L'ANGOLO TATTICO di Sassuolo - Lazio - È finito il tempo di esser come loro

L'angolo tattico di Sassuolo - Lazio. Questa squadra sta compiendo il salto di qualità, che passa dalla testa dei giocatori.
26.11.2019 07:09 di  Francesco Mattogno  Twitter:    vedi letture
L'ANGOLO TATTICO di Sassuolo - Lazio - È finito il tempo di esser come loro
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Serve partire dall'avversario. Perché ci ha provato, Roberto De Zerbi. Snaturandosi un po'. Accodandosi a tante altre squadre che ora, quando affrontano la Lazio, cambiano moduli e schemi. Atteggiamento e personalità. Francamente, era difficile aspettarselo da un dogmatico come il tecnico del Sassuolo. Un simil-Liverani che, infatti, si era presentato all'Olimpico forte del suo 4-3-3 tanto spumeggiante quanto spregiudicato, e “poco importa se ne prendo 4”, appunto. L'ex Benevento invece cambia registro. Indebolito dalle tante assenze offensive coglie la palla al balzo e veste i suoi ragazzi del 3-5-2 tanto caro a Inzaghi. L'obiettivo, taciuto e non dichiarato, era quello di aspettare compatti la Lazio e poi ripartire con i concetti del 4-3-3 ormai arcinoto ai neroverdi. Una strategia azzardata, forse fin troppo confusionaria. E che in effetti manda fuori ritmo i suoi nel primo quarto di gara. Però c'è una mossa che con il passare dei minuti finisce per complicare i piani dei biancocelesti. Una mossa che ha un nome e un cognome: Manuel Locatelli.

La squadra è così composta. Marlon, Romagna e Peluso fungono da centrali, con Toljan (prestazione importante la sua, riesce a mandare spesso in crisi Lulic e Lukaku) esterno destro e Boga sull'altro lato (tutto l'opposto, partita insufficiente quella del gioiello di casa Sassuolo). Duncan e Magnanelli restano più arretrati, mediani con - specialmente il ghanese - la licenza di offendere, mentre Locatelli si piazza tra le linee diventando il fulcro del gioco in grado di accendere Caputo e Djuricic, più che Boga. Una sorta di 3-4-1-2, se vogliamo, che nel primo tempo finisce con il far sudare la maglietta della Lazio e 7 camicie a Lucas Leiva e Luiz Felipe.

QUI LAZIO - No, non siete finiti su Ilsassuolosiamonoi. Quel che deve trapelare da tale atteggiamento tattico dei neroverdi è una verità inossidabile: la Lazio è una grande squadra. Ha un suo copione, e all'interno di quello si muove per fare la partita. È finito il tempo degli stravolgimenti, dell'aspettare l'avversario per studiarne i punti deboli e poi colpire. È finito il tempo di fare il Sassuolo, insomma. Sulla carta è così da 11 mesi: 22 dicembre 2018, Lazio - Cagliari 3-1, i quattro tenori tutti in campo. Nella testa della truppa di Inzaghi, invece, il pensiero sta iniziando ad annidarsi seriamente da qualche settimana. Anche grazie a un'ulteriore spregiudicatezza, quella che vede i due centrali “esterni” avanzare per proporre gioco. Tra i mugugni di chi probabilmente sta leggendo anche adesso, il mister ha eletto Patric a un titolare. Alla pari di Luiz Felipe e Bastos, più di Vavro (pagato 11 milioni in estate). In tempi anche recenti, l'infortunio di Radu (solo un virus intestinale, ndr) avrebbe spinto Inzaghi a scegliere Bastos, mantenendo Acerbi centrale. È questo il cambiamento da tenere a mente, un piccolo/grande salto di qualità da non sottovalutare. La strada intrapresa è quella giusta.

LA PARTITA - Poi c'è la partita, certo. Che evidenzia il vero punto debole della rosa: la fascia sinistra. L'età di Lulic avanza, ed è normale vederlo in sofferenza contro avversari nettamente più veloci di lui. Senad rimedia sempre con l'esperienza, ma il modo con cui si prende il giallo stendendo Toljan nel primo tempo è un evidente segno di difficoltà. Al 50' il capitano fa spazio a Lukaku - fuori forma, in ritardo fisico, ha delle attenuanti - ma la musica non cambia. Ci sarà da lavorare. La Lazio del Mapei, comunque, è meno brillante del solito. Sarà la sosta, sarà un Sassuolo che una volta trovato il ritmo non crea troppi pericoli, ma si produce in un tiki-taka ripetitivo e stordente per i biancocelesti. Che reggono l'urto e passano in vantaggio, guarda caso, con una trama tessuta nell'ordine da Patric, Luis Alberto, Correa e infine Immobile. Il pareggio neroverde è frutto di un calo d'attenzione. Una fotocopia del gol subito da Lapadula due settimane fa. Un altro vizio di forma (insieme a quello di sprecare tanti, troppi contropiedi) sul quale lo staff dovrà battere il martello. Nella ripresa cambiano veste entrambe. Con Inzaghi che piazza Patric sul centrosinistra, Acerbi in mezzo e Bastos a destra. Al contrario De Zerbi toglie una punta (Djuricic) per un centrale (Kyriakopoulos) passando a un più “naturale”, per gli uomini in campo, 3-4-2-1. La Lazio soffre un po' nel costruire, ma alla fine la vince. Alla prima vera palla gol del secondo tempo. Da grande squadra, con grande mentalità. Lo ribadisce Milinkovic sui social: “Vincere, per una grande squadra come noi, è un obbligo”. Ecco, di Sassuolo - Lazio deve restare questo: è finito il tempo di esser come loro.

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Articolo scritto il giorno 25/11/19 alle ore 10:15