Lazio, toro preso per le corna: l'ex Immobile impietoso matador

31.10.2019 06:35 di Leonardo Giovannetti Twitter:    Vedi letture
Lazio, toro preso per le corna: l'ex Immobile impietoso matador

La Lazio scende nell’anfiteatro per dare battaglia a un toro tramortito, sì, ma ancora capace di nuocere e reagire di orgoglio. L’Olimpico si trasforma in un’arena in cui i biancocelesti, muniti di drappo rosso, vestono i panni del torero. Via il cappello come ogni buon matador fa al suo ingresso, e con esso le paure di una partita che può nascondere insidie spiacevoli tra i granelli di sabbia. E con questo costume gli uomini di Inzaghi si sentono comodi, perché dopo una lotta concitata di venti minuti, la Lazio decide di prendere il toro per le corna. Lo fa con un eurogol di Acerbi, una doppietta di Immobile e con un'autorete di Belotti sul finale. Grinta e cuore in una notte tutta biancoceleste.

SU IL DRAPPO ROSSO - Un primo scorcio di gara per comprendere le intenzioni del toro: serve uno studio attento per capire quanto osare, dove e come colpire l’avversario. E per questo motivo la Lazio si mette lì, guardinga e pronta a far male. Al minuto 25’ Acerbi alza il drappo rosso: il toro ci casca, con tutte le zampe. Bordata micidiale dalla distanza, una freccia che Sirigu può solo osservare, sconsolato, mentre si infila sotto la traversa. Una botta che sgretola la resistenza dell’avversario, ancora barcollante quando la gara riprende. C’è bisogno di assestare la seconda stangata, ora che gli uomini di Mazzarri sono storditi. E ci pensa l’ex della serata, il bomber biancoceleste per antonomasia: Ciro Immobile si allarga sulla sinistra, rientra e scarica un destro al fulmicotone. Boato all’Olimpico, la Lazio raddoppia. Dalla difesa all’attacco, due reti da parte di chi è osservato attentamente: Roberto Mancini siede concentrato sugli spalti. Eccola la grinta che tutti chiedevano, la forza d’animo di una squadra che questa volta la partita la vuole chiudere.

FINE DELLA CORRIDA - Un gol di Caicedo nei primi minuti della ripresa sembra poter scrivere la parola ‘fine’, e invece un drappo si alza e ferma tutto. No, non è quello rosso del matador: è la bandierina del guardalinee. Ma non c’è tregua, la Lazio non ha intenzione di mollare la presa. La macchina di Inzaghi sembra oliata alla perfezione, ogni ingranaggio scorre nel verso giusto. Milinkovic e Luis Alberto inventano, Lulic e Marusic spingono. Immobile e Caicedo raccolgono i frutti e bersagliano Sirigu. Al minuto 67 Caicedo guadagna un rigore che lascia in dieci il Torino: fuori N’koulou. Questa volta non ci sono dubbi sul rigorista: Ciro Immobile prende la sfera senza esitazioni. Palla da una parte, Sirigu dall’altra. Il 3 a 0 viene simpaticamente festeggiato dal bomber partenopeo con una cresta: Belotti può solo guardare impietrito. Fioccano le occasioni, la superiorità numerica si sente tutta. Correa rileva Caicedo e porta ulteriore energia alla manovra biancoceleste, sfiorando anche il gol in un paio di occasioni. L’avversario è sulle gambe e non riesce a reagire. Il controllo sul toro è totale, accompagnare la gara fino al termine compito facile. Sul fischio finale arriva pure il quarto gol: da calcio d'angolo batte Luis Alberto, Belotti devia e un Sirigu non impeccabile tocca il pallone senza evitare la rete. La Lazio torna a vincere due partite consecutive, evento mai verificatosi in questi primi due mesi di campionato. La risposta giusta per battere un colpo: ci sono anche i biancocelesti per lottare nelle zone alte della classifica. L’aquila ha preso il toro per le corna. Su quel drappo rosso, gli uomini di Mazzarri si sono schiantati ben quattro volte.

Pubblicato il 30-10 alle 22.50