Lazio | Il tifo organizzato: “Il Flaminio un’arma di distrazione. E dai giocatori ci aspettiamo…”
Come proseguirà la protesta, qual è il sentimento comune della tifoseria della Lazio e il ruolo dei giocatori. Di questi e di altri temi ha parlato Giovanni, rappresentante del tifo organizzato biancoceleste, ai microfoni di Radio Laziale. Di seguito l'intervento completo:
"La nostra è un’altra prova di attaccamento e di fede, non una battaglia che facciamo in base ai risultati che ottiene la Lazio. La nostra protesta è spontanea, ognuno è padrone e libero di fare ciò che meglio crede. Noi abbiamo deciso di festeggiare il nostro S.Valentino a Ponte a Milvio perché amiamo la Lazio e in qualche vogliamo comunque starle vicini. Si tratta di un amore incondizionato. È un estremo atto che vogliamo fare. La protesta andrà avanti di domenica in domenica, vedremo come portarla avanti per Lazio-Sassuolo.
Il Flaminio è diventato un’arma di distrazione di massa, fatalità anche la presentazione del progetto arriverà a ridosso di una contestazione. Ormai abbiamo imparato che le chiacchiere stanno a zero. Noi saremmo ben contenti che il progetto possa concretizzarsi, ma non è questo il momento di parlare dello stadio, dobbiamo parlare di rispetto nei confronti della tifoseria: i tifosi portano soldi, non solamente dal punto di vista di biglietti o abbonamenti, ma anche dal punto di vista del merchandising.
Questa società ci obbliga a navigare a vista, ogni giorno ne esce una nuova, ogni giorno ne fanno una nuova. Visto che i giocatori non stanno prendendo posizione, poi non venissero sotto la Curva a baciarsi la maglia, da loro ci saremmo aspettati molto di più. Non siamo mai arrivati a un momento così passo, e questo è sicuramente il momento di contestazione più alto. Siamo stanchi, abbiamo anche delle pressioni addosso per come andremo avanti. Non pensiamo a giugno, pensiamo alla prossima. Faremo altre riunioni con gli altri gruppi e vedremo quale sarà la decisione da prendere.
Ci sentiamo un po’ esuli in patria, però riteniamo che la scelta sia più giusta per far capire che il popolo laziale è unito e compatto e pronto a nuove forme di protesta, sempre molto civili e democratiche, da svolgere non solo nel percorso stadio ma anche nei percorsi della vita comune".
