Cuore e cervello, così Bresciano si prende la Lazio: "Spero di giocare di più, mi manca la statua...Meritavamo la vittoria, col Brescia ripartiremo"

06.02.2011 18:20 di  Alessandro Zappulla   vedi letture
Fonte: lalaziosiamonoi.it-zappulla
Cuore e cervello, così Bresciano si prende la Lazio: "Spero di giocare di più, mi manca la statua...Meritavamo la vittoria, col Brescia ripartiremo"
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© foto di Federico De Luca

Fece capolino, in una calda giornata d’estate fra le tre cime di Lavaredo per scegliere la Lazio e tornare a correre. Mark Bresciano, la statua scesa dal piedistallo, che il Palermo di Zamparini aveva liquidato senza troppi rimpianti, si è riconquistato campo e fiducia, giocando la sua prima da titolare all'Olimpico (la seconda partita intera giocata dall'inizio dopo Cesena, ndr) contro il Chievo alla sesta di ritorno. Un lento cammino fatto di corsa e lavoro per scalare posizioni e archiviare noiosi guai fisici che ne hanno limitato rendimento e prestazioni nelle ultime stagioni. Poco più di 30 anni e tanta esperienza maturata alle spalle, ma per il numero 23 di Melbourne questa estate il rischio di diventare un ex del calcio italiano, stava diventando realtà. Un contratto sottoscritto in Arabia con l’Al-Nassr, poi stracciato nel mese di luglio e tanta voglia di riaffermarsi a grandi livelli, l’hanno convinto a scegliere la Lazio e ad accettare la sfida di Reja. Lavorare e lottare, soffrendo il silenzio delle panchine, con l’obiettivo fisso di tornare protagonista. Lui, Mark non ha battuto ciglio e ha seguito i dettami del tecnico goriziano senza mai fiatare. Settimana dopo settimana, domenica dopo domenica, Bresciano il gregario ha lavorato e sudato con la corsa e il cuore per scalare posizioni e vincere la sua sfida. C’è voluto più di mezzo campionato. Sono serviti sei mesi di allenamento per tagliare il traguardo e superare in extremis la concorrenza, dei ‘presceti’ di sempre. Fuori Mauri e dentro Bresciano ecco la decisione che Reja ha sviscerato ai suoi a poche ore dal fischio d’inizio. La prima da titolare nella Capitale, il primo impegno negli undici di partenza giocato tutto d’un fiato con la maglia biancoceleste addosso. Ci ha messo tutto Mark, cuore, corsa e cervello, senza risparmiarsi nulla. Ha lottato, facendo la spola a sinistra fra la mediana e l’attacco, con il compito preciso di aiutare Kozak e Zarate e ripiegare in copertura al fianco di Brocchi e Matuzalem. Un’onesta partita la sua, che ha peccato di qualche dafaillance per la scarsa tenuata, ma questo era prevedibile e lui lo sa: “Sono soddisfatto della mia prestazione, - ha spiegato il centrocampista biancoceleste nel dopo gara - anche se questa migliora se si vincono le partite. Sto cercando il gol da tanto tempo e spero di giocare di più per essere utile a questa squadra. La statua? La sto aspettando da molto speriamo presto”. Buon senso tattico e tanta lotta in mezzo al campo che ne hanno sancito la piena promozione. Sul finale è andato in affanno, ma la poca benzina rimasta nel serbatoio, non gli hanno impedito una buona conclusione da calcio di punizione e un paio di rapide ripartenze in attacco. L’amarezza dell’australiano è forte quando al triplice fischio, saluta il terreno dell’Olimpico con un magro pareggio, che inevitanilmete legherà al ricordo della sua prima da titolare: “Abbiamo subìto gol su un calo di attenzione. Peccato perché questa era una partita da vincere. Loro hanno fatto un tiro in porta ed hanno fatto gol. Peccato perché nel calcio succede anche questo”. Testa, cuore e corsa, insomma, per la statua di Melbourne, che ha seguito alla lettera la gara di sacrificio richiestagli da Reja. Ora serve altro per Mark. Servono conferme e miglioramenti per spingere la Lazio verso il sogno europeo: “Sotto di noi ci sono squadre che stanno salendo e che sono davvero in forma. – spiega l’australiano in zona mista - C’è l’Udinese, c’è il Palermo, che stanno facendo bene. Però siamo fiduciosi e speriamo di ripartire già domenica prossima contro il Brescia”.Il caos calmo degli esclusi in panchina, per ora è accantonato Mark Bresciano è tornato e da oggi è pronto a giocarsi le sue chance per riprendersi la Lazio.

Alessandro Zappulla
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Notti insonni e fiumi di parole. Il giornalismo è un gene folle che ti tiene vivo. L'aquila sul petto, un battito mai domo. Insieme fanno: La Lazio Siamo Noi, dal 2008. Io invece cronista dal 2005, con il motore sempre acceso