RIVIVI DIRETTA - Lazio, Tudor: "Non chiamatemi Sergente di ferro! E sulla tattica..."

24.03.2024 07:30 di Niccolò Di Leo Twitter:    vedi letture
RIVIVI DIRETTA - Lazio, Tudor: "Non chiamatemi Sergente di ferro! E sulla tattica..."

È ufficialmente iniziata l’era Igor Tudor. Da mercoledì l’allenatore ha dato il via alla sua nuova avventura sulla panchina della Lazio. Dopo aver parlato ai microfoni del club nel giorno del suo arrivo, il tecnico croato è intervemuto in conferenza stampa per presentarsi alla stampa e al popolo biancoceleste. 

Che squadra ha trovato?

"Ho trovato mezza squadra perché tanti sono in nazionale. Si tratta di una bella squadra sotto ogni punti di vista, con ragazzi pronti a lavorare. La cultura di lavoro era già ben instaurata, grazie a Sarri. C'è grande predisposizione, i ragazzi sanno che si deve e fare meglio. Sapere che c'è voglia di fare è un ottimo inizio. Poi ogni allenatore ci mette del suo, mantenendo le cose che piacciono e aggiungendo qualcosa"

Cosa le ha fatto accettare la Lazio?

"Questa è una squadra importante, si accetta perché è la Lazio. Qui il ruolo dell'allenatore è importante. Quello che ho visto da fuori è che qua c'è veramente un progetto, si può venire e lavorare bene, in altre società si parla di progetto, ma poi non è così. Qui sono le basi per fare un bel lavoro"

Che Lazio sarà tatticamente?

"Questo lo vedremo in corsa, devo valutare. Chiaramente un allenatore valuta un giocatore in base al proprio modo di giocare. Staremo attenti nel fare valutazioni in fretta, poi magari in estate si può aggiustare. Prima però priorità a questi due mesi, ci sono punti in palio e la coppa che sono obiettivi importanti".

Come va rivalutato Kamada?

"Non si parla di modulo di gioco, ma di stile. Un allenatore porta cose nuove, non vorrei parlare di singoli, devo valutarli tutti. Sono molto attento, scelgo in base a quello che vedo. Nella palestra c'è una scritta che mi rappresenta: non è la voglia di vincere che determina, ma prepararsi a farlo".

Lei si considera un sergente di ferro?

"No, è una brutta descrizione. Si dev'essere tutto, dare carota e bastone. Io qua in quattro giorni non ho mai dovuto alzare la voce. In Italia c'è una grande cultura del lavoro. Ho lavorato in tanti paesi, ma non come qua. Poi è normale che i giocatori vanno stimolati, perché possono accontentarsi o addormentarsi. Gli allenamenti sono esigenti".

Che importanza ha questa parte finale della stagione, anche in vista del futuro?

"Penso che tutto ha importanza, fare programmazione a lungo termine non ha senso. Io credo nel lavoro, vogliamo partire subito forte, non sarà facile farlo subito, ma questo non vuol dire che non bisogna aspettarsi molto. Ora ci aspettano gare belle, forti, così come piace a me. Alla fine i giocatori fanno la differenza, io vedo una squadra forte e che ha un po' di tutto. Si può fare bene".

In che modo si può avviare una progettazione?

"Per me la lunghezza del contratto non ha importanza. Se non lavoro bene posso andare a casa domani. Io vivo nel presente e per il lavoro, se faccio bene resto, sennò vado avanti". 

Il suo rapporto con Guendouzi?

"Non leggo i giornali. Cos'è successo a Marsiglia!? Con Matteo ho un ottimo rapporto, è sanguinoso, vuole giocare sempre. Siccome non si possono giocare tutte, ogni tanto succedono cose di campo: niente più, niente meno. Sono contento che lo ritrovo. Ha un'esperienza importante, faremo belle cose insieme".

Il quinto posto è possibile?

"Su questo non posso esprimermi, le posizioni sono virtuali"

La Lazio in Italia è la sua grande occasione e debutterà due volte con la Juve, cosa ne pensa?

"Conta poco il mio passato, c'è da prepararsi al meglio, trovare le motivazioni. Io sono carico per tutte le gare, quando affronti squadre come la Juve c'è sempre grinta. Io martello più però con le piccole. Sono due belle sfide, poi c'è anche il derby: belle partite. L'arrivo alla Lazio? Sono contento di essere qua!".

Quanto è importante recuperare Immobile?

"Ciro qui ha fatto la storia, poi succede qualcosa e sembra chissà cosa sia. E' un giocatore amato da tutti, poi esce una cosetta e fa subito notizia. Si tratta di un giocatore di cuore, ci ho già parlato e lo vedo voglioso di dare il suo contributo. L'ho visto in panchina tenerci nell'ultima partita, andare subito ad abbracciare i compagni dopo il gol, è una cosa bella".

Che partecipazione vuole dai giocatori?

"Questi sono dettagli tattici, non ha neanche importanza parlarne. A me piace un calcio offensivo, poi l'importante è l'equilibrio. Dobbiamo capire cosa possiamo permetterci in base alle caratteristiche dei giocatori. Voglio una squadra che attacchi con un grande numero di giocatori. E' un lavoro da fare col tempo".

Che caratteristiche si aspetta dai centrocampisti?

"I centrocampisti devono avere tutto, devono essere completi, avere intelligenza tattica. Giocare verticale e orizzontale".

Con Sarri la squadra faticava a rimontare le partite, lei in passato invece rimontava spesso...

"Sono tanti i fattori. Non voglio commentare l'operato dell'allenatore precedente. Maurizio è una persona che stimo tanto, è uno che ha fatto la storia a Napoli, vincendo anche in carriera". 

Nel suo calcio si può giocare con due attaccanti?

"Sì, potrebbe succedere!"

Avete parlato di obiettivi e mercato?

"L'obiettivo è fare il massimo. Con la società c'è un rapporto di collaborazione".

Come intende giocare tatticamente ripartendo da Sarri?

"Non voglio entrare in questo argomento, ne parlo nello spogliatoio e sul campo"

Qual è l'aspetto migliore che può prendere dalla Lazio di Sarri e in quale si deve migliorare?

"C'è una grande predisposizione e cultura del lavoro grazie a Sarri. Poi c'è un ordine nella linea difensiva, il lavoro in passato è stato fatto bene. Qualcosa lascerò, aggiungendo altro. Nei dettagli non entro perché ci vuole tempo e perché restano nello spogliatoio".

Che caratteristiche devono avere gli attaccanti?

"Un allenatore si adatta ai giocatori, anche perché puoi fare le stesse cose, ma il risultato non è mai uguale, magari simile. Poi è normale che un tecnico non deve rinunciare al suo".

Un punto sulla difesa?

"Abbiamo difensori bravi. Non do l'importanza a come sono abituati a giocare, ma mi importa che siano forti. Magari serviranno tempistiche diverse, ma se sono forti escono tutti. Ho tanti giocatori di livello".

Ha visto il calcio italiano da dentro e da fuori, che immagine ha il calcio italiano e la Lazio dall'estero?

"Il calcio italiano è sempre stato molto tattico. Qui c'è grande capacità di adattarsi, all'estero c'è più ritmo. Però il calcio va in una direzione più fisica e di ritmo, ma non è solo questo che ti porta a giocare bene, in Italia ci sono altre qualità". 

Che impatto ha avuto con l'ambiente? 

"Bello, molto, Qua mi sento bene, non vedo l'ora di iniziare".

Ha mai pensato che la Lazio fosse nel suo destino?

"C'era la possibilità che venissi da giocatore. Poi c'è Boksic che ha fatto bene qua ed è un mio amico e connazionale. Questa è sempre una stata una sqaudra di livello, è bello arrivare qua". 

Qual è la sua filosofia? Ha parlato con Boksic?

"Sì, lui vive la squadra e la città di Roma. La mia idea di calcio vedremo, io penso che un allenatore non debba rinunciare a niente nel calcio, bisogna provarr a dare tutto a una squadra. A me piace vincere, non far divertire, ma se vedo una partita e dopo un po' mi annoia, cambio canale. LA gente è sempre più esigente, vuole vedere vincere la squadra, ma se non gli piace non va bene. Per me non bisogna vincere per caso, poi è chiaro che se si è inferiore e bisogna rinunciare a qualcosa".

Cosa ha acquisito dalle sue esperienze all'estero?

"Io ho smesso di giocare presto e ho iniziato ad allenare da giovane. Ho un bagaglio importante all'estero e questo è importante. Poi avere una cultura del lavoro è essenziale. Aver passato così tanti anni all'estero è stato importante per scegliere una via".

Si aspettava una chiamata della Lazio? Qualcuno le ha parlato del derby?

"No, nessuno ha parlato di derby. Per me le partite sono tutte uguali, poi è normale che il fatto che arrivi tra poco porti emozione e non vedo l'ora di provare queste emozioni, ma prima abbiamo due partite dure contro la Juve" 

Luis Alberto dove lo vede?

"L'importante che un giocatore sia forte, lui lo è. Può giocare ovunque: mezzala, dietro la punta e anche davanti la difesa se vogliamo essere offensivo. Sono tanti anni che sta qua, qualcosa vorrà dire. Lo vedo motivato, orgoglioso, oggi ha fatto un grande allenamento. Se ci sono giocatori a fine ciclo? Questo è un modo di dire che non mi appartiene".

Il suo calcio di solito è molto fisico, di pressione e veloce. La squadra per distacco è la più vecchia, può influire?

"Più che l'età sono importante le caratteristiche. E' chiaro che con i giovani si può lavorare più facilmente, ma alla fine contano le gambe e la tecnica. Ora dobbiamo capire cho è e chi non è, è normale che ci siano giocatori più o meno adatti".

Pubblicato il 23/03