Lazio, l'unione fa la forza: triade confermata, mentre gli altri si sciolgono

I rinnovi di Inzaghi, Peruzzi e Tare confermano la linea della lazialità contrapposta agli stravolgimenti impopolari: è lo status quo del sentimento.
20.06.2019 07:15 di Alessandro Menghi Twitter:    Vedi letture
Fonte: Alessandro Menghi - Lalaziosiamonoi.it
Lazio, l'unione fa la forza: triade confermata, mentre gli altri si sciolgono

LA LAZIO È DIVERSA - Gli altri cambiano, stravolgono e prendono decisioni impopolari. La Lazio no. Gli altri cacciano le bandiere, alcuni le cercano in giro per il mondo come ossigeno sott'acqua per farle tornare a casa e dare un colpo di colore e tradizione. La Lazio invece no, ce le ha già. Non butta giù i pilastri sui quali sta costruendo un progetto solido e vincente. Il nucleo di questa Lazio, la forza che la sta contraddistinguendo dalle altre big in Serie A e soprattutto dalla Roma in questo momento è il mantenimento dei vertici dirigenziali e dello staff tecnico come punto di partenza e continuità. È semplicemente la conferma di chi sa cosa significa la Lazio ed essere laziali.

LA MAMMA È SEMPRE LA MAMMA - Sembrano due città in una, così diverse per i giorni che stanno attraversando. E invece è una sola, come sempre, ma spaccata ancora di più. Da una parte la Roma, che si sta letteralmente sgretolando perdendo i suoi leader, le sue bandiere, i suoi capitani, gli stessi che per un amore troppo grande verso la propria squadra sono costretti ora a gettare benzina sul fuoco e tirare fuori tutto quello sentono e soffrono, colpendo “la mamma” senza scrupolo né pietà. A partire da Totti, il popolo giallorosso continua a soffrire e a perdere certezze, vedendosi scippare sotto gli occhi i rappresentanti più sinceri di un sentimento antico. Ed ora è costretto, per l’ennesima volta, a rimboccarsi le maniche ed affrontare un futuro nebuloso, per certi versi pauroso.

Dall’altra parte, sotto una luce completamente diversa, vive la Lazio, esempio di perseveranza e idee, di progettazione e fiducia, di unità di intenti, di affetti. I rinnovi di Inzaghi, Tare e Peruzzi (e, forse, a breve anche quello di Grigioni) vanno in questa direzione lanciando un messaggio chiaro alla tifoseria: “Noi non ce ne andiamo”. Restano a casa, nella loro casa perché la mamma è sempre la mamma. Nessuno li caccia o li pugnala, anzi Lotito li mette al centro di tutto, prima di tutto. Da loro si deve ripartire ogni anno, dalla famiglia della Lazio, quella che negli ultimi anni è rimasta unita ed ha arricchito la bacheca con altri trofei. Ma oltre all’aspetto tecnico, più di campo in senso stretto (le qualità dei tre sono fuori discussione, ognuno nel proprio ruolo), è il lato umano a fare breccia in un calcio senza radici e con troppi stravolgimenti. La Lazio rappresenta in questo un’eccezione genuina.

INZAGHI, TARE E PERUZZI: LA FAMIGLIA - Va dato merito a Lotito se i tre moschettieri della Lazio preferiscono Formello agli altri. Più di molti giocatori acquistati, spesso conta una forte e presente dirigenza e un allenatore capace oltre che coinvolto nelle scelte. Per Inzaghi, Peruzzi e Tare non ci sono state offerte che abbiano potuto allentare il legame tra le parti. Inzaghi ha messo la sua Lazio al primo posto, prendendosi un periodo di riflessione ma alla fine scegliendo sempre e comunque chi per 20 anni lo ha visto crescere, imparare, vincere e diventare uomo. Tare avrebbe potuto cambiare aria, c’era il Milan che lo corteggiava. Ma è rimasto, preferendo la Lazio. Peruzzi, il Club Manager silenzioso ma incisivo, continua dal 2016 a funzionare da collante tra squadra, tifosi e società. Tre figure cariche di lazialità che hanno votato la famiglia e che si pongono in controtendenza con quello che accade altrove.

LAZIO CONTROCORRENTE - Dalla Roma al Milan, passando per l’Inter e la Fiorentina, fino alla Juventus: tutte hanno cambiato, chi più chi meno. Della Roma abbiamo detto, è implosa finendo in mille pezzi. Il Milan ha mandato via Gattuso e ancora non ha un nuovo allenatore (probabilmente sarà Giampaolo), ed è tra quei club che hanno ritoccato anche i piani alti: via Leonardo, dentro Boban accanto a Maldini, un duo rossonero che richiama ad un desiderio nostalgico. L’Inter non ha bandiere, né in campo né fuori. Per un attimo non ha avuto neanche più un capitano, con Icardi percepito ormai più come un peso che come risorsa. L’arrivo di Conte è stato necessario per aggrapparsi ad un nuovo leader carismatico. La Fiorentina, dopo un’annata tragica, addirittura ha cambiato proprietà, i Della Valle prima di lasciare hanno dato le chiavi a Rocco Commisso che ha provato subito a contattare Batistuta, altro campione richiamato dal passato. Infine c’è la Juventus che, seppur nella sua straordinaria solidità societaria e qualità tecnica, ha scelto Maurizio Sarri, il più “anti-Juve” di tutti per stile e vecchie ruggini con i tifosi. Ognuno di questi mutamenti comporta dei rischi, dei dubbi e degli interrogativi per la stagione che verrà e in questo quadro di rinnovamento la Lazio ha assunto invece una posizione chiara: quella dello status quo del sentimento. Perché gli altri cambiano, stravolgono e prendono decisioni impopolari. La Lazio no.

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Pubblicato il 19-6 alle 19.00