Lazio, la Corte assolve gli Irriducibili: "Nessuna estorsione. Contestare è nel diritto dei tifosi"
"Se rimane Lotito noi dovemo comunque continuà a fare la guerra a questo bastardo". Era il 2006 quando Fabrizio Piscitelli, "Diabolik", pronunciava quelle parole. Vent'anni dopo è arrivata la decisione della Corte d'Appello di Roma: gli ex esponenti degli Irriducibili sono stati assolti dall'accusa di tentata estorsione nei confronti del presidente della Lazio. Tra gli assolti anche l'avvocato Fabio Di Marziantonio, assistito dal penalista Luca Marafioti.
Per i giudici, quella portata avanti dalla tifoseria organizzata non fu un'operazione finalizzata a costringere Claudio Lotito a cedere la società, ma, come riporta il Corriere della Sera, solo una dura e radicale campagna di contestazione. Nelle motivazioni si legge infatti che "non può dirsi pienamente provato che l'episodio si collocasse all'interno della strategia finalizzata a indurre il presidente a cedere le proprie quote".
Una valutazione che ribalta il verdetto di primo grado. Secondo la Corte, infatti, Lotito non fu mai posto nella condizione di dover scegliere tra cedere alle richieste dei tifosi o subire un danno immediato. Al contrario, le pressioni e gli attacchi subiti vengono ricondotti al clima di forte contrapposizione nato attorno alla sua gestione della Lazio, senza che ciò integri il reato contestato.
Nelle motivazioni i giudici sottolineano anche un principio destinato a far discutere: "È nel diritto dei tifosi rivolgere critiche, anche pesanti, a chi ricopre incarichi dirigenziali". Per la Corte, dunque, si è trattato di una contestazione aspra e durissima, ma non di un tentativo di estorsione nei confronti del presidente biancoceleste.
