma bisogna ascoltare tutti gli altri”.
Le piacerebbe lavorare insieme ad Allegri?
“Se dico qualcosa di più o di meno tutto viene strumentalizzato”.
I tifosi del Milan sono preoccupati.
“Non rispondo a nulla e, credetemi, non ho sentito nessuno in merito”.
