Lazio, è la vittoria dell'Idea contro il caos: ecco perché può essere un derby svolta

28.09.2021 07:10 di Marco Valerio Bava Twitter:    vedi letture
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Lazio, è la vittoria dell'Idea contro il caos: ecco perché può essere un derby svolta

Se sarà stata svolta, ce lo diranno il tempo e il campo. Ci vuole pazienza, nella goduria. Nel piacere fisico di aver vinto un derby che tutti davano già agli altri. S’erano apparecchiati la festa sulla sponda del Tevere di giallorosso vestita, convinti di poter banchettare su una Lazio ibrida, in difficoltà nel dispiegare le ali e prendere il volo. La prova di Torino non aveva confortato in ottica stracittadina. Anzi. E di là vittorie fortunose, sporche, che mascheravano difetti e facevano lievitare la narrazione di una squadra pratica, cinica, animata da giocatori in grado di poter far male alla Lazio. Poi, però, c’è stato il campo, il giudizio inappellabile degli dei del pallone, quelli che sconti non ne fanno mai. A nessuno. E il sinodo dei Celesti del Calcio ha deliberato che a vincere dovesse essere la squadra che avrebbe scelto di giocare a calcio. Pur con i propri difetti e i propri limiti. Il derby ha detto che la Lazio ha provato a mettere in pratica le proprie idee, quelle che l’allenatore sta lavorando per trasmettere, in un processo di costruzione iniziato solo due mesi e mezzo fa. Un tempo minimo rispetto alla grandezza dell’Idea. La Lazio, nel derby, ha mostrato segnali di crescita e s’è presa una vittoria che può dare spinta, morale, entusiasmo e cancellare le titubanze delle ultime settimane. La squadra è migliorata nella gestione del pallone, è stata più precisa nel fraseggio, ha affrontato con lucidità le varie fasi della partita, mostrando una crescita netta in fase difensiva. C’è ancora strada da fare, chilometri da percorrere, prima di vedere la meta del calcio d’impronta sarrista.

Ma è innegabile che il derby sia stato il primo picco di un’avventura nata a metà luglio sotto le Tre Cime di Lavaredo. La Lazio ha iniziato la partita con un atteggiamento chiaro: linee strette, squadra con baricentro alto e palleggio volto a stanare l’avversario. Ci sono voluti otto minuti per mandare Milinkovic in porta e la Roma al tappeto per la prima volta. Poi la partita è esplosa e la Lazio ha saputo anche sfruttare armi antiche, come la profondità per Immobile con un Luis Alberto finalmente su livelli da diez. Sarri l’ha studiata e l’ha vinta: ha capito che si poteva alternare il possesso palla alla ricerca immediata della profondità, perché è qualcosa che la Lazio ha nelle sue corde e che la Roma soffre terribilmente (s’era già visto contro il Sassuolo e in parte contro l’Udinese). Sarri ha vinto il confronto con Mourinho sul piano tattico, ma anche sul piano della gestione mentale: alla vigilia ha spronato Felipe Anderson, s’è coccolato Luis Alberto ed entrambi hanno tirato fuori prestazioni di grande livello. Dopo il 2-1 di Ibanez ha visto Milinkovic un po’ deluso, abbattuto, l’ha preso a sé e l’ha caricato. Mentre Mourinho intratteneva la sua personale (e inspiegabile) guerra verbale con Guida, Sarri muoveva le sue pedine e metteva in scacco la Roma. Calma e applicazione dei propri princìpi: la Lazio sapeva cosa fare. Sempre. I giallorossi invece si affidavano ai singoli e ai nervi. Ma senza logica, privi di riferimenti concettuali. La Lazio ha vinto perché ha scelto il calcio, ha scelto di seguire la sua idea. La Roma ha perso perché ha scelto il caos, la corrida. Se sarà stata la svolta della stagione biancoceleste ce lo diranno tempo e campo. Ma la notte dell’Olimpico ha regalato segnali. E questi vanno colti, interpretati e pure goduti. Perché la Lazio ha vinto e l'ha fatto inseguendo il suo sogno di bellezza. 

Pubblicato il 27/09