Lazio, la protesta va avanti ad oltranza. E le parole di Lotito non aiutano
RASSEGNA STAMPA - Il tifo andrà avanti ad ogni costo, anche rinunciando alla semifinale di Coppa Italia, sacrificando l’ultimo sogno rimasto. La decisione, presa ieri, trasmette fermezza e irremovibilità. Non sono bastati l’appello di Marusic a nome della squadra, né le parole di Maurizio Sarri o la semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta è considerata un motivo valido per tornare sugli spalti: “Non sarà una semifinale di Coppa Italia a farci cambiare idea”.
Le parole di Lotito, invece di smorzare la tensione, hanno finito per alimentarla. L’uscita finale del presidente, durante la presentazione del progetto Stadio Flaminio, ha prodotto l’ennesimo effetto controproducente. Non a caso, riporta il Corriere dello Sport, collaboratori e familiari avevano inizialmente cercato di convincerlo a evitare interventi a braccio, preferendo un discorso più misurato. Anche durante l’evento si era tentato di tenerlo lontano dai temi della contestazione, ma la moderazione non rientra nel suo stile.
Le dichiarazioni di martedì non hanno aperto spiragli né favorito una riconciliazione. Nessuna iniziativa concreta per riportare i tifosi allo stadio, al di là delle promozioni commerciali. Le reazioni del presidente continuano ad alimentare lo scontro, spingendo i gruppi a confermare la protesta. Tra le contestazioni figura anche il riferimento alle parole del diesse Angelo Fabiani, che in conferenza di fine mercato aveva invitato Lotito ad aprire un tavolo di confronto. "Ad oggi nessuna richiesta di incontro ci è pervenuto”, accusano i gruppi.
La portata del terzo sciopero verrà misurata nei prossimi giorni. Fino a ieri, secondo le comunicazioni ufficiali, erano stati venduti circa 800 biglietti per Lazio-Atalanta, anche se altre indiscrezioni parlano di numeri molto più bassi.
