Lazio, Lotito: "Finito il tempo dei diritti, adesso voglio i risultati"

16.10.2019 07:26 di Valerio De Benedetti Twitter:    Vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Lazio, Lotito: "Finito il tempo dei diritti, adesso voglio i risultati"

Ospite nella sede del Corriere dello Sport, il presidente della Lazio Claudio Lotito ha affrontato molti temi riguardanti il mondo biancoceleste e non solo. Una lunga intervista in cui il patron dei capitolini ha potuto esprimersi in merito a tante situazioni del presente ma anche del passato. "Sono cambiato, l'esperienza fa assumere degli atteggiamenti diversi. Sono entrato in un sistema che aveva delle criticità. Quando presi la parola per la prima volta in Lega, tutti rimasero sconvolti perché di solito parlavano sempre gli stessi. Proposi una 'ricetta' per migliorare, 15 anni dopo i problemi sono rimasti gli stessi. Io l'ho applicata alla Lazio e i risultati si sono visti. Io misi il Salary Cap che mi permise di risanare la società che era in perdita e con tanti debiti, e gli ho dato fondamenta di cemento armato. Risultati che dimostrano che quella visione era giusta. Civilisticamente sono il proprietario della Lazio, ma coltivo anche la stessa passione dei tifosi, quindi ho l'obbligo di preservare i valori e la storia di questa società. Ai calciatori dico sempre che oltre ad essere campioni sul campo, bisogna esserlo anche nella vita. Ricordate Klose con il Napoli che si fece annullare un gol per aver toccato il pallone con la mano? Non so quanti altri calciatori lo avrebbero fatto". 

TROFEI E SUCCESSI - "La Lazio dopo la Juve è quella che ha vinto più di tutti. La Fiorentina non ha vinto nulla, il Napoli meno di noi. Nell'Under 15 abbiamo 7 giocatori in Nazionale. La politica che abbiamo messo in campo noi, è quella di non usare scorciatoie. Lo sport è basato sul merito, sullo spirito di sacrificio, su valori che sono fondanti nella società civile e che noi applichiamo quotidianamente. Per questo la Lazio viene considerata una società modello. I trofei, gli scudetti contano, ma in maggior modo conta quello che lasci". 

MILINKOVIC - "Ho rifiutato offerto considerevoli che nessuno al mondo, non Italia, avrebbe rifiutato. E non ho sparato nulla. 110 milioni per Milinkovic? Siete informati in difetto. Ci sono testimoni oculari che hanno fatto da tramite. Parliamo di cifre superiori". 

LA SQUADRA - "Un presidente come me prova a creare un ambiente che renda i calciatori orgogliosi e legati alla maglia. I lavori a Formello lo dimostrano, abbiamo uno dei migliori centri sportivi nel mondo. Questo è l'elemento materiale, poi c'è quello psicologico. Ci sono i cani da salotto, da passeggio e da combattimento. Io sono addestrato al combattimento. Se sei determinato ottieni i risultati. Quando hai la necessità di dimostrare, vai a 300 km/h. Più importante la macchina o il guidatore? Entrambi lo sono. Bisogna essere coscienti delle proprie potenzialità, ma anche umili. Alla squadra manca un po' il carattere del presidente per fare il salto. Quando scendi in campo devi dare il 300%. Sono un po' arrabbiato, sono convinto che la squadra possa dare di più. Se uno riceve deve anche dare. Se ho dato un Ferrari a Inzaghi? Non lo posso dire io, parlano i fatti. Io penso che la Lazio possa competere alla pari con tutte. Il fatto di aver vincere la Supercoppa contro la Juve e l'Inter lo dimostra. Se la Lazio avesse avuto il carattere dell'Inter del Triplete, guarderebbe tutti dall'alto verso il basso. Io il mio lavoro l'ho fatto, poi sul campo non ci vado io. Se ci andassi io otterremo altri risultati. Per essere protagonista devi avere carattere e i caratteri vanno forgiati. Non bisogna mai adagiarsi". 

MERCATO - "Se ci siamo detti di dover cambiare qualcosa? L'abbiamo fatto, abbiamo acquistato dei giocatori infatti. Poi però la formazione non la faccio io. Non mi permetto di interferire in queste cose come hanno fatto altri miei colleghi. Alcuni calciatori forse avranno bisogno di più tempo. Le correzioni comunque sono state fatte. Sono convinto che questi giocatori faranno molto bene. Correa veniva visto da me come un grande calciatore, inizialmente ha faticato poi si è dimostrato per quello che è".

LA SOCIETA' - "Le decisioni ultime nella società le prendo io, ma io lavoro in equipe e quindi ascolto i consigli di tutti. Se è un gioco di squadra tutti devono agire nell'interesse della squadra. In una struttura devono esserci comunque delle gerarchie e queste vanno rispettate. Dobbiamo creare delle condizioni per il quale tutti sono utili ma nessuno indispensabile. Se lo si capisce, tutti si mettono a completo servizio". 

CHAMPIONS E DE VRIJ - Abbiamo perso la Champions con l'Inter avendo due risultati su tre. Faccio un discorso tecnico: voi l'avreste fatto giocare de Vrij?" - "Io no" - gli rispondono in studio. "Appunto", risponde il presidente. Io ho visto la partita, se vedi il primo tempo c'è stato un episodio dove siamo stati fortunati. E quello doveva essere un campanello d'allarme. Nella vita bisogna avere anche buonsenso. Il 90% degli allenatori sceglie il giocatore col nome migliore, gli attributi si dimostrano quando metti uno socnosciuto che poi ti fa vincere. Le responsabilità di quella partita con l'Inter sono di tutti ma in primis le mie perché l'ho consentito (di schierare de Vrij ndr.). Avrei dovuto intervenire. Comincio ad avere un'età che mi porta a fare delle riflessioni. Io non l'avrei fatto giocare, abbiamo perso la partita per de Vrij. Lo staff mi ha detto che lui era un grande professionista, io da parte mia avevo detto che non avrebbe dovuto giocare, ma non ho obbligato nessuno". 

LA STAGIONE DEI DOVERI - "Gli stipendi si sono alzati rispetto all'inizio perchè abbiamo voluto valorizzare i nostri giocatori. Quindi anche per questo devono scendere in campo e dare di più. Ci sono diritti e doveri, e questa deve essere la stagione dei doveri. I diritti sono finiti. Chiedo quindi i risultati, in funzione di quello che hanno. Ho dato una Ferrari, ora bisogna raggiungere gli obiettivi. Io pago i calciatori per vincere, altrimenti schiererei la Primavera che mi costerebbe molto di meno. Bisogna portare a casa un risultato da 30 e lode". 

JONY - "Lulic tutta la vita a sinistra? Alle persone bisogna dare tempo di ambientarsi. Jony arriva da un altro campionato, in un ambiente nuovo, un altro modo di giocare. Non è detto che non possa fare quel ruolo. Bisogna valutare anche l'avversario che c'è di fronte. Se si fa sempre le stesse scelte, poi si provoca un appiattimento che non spinge gli altri a far meglio. Se si viene considerati fuori dai progetti, non si da il massimo. Ma con questo non voglio entrare nelle scelte dell'allenatore. In ogni caso le scelte del direttore sportivo sono state fatte insieme al tecnico". 

CASO IMMOBILE - "La storie è questa. Nell'intervallo Immobile aveva accusato un malessere. Per questo Inzaghi l'ha sostituito, anche se il giocatore non voleva. Sicuramente è stato un comportamento sbagliato, avrebbe dovuto dare l'esempio. Io non so come ha reagito lo spogliatoio, non ero all'interno. Se sei un componente della squadra e l'allenatore decide di sostituirti, devi accettarlo di buon grado. A volte bisogna soppesare se è più importante privarsi di una risorsa in una gara importante o se dare il buon esempio". 

VINCERE - "Io vinco quotidianamente per quello che faccio per gli altri. Abbiamo fatto delle iniziative prima di tutti. Abbiamo avuto il coraggio di farlo, quando tutti erano controcorrente. Speriamo che con Lotito il risultato sia garantito (ride ndr)". 

ATALANTA - "Hanno un'ottima organizzazione. Ho grande stima di Percassi. Lui è una persona che sa fare calcio, il suo vantaggio è di farlo in una città meno oppressiva di Roma. Questa è la piazza più difficile di tutto il calcio italiano. Però sicuramente i meriti sono tanti e hanno portato grandi risultati. Hanno più fame della Lazio, si vede in campo e nell'atteggiamento". 

STADIO - "Mi sono dedicato a migliorare e ad abbellire la casa della Lazio, Formello. Chiaro è che necessitiamo di uno stadio nuovo. A Roma purtroppo non è facile farlo rispetto ad altre città dove vengono incentivate queste opere. Qui si tenta di scongiurarlo, si vede solo l'aspetto negativo. In passato mi accusarono di speculazione, quando io lo stadio volevo intestarlo alla Lazio. Mi adopererò perché la Lazio possa averlo. Bisogna far capire l'importanza di creare un'infrastruttura così. Sarebbe un bene sociale, vissuto 24 ore su 24 da tutti. Se ci sono le condizioni politiche? Non le ho ancora esplorate, quindi non posso esprimere giudizi. In questo caso non ho voluto fare l'apripista, mi son detto di vedere prima cosa succedesse agli altri. Sarebbe un'opera di interesse collettivo. La miopia della politica non ci ha permesso di farlo in passato con delle motivazioni che potevano essere superate. Sui terreni che avevo indicato io non c'è mai stata un'esondazione, eppure loro parlavano di questo problema". 

LA SALERNITANA - "Quest'anno ho voluto superare me stesso. Ho allestito una squadra per far si che possa essere competitiva, con un allenatore che ha una storia importante. Vorrei vincere il campionato. Ovviamente se arrivo in Serie A dovrò lasciare la società. Le norme sono ridicole purtroppo. Sono stato il primo in tutta trasparenza ad avere due squadre. L'ho presa in Eccellenza e l'ho portata in B. Ora però ho spinto l'acceleratore. La squadra ha le potenzialità per salire. A chi venderla? Troveremo qualcuno, le mie capacità mi faranno trovare una soluzione". 

BILANCIO NEGATIVO - "Abbiamo indubbiamente aumentato le spese. Il motivo deriva dalla Uefa che ha preso posizione e ha fatto una scelta. Prima era prevista una quota di ammissione e una di partecipazione, ora ce n'è solo una di partecipazione, quindi i soldi entreranno solo successivamente il prossimo anno. Ecco perché c'è quella perdita sul bilancio. La Lazio si è trovata con una quota importante in meno, ha chiuso in perdita al 30 giugno, ma dal 1 luglio sarà senza dubbio in attivo. 

Pubblicato il giorno 15/10/2019 alle ore 16:15