Crisi Lazio: mai così in basso da 25 anni
Bisogna tornare a 25 anni fa per ritrovare una Lazio così bassa in classifica alla 23esima giornata di campionato. Si deve risalire al 1984-85, campionato dell'ultima retrocessione. Il 24 marzo 1985 la Lazio si trovava al penultimo gradino con 2 vittorie, 9 pareggi e 12 sconfitte. Ed andò a finire come tutti sanno. Il tecnico ravennate è riuscito nell'impresa di far sprofondare la Lazio portandola al terzultimo posto. Ballardini dichiara spesso di non leggere i giornali sportivi, ma di sicuro leggerà la classifica “deprimente” come ha dichiarato Fabio Firmani domenica dopo la sconfitta con il Catania. La Lazio ha il penultimo attacco da settimane con 17 gol in 23 giornate, peggio ha fatto solo il Livorno con 15 reti realizzate. I numeri della squadra biancoceleste sono da retrocessione, nelle ultime 13 gare ha conquistato 12 punti, come ha fatto il Parma, avversario di domenica prossima.
L’Olimpico è diventato ormai terra di conquista per tutti, con un rendimento casalingo disastroso, soli 13 punti in tutto il campionato disputato fino ad ora. Soltanto Atalanta e Siena hanno saputo fare peggio. Ballardini sta centrando le imprese al contrario battendo tutti i record negativi. Anche la Lazio dell’anno scorso con Delio Rossi ha sofferto e molto, andò male in campionato ed arrivò alla fine in affanno ma mai era arrivata in una zona della classifica così bassa. La Lazio di Ballardini ha nove punti in meno rispetto a quella dell’anno scorso.
Ora la squadra bianoceleste deve guardare al futuro e al calendario, tre trasferte nelle prossime quattro partite a Parma, Palermo e a Genova contro la Samp. Da qui al termine del campionato ci sono 15 giornate che dovranno essere 15 battaglie alla conquista dei punti. Non conterà la forza o il rango del club conteranno solo le motivazioni, lo spirito con cui si scenderà in campo pèrchè la Lazio deve trovare le forze per uscire da questa crisi nera e deve rialzarsi allontanando così i fantasmi della serie B e soprattutto i fantasmi di un passato che non si può far tornare e che non si può rendere di nuovo reale.
