Morte Maradona, Calisti e Lazio - Napoli del 1984: "Marcarlo fu un onore, a fine partita mi fece i complimenti"

Ernesto Calisti, intervenuto ai nostri microfoni, ha ricordato Lazio - Napoli del 1984, in cui fu chiamato dal tecnico Lorenzo a marcare Maradona.
28.11.2020 07:05 di Elena Bravetti Twitter:    Vedi letture
Fonte: Elena Bravetti - Lalalaziosiamonoi.it
Morte Maradona, Calisti e Lazio - Napoli del 1984: "Marcarlo fu un onore, a fine partita mi fece i complimenti"

Era il 14 ottobre del 1984 ed Ernesto Calisti, difensore diciannovenne in quel momento tra le fila della Lazio, viene chiamato a marcare Diego Armando Maradona. Impresa non da poco per il giovane che, intervenuto ai nostri microfoni, ha ricordato quella gara contro il Napoli e, in particolare, il duello con il fuoriclasse argentino: "Si tratta di un ricordo bellissimo, è stato un onore marcare un fuoriclasse come lui. Ero giovanissimo, avevo diciannove anni. Nel secondo tempo mi chiamò l'allenatore Juan Carlos Lorenzo e mi disse 'lei si alzi e mi marchi Maradona', come a dire 'vai a marcare l'ultimo arrivato'. Mi alzai ed entrai in campo, feci bene. È stata la mia fortuna, da quel momento diventai titolare, giocai sempre. A fine partita mi fece tanti complimenti. Fu un giorno indimenticabile per me, ancora oggi lo ricordo con grande piacere. È stato per me un esordio al top".

"LA MIA GIOVINEZZA MI HA AIUTATO" - Si trattò di un momento fondamentale per la carriera di Calisti, che tuttavia riuscì a vivere senza troppa tensione. Merito della naturale sfrontatezza della sua giovane età: "Probabilmente per il fatto di essere giovanissimo non ebbi particolari emozioni, a parte l'onore di marcare un giocare così. Se fossi stato più grande, forse, avrei avuto più apprensione, più tensione. La mia sfrontatezza e la mia incoscienza mi hanno aiutato. L'emozione è arrivata più tardi, a distanza di anni mi sono reso conto di aver fatto qualcosa che per me era stato incredibile".

LA GARA DI RITORNO - I due si incontrarono anche nella gara di ritorno, giocata il 24 febbraio del 1985. Quella volta, contrariamente al pareggio dell'andata, non ci fu partita. La sfida si conclude 4 a 0 per gli azzurri e Maradona mette per ben tre volte la propria firma sul tabellino: "Se riparlammo? No, ormai la partita era andata. Io avevo collezionato tante presenze, lui anche. Lui ci fece tre gol, non lo marcai io ma Filisetti. Uno su calcio d'angolo, uno da 35 metri con uno stop sbagliato di Vianello. Un fuoriclasse, niente da dire. Se n'è andato il più grande di tutti".

"IL PIÙ GRANDE DI TUTTI" - La notizia della sua morte ha sconvolto il mondo e gettato nello sconforto tutti coloro che l'hanno ammirato. Dalle tribune degli stadi o da vicino, direttamente sul terreno di gioco. L'ex calciatore della Lazio non fa eccezione: "Se ne è andato un grandissimo del calcio e dello sport. Il dispiacere è di tutti, indipendentemente dall'appartenere o meno al mondo dello sport. Ha vissuto una vita spericolata, ha chiesto troppo al suo fisico e l'ha pagata a caro prezzo. Era molto umile e modesto. So che ha fatto tanta beneficenza, ha aiutato tanta gente. È stato un generoso, alla mano con tutti. Forse era troppo buono, e qualcuno se n'è approfittato. Ha sfruttato la sua immagine, la sua popolarità. Aveva degli amici, ma amici veri pochi. Poteva essere aiutato a uscire fuori da quella situazione".

"UN NUOVO MARADONA" - E guai a parlare di un nuovo Maradona. Per Calisti non c'è nessuno che possa avvicinarsi, anche lontanamente, al 'Pibe de Oro': "Non esiste, o almeno non è ancora nato. Spesso si fa il paragone con Messi, ma no, assolutamente no. Lui era leader, un punto di riferimento per tutti i compagni. E lo era sia in Nazionale che nel club. In questo momento no, non c'è nessuno".

"UN CAMPIONATO FALSATO" - Infine, l'ex calciatore, rimasto tra le fila biancocelesti fino al 1987, ha fatto un primo bilancio sull'inizio di stagione della squadra di Simone Inzaghi: "È un campionato falsato con il discorso Covid-19. Quando si va ad affrontare un avversario, non sai su chi puoi contare. Ci sono allenatori che preparano la gara e poi improvvisamente due o tre diventano positivi e devi cambiare la formazione, la strategia. Una situazione un po' anomala, un campionato brutto senza la gente allo stadio. La Lazio sta facendo un percorso ottimo, considerando anche le tante assenze che ha avuto. Tre, quattro o cinque titolari sono mancati. E invece devo dire che Inzaghi sta facendo un lavoro straordinario. Sia in campionato che in Champions League ha collezionato ottimi risultati, probabilmente senza le assenze avrebbe fatto ancor meglio".

"INZAGHI UN VALORE AGGIUNTO" - "È maturato tanto, è un allenatore vero. All'inizio l'abbiamo criticato, ma era anche facile sbagliare vista la giovane età. Qualche errore è stato fatto, ma agli inizi ci sta. Ora è un tecnico a 360° e un laziale vero. È alla Lazio da tanti anni, è attaccato alla maglia e a questi colori. Sicuramente è un valore aggiunto. La sua più grande dota è la gestione del gruppo. La rosa è con lui, e questo è un segno importante. E questo porta qualcosa in più. Da ex calciatore ti dico che con allenatori con cui avevo un buon rapporto, davo di più. E nella Lazio sono tutti a favore del tecnico, e i risultati si vedono".

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Pubblicato il 27-11 alle 17.06