ESCLUSIVA - Il primo coach di Milinkovic: "Si nascondeva dietro un albero per non correre, ora è un astro nascente"

Pubblicato il 12/11 alle ore 14
12.10.2015 06:30 di Davide Capogrossi Twitter:    vedi letture
Fonte: Davide Capogrossi/ - Lalaziosiamonoi.it
© foto di Federico Gaetano
ESCLUSIVA - Il primo coach di Milinkovic: "Si nascondeva dietro un albero per non correre, ora è un astro nascente"

Immaginatevi un ragazzino che dà del tu alla palla, sin dalla più tenera età. Questo ragazzino ha il calcio nel sangue, un talento da vendere. Come tanti calciatori della sua età, vuole giocare a pallone, non ama l'esercizio fisico senza l'oggetto del gioco. Talvolta si nasconde dietro a un albero, mentre i compagni corrono per il campo. Un paio di giri a vuoto e poi si riaggrega al gruppo. Questo ragazzino è scaltro, si chiama Sergej, di cognome fa Milinkovic-Savic. È una delle tante promesse del Vojvodina, club serbo di Novi Sad con una buona tradizione a livello giovanile. La scuola di Mihajlovic e Boskov, di Tadic e Krasic. Sergej è scaltro e prudente, una caratteristica preziosa che porterà nel suo bagaglio. È convinto che Milan Kosanovic, il suo allenatore, non se ne accorga mai "Era un po' pigro e non mostrava una gran responsabilità negli allenamenti". Beccato! Sono ragazzi, d'altronde. Sergej è diventato grande, ora si fa sul serio. A Formello è il primo ad arrivare al campo, non molla un centimetro in allenamento così come in partita. Ma non ha perso quella scaltrezza di gioventù. Oggi non si nasconde più dietro l'albero, bensì alle spalle dei centrocampisti, tra le linee, lì dove fa più male. "È un astro nascente, può diventare tra i migliori" - ammette Milan Kosanovic, il suo primo allenatore e mentore, intervenuto in esclusiva ai microfoni di Lalaziosiamonoi.it. Kosanovic ha fatto parte dello staff della Serbia U-20 campione del mondo in Nuova Zelanda un anno fa ed è il coordinatore del settore giovanile del Vojvodina. Di seguito vi proponiamo l'intervista, ricca di simpatici retroscena e con spunti sulle possibile prospettive del nuovo gioiellino del centrocampo della Lazio.

Può descriverci Milinkovic-Savic nella sua evoluzione nel settore giovanile? "Sergej Milinkovic-Savic ha avuto uno sviluppo nel nostro settore giovanile che non è così tipico. Fino a quando non iniziò a giocare negli Allievi, aveva dimostrato di possedere un'idea di calcio ma era un po' pigro e non mostrava una gran responsabilità negli allenamenti. Nel 2012 iniziò a giocare regolarmente con la nostra squadra Allievi e più tardi in quella stagione fu invitato a giocate con la Nazionale serba U-19. Negli ultimi tre anni  ha seguito un percorso incredibile: da riserva degli Allievi del Vojvodina è riuscito a diventare campione europeo e mondiale con la Nazionale serba e ha iniziato a giocare con regolarità in Serie A con la maglia della Lazio".

Ha qualche aneddoto relativo a quel periodo? "Sergej ha sempre amato il calcio e il calcio è la prima cosa che mi passa per la mente quando penso a lui. Comunque giocatori del suo stile talvolta provano ad evitare di correre ed allenarsi, un qualcosa che a lui riusciva bene. Durante gli allenamenti nel periodo invernale, mentre i suoi compagni correvano intorno al campo, a volte riusciva a nascondersi dietro a un albero e si univa alla squadra dopo che loro avevano percorso già due o tre giri. Era molto prudente e questa è la sua principale caratteristica".

Quando ha realizzato che Sergej sarebbe diventato un giocatore importante? "Ogni coach che lo ha allenato era a conoscenza del suo talento. In ogni modo, nel 2012, decisi di portarlo a fare un test completo, non solo sulle sue caratteristiche fisiche, ma sulla sua abilità di muoversi e orientarsi nello spazio. Registrò i  migliori risultati tra tutti gli atleti di ogni sport (basket, pallavolo, pallamano, etc.) che avevano svolto il test prima di lui. In quel momento ho avuto la convinzione che, con gli allenamenti del caso, eravamo sulla giusta direzione. Riguardo l'orientamento nello spazio, lui sapeva la soluzione prima che ciascuno di noi la potesse vedere".

Quali erano i suoi punti di forza e le sue debolezze? In quali aspetti è cresciuto maggiormente? "Ha sempre saputo giocare a calcio. Il pallone era il suo giocattolo e il suo amico e poteva farci qualsiasi cosa, a prescindere dal piede destro o sinistro. Aveva anche grandi abilità in attacco,  sapeva come trovare la via del gol e ha sempre passato la palla con grande costrutto. È migliorato soprattutto nell'aspetto che lo affliggeva maggiormente in gioventù, cioè la responsabilità nei confronti della partita. È sempre stato molto alto, sebbene provasse a fare qualsiasi cosa con i piedi. Ora ha iniziato anche a segnare di testa".

Nel settore giovanile è stato impiegato in altre zone del campo? "Ha sempre giocato a centrocampo, ma in alcuni tornei è stato schierato anche da centravanti".

Sergej mostra una certa freddezza e maturità nonostante la giovane età.  È una qualità che possedeva già ai tempi del Vojvodina? "Quando il pallone è il tuo giocattolo e il tuo amico, sembri sempre calmo per forza di cose. Penso che abbia acquisito una certa maturità dopo aver giocato con la Nazionale U-19. Ha vinto il titolo europeo e poi il Mondiale con l'U-20, dove ha imparato cosa significa avere responsabilità durante una partita. Comunque, considerando la sua età, sono d'accordo sul fatto che sia maturo".

Cosa pensa delle lacrime versate dopo il rifiuto alla Fiorentina? La Lazio è stata la scelta giusta? "Il mio consiglio per lui fu quello di restare al Vojvodina ancora un po' di tempo, poiché aveva giocato solo 12 partite con la prima squadra e pensavo che fosse troppo presto per andare via. Riguardo la sua decisione di rifiutare di firmare per la Fiorentina, suppongo che pensava che la Lazio potesse offrirgli maggiori possibilità di crescita. Personalmente, penso che Lazio e Fiorentina siano dei club seri e che non ci sia molta differenza tra le due squadre. La Lazio ha giocato il preliminare di Champions League e forse è per questo che lui ha deciso di andare lì".

Sta giocando a buoni livelli nella sua stagione d'esordio. È una sorpresa per lei? Che livello può raggiungere? "Non mi sorprende. Sapevo che necessitava di farsi forza e concentrarsi in questi primi due mesi perchè ha bisogno di tempo per adattarsi in un nuovo club. Fu lo stesso quando si trasferì dal Vojvodina al Gent. L'ho visto giocare contro il Dnipro e può migliorare ancora. Penso che in questo momento il campionato ideale sia l'ideale per lui. Penso che possa raggiungere un livello tale da diventare un giocatore importante in Champions League, un giorno".

Stefano Pioli lo utilizza in posizione di trequartista. Secondo lei può giocare anche da mezzala o da regista? "Sergej può agire in qualsiasi posizione che richieda attacco e possesso palla".

Qualcuno lo paragona a Tourè, altri a Pogba o a leggende serbe come Stankovic e Jugovic. A quale giocatore assomiglia maggiormente? "Se dovessi compararlo con qualcuno, penso che abbia alcune caratteristiche di ciascuno dei giocatori menzionati. Ma io vorrei che, tra due o tre anni, potremo vedere altri giocatori e discutere se siano simili a Sergej. Lui è già autentico e ha tutto l'occorrente per diventare un grande giocatore del calcio mondiale, come lo erano Stankovic e Jugovic o Pogba oggi. In questo momento è un astro nascente".

Il selezionatore della Nazionale serba Radovan Curcic l'ha convocato in prima squadra. Pensa che l'esperienza con l'U-21 sia giunta al termine? "No, Sergej giocherà ancora con la nostra U-21. Noi ci sentiamo una volta a settimana e so quanta voglia ha di giocare. Fa parte della nostra squadra U-21, la maggior parte dei giocatori ha vinto il Mondiale U20 lo scorso anno.  A novembre, la nostra Nazionale maggiore giocherà solo gare amichevoli mentre l'U-21 le qualificazioni per i campionati europei contro Italia e Slovenia e Sergej non aspetta altro che giocare queste partite."