FOCUS – Lazio e Nazionale, maledetta differenza: storie di calciatori lasciati soli e (spesso) discussi

15.11.2018 07:22 di Tommaso Guernacci Twitter:    Vedi letture
Fonte: Tommaso Guernacci - Lalaziosiamonoi.it
FOCUS – Lazio e Nazionale, maledetta differenza: storie di calciatori lasciati soli e (spesso) discussi

È il 90' di Sassuolo-Lazio, Francesco Acerbi intercetta elegantemente una palla – l'ennesima della partita e di un campionato giocato sin qui ad alti livelli – che qualora fosse passata, molto probabilmente, sarebbe valsa il gol. È il 90' di Milan-Juventus a San Siro, i bianconeri vincono 2-0 e Daniele Rugani siede in panchina – l'ennesima del suo campionato (appena 2 le presenze quest'anno). Ecco, sta tutta qui la differenza. Quella stessa differenza che negli anni ha ronzato come una mosca sulla “solitudine” di Giorgio Chinaglia, ha messo in discussione Beppe Signori e Ciro Immobile, ha intaccato la meritocrazia di Stefano Mauri. Maledetta differenza: se hai indossato la maglia della Lazio non passerà mai inosservata. Racconto silenzioso di quello che è stato e quello che ancora sarà: allegoria di un'indifferenza che affonda le sue radici nella notte parigina del 19 giugno 1938, in cui l'Italia alzò al cielo la sua seconda Coppa del Mondo battendo in finale l'Ungheria. Il miglior giocatore della competizione con 5 gol segnati in 4 partite (all'epoca si partiva direttamente dagli ottavi di finale), di cui 2 in finale, fu Silvio Piola, giocatore della Lazio. Giocatore della Lazio: un eco che col tempo sarà destinato ad affievolirsi sempre di più.

LAZIO CAMPIONE D'ITALIA, EPPURE... - Roma, 12 maggio 1974. Non è un libro di Storia, ma può sembrarlo: la Lazio è campione d'Italia. Da lì a poco si disputeranno i Mondiali di calcio in Germania, Mondiali che l'Italia del ct Ferruccio Valcareggi si prepara a vivere da protagonista. La Lazio che inaspettatamente quell'anno vinse lo scudetto, era la creatura meravigliosa di Tommaso Maestrelli: una squadra poetica, guascona, rivoluzionaria; una squadra quasi da prendere in blocco e riproporre in Nazionale. Così non sarà. Alla spedizione del mondiale tedesco parteciperanno solamente Re Cecconi, il capitano Wilson e Chinaglia - capocannoniere e tra i maggiori artefici dello scudetto laziale. Sulle possenti spalle di Long John posa l'attacco azzurro; poi qualcosa si rompe: è il 70' di Italia-Haiti, Chinaglia viene sostituito e uscendo dal campo si rivolge al ct Valcareggi con un plateale “vaffa” in mondo visione. Pur giocando altre 4 partite (con un gol) in Nazionale, probabilmente la storia di Chinaglia con la maglia azzurra terminò quella sera a Monaco di Baviera. Giorgio verrà lasciato solo, circondato da malelingue. Re Cecconi – tra i migliori centrocampisti del campionato – non disputerà nemmeno un minuto in quel Mondiale, Wilson subentrerà nelle ultime due partite del girone. Solo per la cronaca: l'Italia non andò oltre la fase a gironi.

E SEGNA SEMPRE LUI - Cosa sia stato Beppe Signori nei suoi anni laziali è un qualcosa che va oltre la bellezza del calcio, oltre qualsiasi colore e maglia da gioco. Alchimia perfetta di eleganza, tecnica, precisione e sfrontatezza. Signori segnava sempre. Alla Lazio dal '92 al dicembre '97, 3 volte (di cui 2 consecutive) capocannoniere di Serie A. 127 gol in biancoceleste. Signori segnava sempre. In Nazionale è passato di corsa, come una meteora, messo continuamente in discussione e in competizione con Roberto Baggio - istituzione calcistica nostrana. Signori segnava sempre, ma l'orgoglio di Arrigo Sacchi, al tempo ct dell'Italia, lo confinò in una gabbia all'altezza del cerchio di centrocampo. Signori segnava sempre. Eppure, nonostante Baggio e Signori non potessero giocare insieme, Beppe fu uno dei migliori nelle prime partite del Mondiale americano del 1994: assist decisivi per l'approdo in semifinale. Lui, però, era abituato a fare gol. Il ruolo da centrocampista gli stava stretto, decise allora di farsi da parte, sentendosi messo continuamente in discussione dall'orgoglio Nazionale di Sacchi. Nazionale che, qualche anno dopo, avrebbe messo in discussione anche uno come Baggio. Signori segnava sempre: con 44 rigori realizzati su 52 tentativi, è nel novero dei rigoristi più precisi nella storia del campionato italiano. Pasadena, 17 luglio 1994: quel giorno l'Italia perse il Mondiale contro il Brasile per tre calci di rigore sbagliati. Quel giorno Signori sedeva in panchina, perché lì stava bene. Quel giorno Daniele Massaro, giocatore del Milan, giocò titolare. Signori segnava sempre. 

TEMPI MODERNI - “Ho parlato con Bonucci: lui è già stato sentito a Bari, è tranquillo. E lo siamo anche noi. Se sta bene, domani sarà nella lista dei 23 per l’Europeo”. Parlava così Cesare Prandelli, allora ct dell'Italia, il 28 maggio 2012, a pochi giorni dall'Europeo ucraino-polacco. “Era uno degli interpreti migliori del nostro modulo tattico” - avrebbe detto il 31 maggio, questa volta a proposito di Stefano Mauri. La differenza? Bonucci parteciperà all'Europeo, Mauri rimarrà a casa, di lui si parlerà sempre al passato. Bonucci e Mauri, entrambi invischiati nello scandalo del calcio-scommesse ed entrambi scagionati da ogni accusa. Il primo, giocatore della Juventus, sempre protetto e difeso. Il secondo, giocatore della Lazio, lasciato solo e dimenticato: da allora non vestirà più la maglia azzurra. Ah, come giocava Mauri in quegli anni! Uno dei migliori nel suo ruolo: assist, gol, sempre al posto giusto nel momento giusto. Eppure...

PROTEGGI QUESTO TUO RAGAZZO - "Proteggimi, perché io sono uno di quelli che se a calcio sbaglia il primo pallone butta via tutta la stagione". A Ciro Immobile tempra, carattere e determinazione - indispensabili per non lasciarsi condizionare dalle voci lontane dal campo - in realtà, non mancano. È sempre stato totalmente immune ai commenti sul suo rapporto con Mancini (che, tra l'altro, ha sempre descritto come sereno). A chi lo ha messo in discussione con la maglia azzurra, lui ha risposto sul campo. D'altronde, negli ultimi anni, il centravanti biancoceleste ha collezionato numeri enormi, giganteschi: 76 gol in 102 partite con la Lazio, per il capocannoniere dello scorso campionato. Dietro di lui, il nulla o poco più. È prima l'uomo e poi l'attaccante di cui la Nazionale ha bisogno. Va protetto Ciro, che nessuno si tiri indietro. E se un titolarissimo come Acerbi si è visto preferire Rugani, anche un pilastro biancoceleste come Marco Parolo non ha ricevuto la chiamata del Mancio. Lui, tra i migliori in Italia per continuità e sacrificio. L'assenza del suo nome dalla lista dei convocati pesa ancora di più al termine di una settimana in cui il centrocampista ha segnato ben 3 reti in 3 partite diverse. Ecco, sta tutta qui la differenza.