La Lazio del -9, Mimmo Caso e gli aneddoti di Carlo Regalia: "Indelebile impresa, da svincolati..."

18.12.2013 16:16 di Lalaziosiamonoi Redazione  articolo letto 7858 volte
Fonte: Manuel Gavini - Lalaziosiamonoi.it
La Lazio del -9, Mimmo Caso e gli aneddoti di Carlo Regalia: "Indelebile impresa, da svincolati..."

Chi per il calcioscommesse ha già pagato le amare conseguenze è Mimmo Caso, capitano dell’indimenticata Lazio del -9 nel 1986/87. Ma, nel dramma, nessuno avrebbe mai immaginato che quella stagione si sarebbe rivelata la gemma della storia biancoceleste, con quella “banda” a entrare indelebilmente nella leggenda. Il simbolo di quella impresa ha rinfrescato i ricordi, in un vero pomeriggio d’amarcord, ai microfoni di Lazio Style Radio 100.7: “Fu un’impresa evitare la retrocessione – ricorda con orgoglio l’ex Capitano –. Abbiamo lasciato un’impronta nella storia della Lazio, facendone la fortuna. Credo che quella squadra rimarrà negli annali del calcio, anche perché da quel risultato è dipesa la storia di un intero popolo. Una squadra allestita sulla carta per tornare il Serie A, prima che il fardello della penalizzazione cambiasse tutto. Non smetterò mai di ringraziare i tifosi laziali, in 80.000 per Lazio-Vicenza, senza considerare tutti quelli rimasti fuori: non l’ho più visto uno stadio così gremito”. Caso si addentra poi nel ricordo dell’indimenticato Giuliano Fiorini: “Era colui con il quale avevo più intesa, purtroppo il destino ce lo ha strappato troppo presto. Un uomo splendido, sapeva far gruppo e stare in mezzo ai compagni, tirare sempre su il morale. Spesso e volentieri non riuscivamo nemmeno a dormire quando eravamo in camera insieme, davvero un compagno di viaggio straordinario. E quanto fumava! (ride, ndr). Una persona genuina, impossibile da non apprezzare: il suo modo di essere mi ha insegnato tanto. Prima dell’ultima gara col Campobasso, molto sentita da entrambi – anche se io lo davo a vedere meno di Giuliano –, rimanemmo svegli a chiacchierare con l’allora dottore Alfredo Carfagni fino alle 7 di mattina, per la tensione non riuscivamo a prendere sonno. Il suo pianto dopo Lazio-Vicenza? Fu una liberazione da un fardello troppo pesante, ma la squadra non accusò il calo di tensione, consapevole che c’era ancora lo scoglio degli spareggi da superare. Un obiettivo era centrato, ma ne mancava ancora uno: pianto liberatorio a parte, non ci fu tempo di gioire oltremisura”. Quel 5 luglio 1987, giorno dello spareggio decisivo a Napoli contro il Campobasso, sarà impossibile da cancellare: “Un appuntamento che non si poteva fallire, per l’importanza della storia laziale – rammenta Caso –. Tutto quello che era accaduto precedentemente non atteneva a quella squadra, ma dovevamo comunque sdebitarci con i tifosi che avevano vissuto quell’incubo. I tifosi laziali sono i più attaccati alla loro squadra tra quelli che io abbia mai conosciuto. Se penso che ci seguirono in 40.000 a Napoli per gli spareggi…”.

A sorpresa, interviene in diretta anche l’ex direttore Carlo Regalia. Anche da lui un coacervo di ricordi: “E’ stata tutta un’avventura, dall’estate prima con il rischio di sparire fino alla salvezza dopo il -9”. Con ordine: “Arrivammo a 48 ore dal fallimento, ricordo che un giovedì chiamai il presidente di Lega, Matarrese, avvertendo che la Lazio stava per sparire. Lui prese l’aereo e venne a Roma, andò a casa di Bocchi e si misero al tavolo per impostare un accordo insieme a Calleri. Le scadenze per i pagamenti vari erano fissate per il giorno dopo, ma per noi furono posticipate al lunedì. Senza quel passaggio non saremmo nemmeno qui a ricordare quella straordinaria impresa”. Di cui si possono così snocciolare tutte le reminiscenze: “Ricordo il giorno in cui ci venne comunicata la notizia. Eravamo in ritiro a Gubbio, mi avvertirono verso le 15 mentre tutti erano a riposare. Gianmarco e Giorgio Calleri mi annunciarono il loro arrivo: ‘Ci hanno mandato in Serie C’. Corsi a svegliare Fascetti, che prese subito in mano la situazione: ‘Io rimango, chi non se la sente faccia la valigia e se ne vada’, disse ai giocatori in quello storico discorso. Restarono tutti in silenzio, anche gente come Pin (attuale vice di Prandelli in Nazionale, ndr) che solo l’anno prima era titolare con Platini nella Juventus campione d’Italia”.

E’ stato accanto a noi come pochi direttori ho visto fare nella vita – puntualizza Caso a proposito di Regalia –. Grazie a persone come lui si è formato quel gruppo coeso, in mezzo a mille problematiche. Portare la barca in salvo non era semplice in quelle condizioni. Il 5 luglio scendemmo tutti in campo senza contratto: non c’interessavano i soldi, il nostro pensiero era soltanto rivolto alla salvezza della Lazio”. “Mimmo era un giocatore per cui parla la sua carriera, volevo portarlo già a Bari quando aveva 18 anni ma non ci riuscii – ribatte Regalia –. Il ricordo più marcato che ho risale all’ultimo minuto della stessa sfida contro il Campobasso: lui non si decideva a tirare una punizione in nostro favore, l’arbitro Casarin si fece tutto il campo per ammonirlo. Il cartellino gli cadde, andò per raccoglierlo e poi fischiò la fine della partita. Una gioia indescrivibile”.