L'ANGOLO TATTICO di Lazio - Udinese - Un gruppo pronto a brillare

L'angolo tattico di Lazio - Udinese, una partita trappola. Ordigno disinnescato in nove minuti dai biancocelesti: e se fossero loro pronti a brillare?
02.12.2019 10:15 di Francesco Mattogno Twitter:    Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
L'ANGOLO TATTICO di Lazio - Udinese - Un gruppo pronto a brillare

Per alcuni, specie se risalenti alla seconda guerra mondiale, serve pazienza e qualche ora di accurato lavoro. Altri hanno il timer, come Lazio - Udinese. Novanta minuti più recupero per disinnescare un ordigno pronto a esplodere nelle mani della truppa di Inzaghi. Paura? Nah, bastano 9 minuti per mettere le cose a posto. A brillare sotto il cielo dell'Olimpico sono solo i ragazzi in maglia celeste. Squadra titolare, un unico dogma: “Dobbiamo fare una partita di personalità, aggressiva”, tuona il centenario Lucas Leiva nel pre. L'approccio è tale e quale alle sue parole. L'Udinese di Gotti è un po' intimorita, come il suo tecnico, e non si smuove dal 5-3-2 disegnato sulla lavagnetta negli spogliatoi. I friulani si lasciano schiacciare, subiscono la forza d'urto di una Lazio subito altissima e carica a mille. Quindi anche Milinkovic, ultimamente più mediano che incursore, ha spazio per inserirsi in area e disegnare l'1-0 nel modo più semplice possibile. Lancio del centrale di destra, ormai regista aggiunto (Luiz Felipe dimostra di poter reggere il confronto tecnico con Patric), stop della montagna con il numero 21 e scarico al centro per il tap-in dell'attaccante. Scuola calcio, Inzaghi sorride.

MINI-BLACKOUT AUSTRIACI - Inzaghi sorride, poi mugugna. E ha ragione. Dopo il vantaggio la Lazio si siede un po'. Farà strano ammetterlo adesso, alla sesta vittoria consecutiva in campionato, ma questa squadra soffre ancora della sindrome di Salisburgo. È un difettuccio che il lavoro dello staff tecnico ha ormai quasi completamente rimosso, un vizio di forma che si manifesta più virulento nel suo habitat naturale: l'Europa League. Fiorentina, Milan, Lecce, Sassuolo: in quattro dei sei successi di fila, la Lazio va in vantaggio e subisce quasi immediatamente il gol del pareggio per un'amnesia. La differenza tra le suddette e l'Udinese è che i friulani non ne approfittano, sciupando due chance importanti con Nestorovski e Mandragora. È come se il fisiologico e momentaneo calo d'intensità dopo l'1-0 inceppi i meccanismi. La difesa diventa statica e non risponde più ai comandi, mentre il centrocampo assiste passivamente alla manovra offensiva avversaria. Di fatto De Paul e Mandragora - dei gattini per tutto il resto della partita - vivono cinque minuti da leoni. Sfruttando i movimenti a venire incontro di Okaka, e a sfuggire alle spalle di Nestorovki, i due inventano qualche buona giocata. Sfiorano e fanno sfiorare il pari ai compagni.

RISPOSTE BERGAMASCHE - Sarà pignoleria, ma aprire una parentesi sui quei cinque minuti aiuta poi a capire il resto. Quello che funziona, dopo il secondo tempo contro l'Atalanta. Gli altri 85' più recupero. Basta una scossa e la Lazio si riaccende, punzecchiata dal suo tecnico. Lo schieramento dei bianconeri (senza trequartista) permette a Leiva di impostare liberamente, per questo il mister gli chiede di fare qualche passo avanti e aumentare la pressione offensiva. Nel corridoio centrale lo segue a ruota Acerbi che, pur da centrale, si fa vedere in avanti molto più di Radu. Il romeno e Lulic restano spesso in copertura, mentre dall'altra parte Lazzari (al netto dei due marcatori, migliore in campo) è una freccia in grado di creare apprensione al fianco sinistro dell'Udinese ad ogni sgroppata offensiva. Lo stesso fa Correa, solo più concreto nel guadagnarsi i rigori che chiudono gioco, partita e incontro. La ripresa è una formalità. I biancocelesti archiviano la pratica prima dell'intervallo e tirano il fiato nei secondi 45 minuti, il sogno di ogni allenatore. Il vanto di Inzaghi. Sabato c'è l'antipasto della Supercoppa, un'altra bomba da disinnescare. Un altro avversario da temere. Sì, e si chiama Lazio. Chiunque arrivi da Torino dovrà vestirsi da artificiere: questa squadra è pronta a brillare.

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