Un play a difesa del sarrismo: “Lazio, c'è un nome adatto a te"

18.05.2022 10:21 di Lalaziosiamonoi Redazione   vedi letture
Fonte: Alessandro Zappulla - Lalaziosiamonoi.it
Un play a difesa del sarrismo: “Lazio, c'è un nome adatto a te"

In questi giorni, in queste ore a Formello e dintorni si respira un’aria di primavera inoltrata. Le margherite sorridono, i tulipani ispirano passioni, le primule spiccano. La SS Lazio gongola. L’Europa League colta a 90 minuti dal triplice fischio del campionato sa di traguardo sperato e raggiunto. La “rivoluzione sarrista” partita un anno fa resta però in bilico. Gli equilibri di chi veste l’aquila sul petto sembrano sempre appesi ad un filo. Eppure piazzarsi alle spalle delle big non è certo un traguardo banale, specie se a pesare sul lato delle difficoltà è come sempre la poca profondità della rosa. Un male dal profilo atavico, che persiste nonostante l’approdo a Roma di Maurizio Sarri: un allenatore esperto e vincente. La Lazio è per cuori forti. La Lazio è per le sfide impossibili. La griffe indelebile della sua storia racconta di un destino di glorie e di tragedie, di prove improbe e di battaglie epiche. La Lazio e i suoi valori, spesso oltraggiati da chi ne ostacola il percorso. Le invidie all’esterno provano in ogni occasione a fare breccia. Le illusioni dall’interno difficilmente riescono a trasformarsi in sogni realizzabili. Il tumultuoso mondo di chi veste la maglia più antica della capitale non smette di ardere sotto i terreni di Formello. Non basta chiudere i cancelli e alzare il muro di cinta. Non è sufficiente calare il l’oblio sul battito inarrestabile del bianco e del celeste per illudersi di difendere uno scrigno ultracentenario. La Lazio è un’altra cosa. Se n’è accorto anche Mau, che aveva riposto la fiducia nel mercato deludente di gennaio. Ha sperato nelle promesse d’inverno: evaporate ai primi soli. Ha affrontato gli intralci nascosti in estate, cristallizzatesi con i primi freddi. Ha sventolato nella burrascosa stagione il vessillo della nuova Lazio, tenendo in piedi un sogno da solo. 
Sarri ha imparato a conoscere la Lazio solo adesso. Ora sa che vincere a Roma, sulla sponda storica del Tevere è assai dura. Ecco perché oggi il dubbio su un suo futuro in sella è lecito. Ecco perché nel paludoso sentiero laziale Sarri gradirebbe una spalla. Una figura importante, di spessore. Un personaggio amato dalla gente e che della gente sia innamorato. Uno che abbia un DNA laziale, come quello che nel regno di Inzaghi era rintracciabile nel profilo di Angelo Peruzzi.
Un club manager, ma soprattutto un caronte di questo club, un personaggio che sappia traghettare nelle notti buie e tempestose la ciurma. Uno con cui confrontarsi e appoggiarsi. Serve un riferimento che segni un tratto di discontinuità con il passato. Una tessera del nuovo mosaico.  Non sarà importante contarne le gesta passate, bensì pesarne la condivisione onesta del nuovo percorso.
In campo si corre e si suda agli ordini della “revolución sarrista”. Fuori invece serve un personaggio genuino e vero. Uno come Cristian Ledesma. Uno che ha sudato per nove anni alla Lazio e che sul finire della carriera è emigrato pur di non dover giocare contro il suo passato. Uno che ha studiato calcio. Uno che sa cosa significhi lavorare per chi finalizza il gioco. Uno che ha a cuore la Lazio e che sa stare al proprio posto. 
Insomma serve un play a difesa del sarrismo, perché stavolta è veramente l’ultimo appello per la svolta: prendere o lasciare.