GARBAGE TIME - Christian Keller, il vichingo dalla staticità marmorea

Pubblicato ieri alle 22.15
15.10.2012 07:15 di Davide Capogrossi Twitter:   articolo letto 11245 volte
Fonte: Davide Capogrossi - Lalaziosiamonoi.it
GARBAGE TIME - Christian Keller, il vichingo dalla staticità marmorea

Svendita all'asta, sessioni affrontate con pochi soldi, uscendo con una valigia piena di robe.  Nove agosto 2005: il Torino Calcio viene dichiarato non idoneo all'iscrizione nel massimo campionato, termina una storia stupenda durata 99 anni. Fallimento...e svendita. Nel suk granata delle occasioni si trovano articoli di alta qualità: da un giovane Federico Marchetti a Federico Balzaretti, da Gaby Mudingayi a Fabio Quagliarella. Claudio Lotito si accomoda in poltrona, il giorno dell'asta, paletta ad una mano, libretto degli assegni nell'altra. Lotto n°31, Christian Keller, esterno destro. Il presidente alza la paletta, nessuno rialza. Tutto tace, Lotito abbandona l'asta con il danesone sotto braccio, quasi meglio dei 9 acquisti d'impeto della stagione precedente.

VIKINGO - Christian Thielsen Keller approda in biancoceleste con un curriculum non irresistibile. Ha 25 anni, vanta circa 170 presenze nella massima serie danese tra Vejle e Viborg e nessun interessamento  da parte della sua Nazionale. Alcuni osservatori granata lo avevano visionato portandolo in Italia, poi il fallimento immediato del Toro aveva liberato il giocatore. Esterno destro di buona fisicità ma tecnica rivedibile, può agire sia come terzino che come centrocampista laterale. I tifosi laziali lo ricorderanno per la sua pelata lucida, la sua fisionomia spigolosa, un non so che di Michael Stipe dei REM in salsa vichinga. Calcisticamente parlando, Delio Rossi comprenderà ben presto il suo reale valore: lentezza, staticità granitica, evidenti limiti tecnici ed una inestirpabile incapacità nell'effettuare cross di qualità, sono solo alcune delle peculiarità di questo ragazzone arrivato senza troppe pretese, ma entrato di diritto in un listone di meteore biancoceleste della prima era lotitiana. Nulla da invidiare, dunque ai vari Mea Vitali, Matias Lequi e Braian Robert.

CALCIO SCIAPO - Mister Rossi impiega oltre tre mesi per decidersi a schierarlo. 11 dicembre, Stadio Armando Picchi di Livorno, una partita molto sentita dalle tifoserie: i granata vincono per 2 a 1 grazie a De Ascentis e un autogol di Peruzzi (nel mezzo il pareggio di Pandev). Evento che verrà ricordato per il saluto romani di Paolo Di Canio verso la curva biancoceleste e per l'esordio del vichingo di Brørup. Solo qualche minuto del recupero, al posto di Belleri, in posizione di terzino. Ingiudicabile. Una nuova occasione giunge puntuale la giornata seguente, quando allo Stadio Olimpico arriva la temibile Juventus. Nel pareggio firmato Rocchi-Trezeguet, il nostro eroe sostituisce Behrami, uscito malconcio all'intervallo dopo un intervento assassino di Cannavaro. Quarantacinque minuti di anonimato, da esterno alto, preoccupato più a contrastare le sfuriate di Nedved che ad offendere. Nessun guaio. L'infortunio di Behrami lo lancia titolare per la  prima volta a Lecce, la prova del nove, decisamente non impossibile. Una Lazio incredibilmente apatica, primo tiro in porta dopo 72' minuti, pareggio a reti bianche: il danese si becca un votaccio, Rossi lo sostituisce all'intervallo preferendogli il più difensivo Belleri, nonostante il deficit offensivo. Bocciatura immediata. Keller scende virtualmente dal grande palcoscenico in quel pomeriggio salentino. La sosta natalizia restituisce Behrami al mister, Keller ha una nuova chance a Messina, nella prima di ritorno, forse l'unica prova che rasenta alla sufficienza. Nonostante lo svantaggio, Rossi sostituisce un esausto Di Canio con il danese, passando ad una sorta di 4-5-1. Il tecnico biancoceleste comunica la sua scelta dalla tribuna al vice, chissà se non si è trattato di un errore di comunicazione Una scelta azzardata ma che alla fine paga. Keller indossa per un attimo i panni di ala arrembante,  raggiunge per la prima volta in Italia il fondo e serve Manfredini per il pareggio. Squilli di trombe...stonate. Lo chiameranno il miracolo di San Filippo. La partita seguente Rossi cerca conferme, invano. In una gara contrassegnata da una violenta contestazione della Nord nei confronti di Lotito e da una prestazione arbitrale "sfortunata" di Mazzoleni (espulsi Siviglia e Liverani), Keller gioca dall'inizio come esterno alto, sfiatato, appassito. Contro il Treviso ancora da titolare, Lazio ancora casualmente sciapa, nella ripresa viene sostituito da Tare. Siamo ai saluti, l'11 febbraio contro l'Udinese: 15 minuti di (poca) qualità, il mercato di riparazione porta forze fresche, e Keller di fatto resta fuori rosa. Ad agosto saluta, destinazione Staebek, campionato norvegese. Attualmente milita nei Randers, massima serie danese. Corre, ma non troppo, segna, con moderazione, pettina...il suo scudo piumato...da buon vichingo che si rispetti.