AIC, Calcagno: "Gli italiani ora giocano poco, dobbiamo cambiare..."
Umberto Calcagno, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori e vicepresidente della FIGC, ha parlato al termine dell'assemblea di oggi, durante la quale sono arrivate le dimissioni di Gabriele Gravina come presidente federale: "Dobbiamo cercare di trasformare questo momento di difficoltà in opportunità: cerco di cogliere, anche dalle dichiarazioni che ho letto in questi giorni, di qualcosa che noi portiamo avanti da tanto tempo. Gli italiani giocano poco e la FIGC non ha strumenti giuridici per imporre la presenza di italiani, spero che si possano studiare norme che favoriscano questo utilizzo e un progetto che ci rilanci".
Rapporti tesi in assemblea?
"Il presidente Gravina ha, anche oggi, la fiducia e la stima delle componenti federali, ma tutti quanti ci rendiamo conto del momento di difficoltà e sappiamo che dovremo rimboccarci le maniche, ma oggi si parla di tante cose e che oggi siano gli argomenti all'ordine del giorno è la notizia più positiva".
Come reagire adesso? Cosa si sente di dire ai tifosi italiani?
"La delusione deve essere trasformata in positività: siamo il primo movimento in Italia e spesso ci facciamo male da noi, la socialità che trasmettiamo viene spesso messa in secondo piano. Facciamo tante cose positive e dovremo unirne altre nella parte apicale. La cosa che più mi dispiace è la contrapposizione tra la Nazionale e i club: dobbiamo uscirne, in Spagna non c'è la regolamentazione degli extracomunitari, ma il 60% dei giocatori è spagnolo. La Nazionale e la competitività dei club devono camminare insieme".
Si è discusso del nuovo presidente?
"No assolutamente".
Quali sono i prossimi passi?
"Spero che il progetto federale sulla riorganizzazione dello sport di base vada avanti. Dobbiamo insegnare il calcio in maniera differente, non solo per cercare il talento ma perché si appassionino al nostro sport, dobbiamo combattere l'abbandono giovanile. Anche nello sport in cui abbiamo tante soddisfazioni, la rifinitura non la fa la federazione, lo fanno i coach individuali. Nel calcio italiano abbiamo giocatori che fino a 19 anni fanno bene e poi non trovano sbocco".
