Tare: "Il Governo non può bloccare il campionato. La mia Lazio stile Barcellona"

Il direttore sportivo della Lazio Igli Tare ospite della trasmissione Club di Sky Sport: il punto di vista del dirigente biancoceleste
04.05.2020 07:30 di Alessandro Vittori Twitter:    Vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
Tare: "Il Governo non può bloccare il campionato. La mia Lazio stile Barcellona"

Il direttore sportivo della Lazio Igli Tare, ospite della trasmissione Club di Sky Sport, si è espresso a tutto tondo sul momento dei biancocelesti. Le prime parole sulla ripresa degli allenamenti individuali: "Sicuramente prima della ripresa dovremo fare i test sierologici. Prima era uscita un'ordinanza per riprendere l'attività il 6, ora si potrà fare già da domani. Se riusciremo faremo qualcosa domani, ma prima i test. Non penso di essere preoccupati per una mancata ripresa. Si è trasmessa male l'idea che la Lazio stia premendo per lo Scudetto. Abbiamo tutto guadagnato sul campo, il percorso è ancora lungo e teoricamente non possiamo garantire la presenza in Europa League. Per noi si deve dare un segnale forte al sistema calcistico italiano. Ho sentito che in settimana può uscire un'ordinanza per bloccare il campionato, ma questo non è nelle loro competenze. Fifa e Uefa si sono espresse chiaramente e hanno detto che i campionati si devono finire. Possiamo anche riprendere a giugno e finire tra agosto e settembre, sfruttando che il Mondiale 2022 sarà in inverno. Finire il campionato in corso servirà anche come esperienza per ripartire con quello successivo".

LAZIO AGGRESSIVA A LIVELLO DI COMUNICAZIONE - "La Lazio è la prima società in assoluto che si è fermata per la pandemia. Siamo stati una delle poche squadre a rispettare tutte le ordinanze del Governo, nessun giocatore ha lasciato Roma. Mi risulta che altre squadre abbiano ancora giocatori all'estero, ma non spetta a me giudicare. A livello comunicativo siamo sembrati aggressivi perché bisogna considerare i danni importanti che subirà il movimento calcio in Italia. Parlare di Scudetto a 12 giornate dalla fine è una parola grossa. Fino allo stop siamo stati lì, ma non è detto che ci resteremo alla ripresa".

PERCORSO DELLA LAZIO - "Il percorso della Lazio è molto difficile. Negli ultimi anni, almeno gli 11 da cui ci sono io, siamo sempre andati vicino alla Champions League. Il lavoro c'è sempre stato e non dobbiamo nascondere che le possibilità sono quelle che sono. Abbiamo fatto un percorso controcorrente: alcuni giocatori sono arrivati da sconosciuti e la piazza non li ha aiutati inizialmente, ma poi sono cresciuti tanto. Infatti la Lazio a livello di trofei è inferiore soltanto alla Juventus in Italia adesso". Poi una correzione sul prezzo di Milinkovic di una grafica: "Sergej è costato 12 milioni, non 18".

SCOUTING - "Noi non abbiamo osservatori. Tutto il lavoro viene fatto con una rete di contatti che ho in giro per il mondo. Lavoro con una serie di ex compagni miei che mi conoscono. E questo ha portato un bel risparmio al presidente (ride, ndr)".

STATO D'ANIMO DEI GIOCATORI - "I giocatori li dobbiamo fermare. Sono circa 3 settimane che io e il mister riceviamo telefonate da loro. Non ce la fanno più e vogliono ripartire. Ieri quando è uscita l'ordinanza della Regione Lazio c'è stata una festa nelle nostre chat. Non vedono l'ora di tornare in campo i calciatori".

LAVORO DEL DS - "Quando ho iniziato a fare il ds ho seguito il lavoro degli altri, soprattutto Milan, Inter e Juventus. Fa molto piacere sentir parlare gli ex giocatore della Lazio, che la descrivono come una famiglia. Formello è diventato uno dei centri più avanzati in Europa e abbiamo creato tutti i presupposti. Ci vuole tempo, vittorie, sconfitte. Quella contro l'Inter di due anni fa è servita per creare il grande gruppo di oggi. Quella in corso è la stagione perfetta e penso che la rosa attuale della Lazio sia lunga e anche larga. Tante volte le seconde linee hanno deciso partite molto importanti. Ricordo per esempio l'arrivo di Caicedo, mi sono dovuto giustificare per averlo pagato solo due milioni. Per me è importante la sua funzionalità nel sistema di gioco. Non mi piacciono gli intermediari, prefrisco lavorare nascosto. Non ho nulla contro i giornalisti, ma voglio lavorare fuori dai riflettori perché voglio rispettare le mie tempistiche".

LUIS ALBERTO - "Luis dopo poco tempo dall'arrivo si presentò nel mio ufficio e mi disse che non era adatto per la Serie A. Io gli ho detto di lavorare perché quella era una fase difficile per tutti. In allenamento faceva cose straordinarie, tanto che mandavo una persona a filmare i suoi movimenti e la sera gli inviavo le sintesi per mostrargli quanto era forte. Credo che è uno dei migliori giocatori della Serie A e ha aiutato anche la Lazio a crescere".

VITTORIE CONTRO LA JUVENTUS - "Per anni la Juventus ci ha messo in difficoltà. Negli ultimi 2-3 anni è cambiato il vento, abbiamo vinto la Supercoppa del 2017 e a Torino. Da lì i giocatori hanno capito che si può fare. La Supercoppa in Arabia Saudita mi ha dato soddisfazione per come la Lazio ha affrontato la partita. Immobile e Luis Alberto venivano incontro a noi dirigenti che eravamo nervosi e ci dicevano che avremmo vinto. Questo testimonia la crescita mentale della squadra che ora è al livello della Juventus".

CRESCITA MENTALE - "Importante è stata la vittoria della Coppa Italia dello scorso anno. Insieme a Peruzzi e Inzaghi dopo quella vittoria abbiamo parlato con la squadra, dicendo che eravamo a un livello per poter lottare per gli obiettivi al vertice. A Roma è difficile lavorare perché so l'obiettivo iniziale è la Champions al primo errore le critiche sono superiori rispetto alle altre piazze. La gente non aiuta tantissimo in questa fase, per questo prima nascondevamo l'obiettivo. Negli ultimi anni siamo usciti allo scoperto e anche questo passaggio è stato fondamentale per i ragazzi".

MILINKOVIC - "Fondamentale è la volontà del giocatore. In generale se un giocatore pensa che sia chiuso un ciclo e vuole andare da un'altra parte non deve essere un problema. I cicli finiscono, vedi quello che è successo al Napoli quest'anno. Il fatto che lui sia rimasto 5 anni a Roma è perché c'è un legame forte con la città e la società. Quando c'è stata qualche tentazione, un po' per volontà nostra, un poi' per la sua, non siamo mai andati fino in fondo. Le cose comunque vanno valutate a fine stagione".

PREOCCUPAZIONE - "In caso di ripresa mi preoccuperei per lo stato psicologico della squadra. Avendo vissuto questi due mesi dico che siamo la squadra più motivata per vincere lo Scudetto. Siamo consapevoli di aver fatto un lungo lavoro e sarebbe un peccato veder sfumare un obiettivo così grande. Però un po' di curiosità c'è anche da parte nostra".

COSTRUZIONE DELLA SQUADRA - "C'è sempre un lavoro di collaborazione nella costruzione della squadra. L'importante per una società è di avere le idee chiare sulle caratteristiche. Io voglio sempre prendere giocatori che possono giocare in varie posizioni che possono aiutare l'allenatore a cambiare anche in corsa. In questa stagione Inzaghi durante le partite ha cambiato tante volte il modulo, passando al 4-4-2, 4-2-3-1. Io queste cose le ho studiate nella creazione del Barcellona. Sono una squadra diversa, ma hanno un'idea chiara di gioco".

L'IDEA DI CALCIO - "Non ho un'idea precisa del calcio. mi piace il calcio aggressivo e offensivo, una squadra con la difesa alta e mentalità vincente. Cerco spesso di confrontarmi con Simone, con cui ho un rapporto più che amichevole. Con lui siamo insieme da più di 15 anni, siamo cresciuti insieme".

ACERBI - "Lui è arrivato in un momento cruciale, quando avevamo perso de Vrij. Ha rappresentato la più grande sorpresa mia e dello staff, perché abbiamo conosciuto uno che vive il calcio in un'altro modo. Per primo arriva a Formello e va via per ultimo, non vuole saltare neanche una partita di allenamento. Vive per il calcio, e il suo spirito è servito anche ai compagni".

IMMOBILE - "L'unico problema con Immobile era il fatto che il suo stipendio era fuori dalla nostra portata. Per questo è stato difficile, non avevamo nessun giocatore che guadagnava quella cifra. Quando si è aperto uno spiraglio con il Siviglia, lui è stato disposto a rinunciare a dei soldi per arrivare alla Lazio l'abbiamo portato. Ciro è un trascinatore, dentro e fuori dal campo. Il suo arrivo è stato per noi una grande fortuna".

TARE GIOCATORE - "Quando sono arrivato in Italia mi sono dovuto trasformare. Mazzone a Brescia cercava un attaccante che facesse il lavoro sporco per Baggio. C'erano difensori cattivi (ride, ndr) come Cannavaro, Montero, Billy Costacurta (in collegamento) mi diceva che ero una bestia".

MILAN - "Quando sono arrivato al Brescia ho esaudito un sogno che aveva da bambino. Ho esordito contro il MIlan che era la squadra per cui facevo il tifo, per aver ammirato il MIlan di Sacchi. Ero talmente emozionato che Mazzone alla prima azione si è girato verso Menichini e gli ha detto, ma dove l'abbiamo preso questo".

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Pubblicato alle 20,27 del 03-05