Infantino, la FIFA lavora alla sfiducia. E già si pensa a una (rivoluzionaria) riforma
La sfiducia è praticamente sul tavolo. Le 43 firme necessarie vengono cercate tra le federazioni. E a Salisburgo, mentre il Psg e l’Aston Villa si contendevano la Supercoppa europea, il calcio mondiale ha celebrato un altro tipo di partita: il primo vero summit in presenza per preparare la destituzione di Gianni Infantino.
Il presidente Uefa Aleksander Ceferin ha riunito attorno a sé Nasser Al-Khelaifi, presidente del Psg e dell’Eca, l’associazione dei club europei, e Patrice Motsepe, presidente della Caf. I colloqui si sono svolti anche nell’Hanger-7 della Red Bull, il museo-simbolo del potere economico e sportivo salisburghese. Ma soprattutto era significativa la composizione del tavolo. Al-Khelaifi rappresentava i grandi club. Motsepe rappresentava l’Africa, storico serbatoio elettorale di Infantino. La sua presenza, dopo anni di solida alleanza con il presidente Fifa, è stata il segnale più importante, riporta Corriere.it.
La coalizione anti-Infantino ha messo a punto le prossime mosse. La prima è politica: raccogliere le 43 adesioni necessarie per una mozione di sfiducia e tentare di portare il presidente davanti a un voto d’emergenza prima delle elezioni di marzo. La seconda è istituzionale: preparare una nuova architettura della Fifa. La terza è sportiva: minacciare il boicottaggio delle competizioni Fifa se Infantino non dovesse ritirare la candidatura.
La bozza del nuovo modello contiene un’idea che, se mai diventasse realtà, sarebbe una rivoluzione: la presidenza a rotazione continentale. Quattro anni, senza rinnovo consecutivo; poi il turno passa a un’altra confederazione. Europa, Sudamerica, Asia, Africa, Nord e Centro America, Oceania. Nessun presidente "eterno", nessuna campagna elettorale da costruire attraverso anni di distribuzione di consenso e risorse.
Il nome di Victor Montagliani, presidente della Concacaf, continua a circolare come possibile candidato anti-Infantino. A giugno aveva detto che la sua priorità era la rielezione alla guida della confederazione nordamericana e centroamericana. Ma al congresso Fifa di Vancouver aveva lasciato una frase che oggi sembra un programma: "La leadership non è questione di potere".
