L'ANGOLO TATTICO di Lazio - Cremonese - C'è differenza tra un 4-0 e un 4-1

L'angolo tattico di Lazio - Cremonese, non il solito ottavo di finale di Coppa Italia. "Noi ci siamo, mister", ha detto la squadra a Inzaghi.
16.01.2020 06:30 di Francesco Mattogno Twitter:    Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
L'ANGOLO TATTICO di Lazio - Cremonese - C'è differenza tra un 4-0 e un 4-1

Cittadella, Novara e Cremonese. Benvenuta Coppa Italia, per la Lazio il copione degli ottavi di finale è sempre lo stesso da qualche anno. La vittima sacrificale è una squadra di Serie B, mentre per i carnefici dipende. Questa è una squadra diversa, una rosa più lunga. Almeno numericamente. Oppure è solo un Inzaghi diverso, più aperto alla panchina, basta leggere il tabellino: Immobile (x2), Felipe Anderson e un autogol per il 4-1 al Cittadella nel 2018; Luis Alberto, Immobile (x2) e Milinkovic sempre per il 4-1 al Novara firmato 2019. Cos'è cambiato dal 4-0 odierno? Marcatori (riserve, eccetto Ciro) e risultato finale, manca una rete degli avversari all'attivo. Cruccio del mister, frutto di quello che una volta era lo scontato calo di concentrazione a risultato acquisito e non solo. Ecco perché è un'altra Lazio. Che contro una Cremonese orgogliosa e pericolosa ha fatto il suo, come sempre, senza mai scollegare la spina del tutto. Questa è la novità.

LA PARTITA - Questo è quello che chiedeva Inzaghi ai suoi, nell'inedito 3-5-2 schierato in campo. Acerbi torna sul centrosinistra, Patric va a fare l'esterno. Il regista non serve, tranquillo Luis. Perché di fatto si gioca negli ultimi 25 metri di campo, all'interno dei quali i biancocelesti schiacciano centralmente la Cremonese per poi attaccarla dagli esterni. Il vero regista allora è Jony: dispensatore umano di cross, c'era scritto nella bolla d'acquisto. Si gioca a un'area sola, presidiata dai continui inserimenti dei centrocampisti - da quello di Parolo nascerà il 2-0 -, con il quinto opposto (Patric) a chiudere sul secondo palo in attesa di respinte alla Lobont. Eccolo, un fan del romeno: si chiama Agazzi. Questo per la prima mezz'ora, poi il gioco è fatto. Sul doppio vantaggio la Lazio rallenta, cambia stile di guida. Risparmia un po' di benzina e ragiona sulla lunga distanza. Un po' pensando al campionato, un po' agli inserimenti di Adekanye e Immobile. Coppia abbastanza incompatibile per un ruolo, quello di attaccante centrale, che per ora poco si addice all'ex Liverpool. Nel finale qualche esperimento, poca cosa. Patric torna a fare il centrale con Djavan Anderson esterno destro, Minala per Cataldi e Andrè Anderson con Bobby. Eventualità irripetibili (se non in Coppa Italia) per questioni di lista, solo Andrè può giocare in Serie A.

Giusto dire, comunque, che un avversario c'è stato. Vestiti col 5-3-2, i grigiorossi hanno provato più di una volta a sfruttare in contropiede la corsa di Palombi (sciupa un paio di buone chance, ndr) e Deli, il “Parolo” di Cremona, per trovare l'agognato gol della bandiera. Ma non questa volta. Questa è un'altra Lazio, dicevamo. Un po' annebbiata ma sempre in partita, richiamata sull'attenti da Inzaghi. Premiato dal poker di Bastos, come a dire: Noi ci siamo, mister. Mentalità da big, la si nota dalle piccole cose. C'è differenza tra un 4-0 e un 4-1.

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Pubblicato il 15-01 alle 10.30