Addio a Umberto Pizzi, Roma perde uno dei suoi occhi

29.09.2026 18:33 di  Alessandro Zappulla   vedi letture
Addio a Umberto Pizzi, Roma perde uno dei suoi occhi

Ci sono uomini che attraversano un’epoca. Altri che riescono a fermarla. Umberto Pizzi apparteneva alla seconda categoria. Se n’è andato a 88 anni, a pochi giorni dal suo 89esimo compleanno, dopo aver trascorso una vita con una macchina fotografica tra le mani e il mondo davanti agli occhi. Fotoreporter, giornalista, paparazzo quando quella parola raccontava ancora un mestiere fatto di strada, attese, intuizioni. E soprattutto istinto. Perché Pizzi non fotografava soltanto le persone. Fotografava quello che accadeva tra le persone. Un’occhiata sfuggita, una smorfia, una mano appoggiata sulla spalla, il sorriso che arriva un secondo dopo quello preparato per i fotografi. Era lì che cominciava il suo racconto. Esattamente quando finiva la posa.

Nato a Zagarolo nel 1937, aveva iniziato lontano dai salotti romani. Iran, Iraq, Turchia, Siria, Giordania. Poi Roma. E Roma, per uno come lui, era un universo intero. Via Veneto, la Dolce Vita, i grandi alberghi, il cinema. Mastroianni, Gassman, Eduardo De Filippo, Rossellini, Elizabeth Taylor, Richard Burton. Poi quella città cambiò. E Pizzi cambiò insieme a lei. Dai divi ai politici, dal cinema ai palazzi del potere. Imprenditori, artisti, ministri, sottosegretari, protagonisti della Prima Repubblica e poi della Seconda. Con Dagospia e Roberto D’Agostino arrivò un’altra stagione e il “Cafonal” diventò quasi un genere a sé: il potere fotografato quando abbassava la guardia, la mondanità senza trucco, Roma con le sue meraviglie, le sue esagerazioni, i suoi riti e persino le sue piccole miserie.

Pizzi aveva capito una cosa semplice, ma tremendamente difficile da mettere in pratica: per raccontare davvero qualcuno devi aspettare il momento in cui smette di voler essere raccontato. Forse è questo che resta più di tutto. Milioni di fotografie, sessant’anni di storia italiana passati dentro un mirino, ma soprattutto un modo di fare questo mestiere: essere lì, guardare, aspettare, capire. E soltanto dopo scattare. Oggi produciamo migliaia di fotografie, le pubblichiamo e spesso dopo cinque minuti le abbiamo già dimenticate. Pizzi apparteneva a un altro mondo. Prendeva un istante e lo costringeva a restare. Roma oggi perde uno dei suoi occhi. Ma i fotografi hanno uno strano privilegio: se ne vanno. Il loro sguardo, invece, rimane.

Alessandro Zappulla
autore
Notti insonni e fiumi di parole. Il giornalismo è un gene folle che ti tiene vivo. L'aquila sul petto, un battito mai domo. Insieme fanno: La Lazio Siamo Noi, dal 2008. Io invece cronista dal 2005, con il motore sempre acceso