Lazio, Luis Alberto: "Ho trasformato i fischi in applausi. E per il rinnovo ci siamo"

Luis Alberto ha risposto alle domande del giornalista spagnolo Antonio Fuentes nel corso della diretta Instagram organizzata da 'El Transistor'.
10.04.2020 07:30 di Lalaziosiamonoi Redazione   Vedi letture
Fonte: Elena Bravetti e Gabriele Candelori - Lalaziosiamonoi.it
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Lazio, Luis Alberto: "Ho trasformato i fischi in applausi. E per il rinnovo ci siamo"

In giorni in cui è impossibile fare delle interviste, i social vengono in aiuto dei tanti italiani chiusi in casa per prevenire l'espandersi di contagi da Coronavirus. In casa Lazio, già altri giocatori, tra cui Acerbi, Immobile, Luis Alberto e Patric, si sono raccontati in diretta Instagram. Il 'Mago' è tornato ad utilizzare il social network per esprimersi su questo delicato momento, rispondendo alle domande di Antonio Fuentes, giornalista di 'Onda Cero', sull'account ufficiale del programma 'El Transistor': “Va tutto abbastanza bene. Dopo la partita con il Bologna sono andato con il mio fisioterapista in Andalusia per curarmi. Lì c'è la mia famiglia, invece quando sono tornato a Roma sono stato un mese qui da solo. Per fortuna ho residenza in Italia e quindi con un permesso mi hanno potuto raggiungere. Hanno solo controllato la loro temperatura, ora mi tocca fare la spesa per tutti (ride, ndr). L'Italia è più avanti rispetto alla Spagna: "La sensazione è che a fine mese potremo iniziare ad allenarci, anche se credo in piccoli gruppi ancora. Sembra piano piano stia finendo tutto, qui a Roma comunque siamo tranquilli. La situazione al Nord è un po’ più grave”. Difficile fissare una data: Ogni cinque giorni cambiano opinione. Credo vogliano iniziare verso l’inizio di giugno, ma è difficile parlare di una data. Dipende tutto dall’evoluzione dal virus, l’importante è che passi il primo possibile. Io voglio finire il campionato, sarebbe giusto sia per chi è in alto per chi è in basso. Non lo dico perché siamo secondi”. 

LA QUARANTENA - “Senza pallone, mi tocca fare palestra. Sono stato professionale, mi sto allenando come non mai. Faccio doppie sessioni, correndo anche un po’ il pomeriggio. Sto facendo forza, si giocherà ogni tre giorni e bisogna prevenire gli infortuni. Anche la prossima stagione sarà dura con tutte quelle competizioni. Per fortuna noi siamo privilegiati, penso a mio fratello che vive in una casa piccolissima. I bambini sono quelli che si stanno comportando meglio, i miei per fortuna sono casalinghi. E con lo spazio che abbiamo è tutto più facile. Chi cucina? Mia moglie, io brucio tutto".

LA CRESCITA - “Mi dispiace, quando ero giovane avrei dovuto fare di più. Ho tardato a fare il salto di qualità, al Siviglia non ero maturo però non ho avuto neanche molte opportunità. Al Liverpool arrivavo dalla Serie B spagnola, il contraccolpo è stato forte. Mi ero adattato e mi sono allenato con intensità. Non ho avuto i minuti che volevo. Poi anche al Malaga ho iniziato bene, soprattutto nel pre campionato. L’anno successivo è andata meglio al Depor, è stata un’iniezione di fiducia. Mi divertivo, poi è arrivata la pubalgia. Il salto di qualità definitivo l’ho fatto alla Lazio, un club grandissimo. All'inizio non mi conosceva nessuno, ma era colpa mia. Venivo dal Liverpool dove mi allenavo solo, poi ho cambiato mentalità con Campillo e ho fatto un salto in avanti. Per i giovani lavorare con un mental coach è importantissimo, ti da fiducia. Giocai di più, era tutto differente”.

RINNOVO VICINO -  "L'ho detto sempre: il Siviglia è casa mia e mi piacerebbe tornare. Ma il mio futuro è alla Lazio, è praticamente impossibile. Siamo a un buon punto per il rinnovo, credo arriverà presto ma bisogna aspettare che termini anche la vicenda del Coronavirus".

LA SUPERCOPPA - “La finale di Supercoppa è stata strana, è stato il gol che ho festeggiato di meno. Giocavamo senza tifosi, lì urlavano solo per Ronaldo. Non c’era rivalità e la possibilità di festeggiare con la gente. C’era la mia famiglia sì, ma non mi ha dato la stessa adrenalina. Avrei preferito farlo in casa della Juventus, non mi è piaciuto”.

I COMPAGNI CHE LO HANNO IMPRESSIONATO - "Felipe Anderson aveva una qualità non comune. Milinkovic anche è molto bravo qualitativamente. Mi sta sorprendendo molto Correa, che conoscevo già ai tempi del Siviglia". Poi c'è Immobile, un altro ex Siviglia: "Cosa gli è successo in Spagna? Ne ho parlato con lui, mi ha detto che gli è piaciuto tutto, il club, la città. Davanti a lui aveva Gameiro, era complicato. L’importante è che stia con noi, e continui a segnare 30-40 gol per stagione".

UN MESSAGGIO IN ITALIANO - Luis Alberto ha salutato in italiano tutti i tifosi della Lazio collegati: "Un saluto a tutti i laziali, speriamo tutto questo passi presto. Ci vediamo presto all’Olimpico per festeggiare insieme qualcosa di bello con la Lazio". A Roma lo spagnolo è esploso: "Venire alla Lazio è stata la migliore decisione che ho preso. Italiano? Lo parlo abbastanza bene, è più facile dell’inglese (ride, ndr). Quando ho capito che ce l’avrei fatta? Quando sono venuto al Barcellona, ero piccolo. Io e mia moglie non sapevamo fare neanche la lavatrice. Dopo quattro-cinque mesi, mi sono detto “Ora sono un calciatore”. I miei ex compagni blaugrana giocano tutti ad alto livello, praticamente tutti in Primera Division".

INIESTA E IL LIVERPOOL - "Iniesta è il giocatore che in assoluto mi ha impressionato di più, soprattutto la maniera di controllare la palla. Lucas Perez? Mi sono divertito molto con lui, non soltanto in campo ma anche fuori. Per me è come un fratello. Con Coutinho ho tenuto meno contatto, Luis Suarez è una persona molto umile, mi ha dato una mano in tutto quello che ha potuto. C’era anche Leiva, mi aiutò a passare bene quei mesi, che ricordo comunque con affetto. Al Liverpool fisicamente sono i migliori. Nell’ultimo mese stavano vincendo ma non stavano convincendo come nei mesi precedenti. Quello che stavano facendo in Premier è impressionante. Un ritorno? In quel tipo di calcio è difficile possa adattarmi. Giocano con centrocampisti di contenimento e tre attaccanti”.

I COMPAGNI ALLA LAZIO - "Jony da quando è arrivato siamo sempre insieme. Si sta adattando, sta avendo continuità anche per l’infortunio di Lulic e credo stia facendo abbastanza bene. È un giocatore di qualità. Sergej è un fenomeno, è molto facile giocare con uno della sua categoria. Che mi regalerà Immobile se arriva a 37 gol? Gli ho chiesto un orologio e anche a Correa gli ho detto che, se avessi continuato a fare assist, mi avrebbe dovuto fare un regalo".

OBIETTIVI - "L'Europeo? Era il mio momento, ma c’è un allenatore che decide. Io cerco sempre di fare il meglio possibile. Sono contento, continuo a giocare come so e cerco di vincere la Serie A. Io al Napoli? C’è già Fabian (ride, ndr). Messi o CR7? Messi, sempre Messi". Sullo Scudetto: "Dobbiamo crederci. Non dobbiamo dimenticare il nostro obiettivo principale, che è la Champions, ma non si può negare che siamo in lizza per il titolo".

I TIFOSI - "Con i tifosi della Roma non ho mai avuto problemi di nessun tipo per fortuna. Qui c’è una forte rivalità, più di Siviglia-Betis. Quando ci sono i nostri tifosi che ci incitano, siamo in dodici a giocare. Cambiare i fischi in applausi è molto bello. Non mi muovo molto dal quartiere dove sto, che è vicino rispetto a dove mi alleno. La citta? Conosco poco Roma". 

Pubblicato il 9/04 alle 19.00