Negro ricorda con amarezza: “Usato come barriera umana, sarei rimasto a vita nella Lazio”

05.01.2014 09:15 di Lalaziosiamonoi Redazione  articolo letto 14410 volte
Fonte: Manuel Gavini - Lalaziosiamonoi.it
© foto di Federico De Luca
Negro ricorda con amarezza: “Usato come barriera umana, sarei rimasto a vita nella Lazio”

La querelle legale che si profila all’orizzonte con Vladimir Petkovic riporta alla mente le tante battaglie condotte in tribunale dal presidente Claudio Lotito nei confronti dei suoi tesserati, o freschi ex. I pionieri di tutto ciò furono già nel 2004 – appena pochi mesi dopo il suo insediamento in seno alla presidenza biancoceleste – Paolo Negro e Dino Baggio. In particolare fece scalpore che il primo calciatore finito fuori rosa fu proprio l’allora capitano. “All’inizio il rapporto tra me e Lotito era buono - ricorda Negro sulle colonne de Il Tempo -, il classico rapporto che ci dovrebbe essere tra presidente e capitano. Mi convocò per conoscere il parere della squadra sul tecnico, confermammo le buone impressioni su Caso. I problemi erano tanti, facevo il capitano a tempo pieno ascoltando anche le richieste dei magazzinieri, padri di famiglia che rischiavano il posto di lavoro. Con Lotito mi confrontai sul mercato perché molti miei compagni, vista la situazione, erano intenzionati a fare la valigia: fu quello il punto di rottura. Alla fine del calciomercato lo chiamai per fargli i complimenti, ma il confronto precedente aveva creato una crepa nel rapporto”. Negro entra così nel dettaglio dello scontro, legato alle cifre per la spalmatura del contratto in essere all’epoca, ereditato dalla gestione precedente: “Mi chiamò il mio procuratore, Cavalleri, perché dovevamo presentarci a Villa San Sebastiano per firmare. Le cifre le aveva messe Lotito, e le aveva già comunicate al mio agente. Ma al momento di firmare mischiò le carte, giocò nuovamente al ribasso. A quel punto la rottura fu totale”. Appena quattro presenze (l’ultima il 17 ottobre 2004), prima di finire del dimenticatoio ad allenarsi da solo, insieme all’altro ‘dissidente’: “Ho mandato giù molti bocconi amari. Venivo usato come barriera umana, io e Dino Baggio ci allenavamo da soli: quando la squadra era in palestra noi andavamo sul campo, quando la squadra era in campo noi in palestra. Non conosco i motivi di questi suoi atteggiamenti, continua a perdere giocatori a parametro zero pagando indennizzi sempre maggiori. L’Aic dovrebbe aprire gli occhi e fare di più, gli iscritti non vengono tutelati”. L’inevitabile addio alla Lazio si sarebbe consumato da lì a pochi mesi, con la morte nel cuore: “L’ho vissuta come una sconfitta, è stato un trauma - rivela Negro -. Io la Lazio ce l’ho dentro, avrei voluto spendere il resto della vita per questi colori”.