Lazio, Taylor racconta: "Sarri, la Nazionale, il derby e non solo: vi dico tutto"
Lunga intervista ai microfoni del portale olandese Voetbal International per il centrocampista della Lazio Kenneth Taylor, che ha parlato del suo arrivo a Roma, della Nazionale olandese, del suo passato all'Ajax, di Farioli, Sarri e di tanti altri temi. Di seguito tutte le sue dichiarazioni.
LA LAZIO - "La passione qui alla Lazio è travolgente. Già dal debutto contro il Verona ho capito che aria tira a Roma. C'è una pressione costante, ma è bellissima. Mi sento già ben inserito e compagni come Danilo Cataldi mi stanno aiutando tantissimo a capire cosa significhi davvero vestire questa maglia. Ogni partita è una battaglia, e io mi sento pronto a combatterle tutte. Sono davvero soddisfatto (dei primi mesi alla Lazio, ndr). L'Ajax è stata la mia seconda casa, quindi ovviamente è stato un po' più emozionante per come sarebbe andare qui, ma mi fa bene affrontare una nuova sfida. È una bella squadra, molti ragazzi mi hanno aiutato e, naturalmente, sono fortunato che ci sia Tijjani (Noslin, ndr)".
IL LAVORO CON SARRI - "Qui a Formello i primi giorni la testa mi scoppiava. C'è una mole di informazioni tattiche incredibile. All'Ajax ero abituato a seguire il mio uomo quasi a tutto campo, ma qui è diverso. Devi imparare a 'consegnare' l'avversario al compagno molto più velocemente e concentrarti sulla posizione della palla e della linea difensiva. Se sbagli di un metro, si apre un buco enorme e il mister se ne accorge subito. In una delle prime partite sono dovuto uscire al novantesimo perché mi sono venuti i crampi. Non mi era mai successo prima. In Serie A l'intensità difensiva è logorante, non puoi mai staccare la spina".
IL SOGNO NAZIONALE - “Il ct Koeman mi ha scritto un messaggio dopo che ho fatto questo passaggio alla Lazio: 'Ottimo trasferimento, ti teniamo d'occhio. In bocca al lupo'. È stato un segnale positivo per me. Mi diceva spesso che dovevo diventare più 'maturo' e più presente nei duelli, devo dire che adesso capisco cosa intendesse, è davvero tutta un'altra cosa giocare ogni settimana in un campionato top come questo. In Eredivisie a volte potevo permettermi di giocare solo di fioretto, basandomi sulla tecnica. In Italia, se non metti anche la cattiveria agonistica, vieni travolto. Questa esperienza mi sta trasformando in un giocatore molto più solido. Ma non ho fatto questa scelta solo per la Nazionale, volevo semplicemente crescere come persona e come calciatore. Avevo bisogno di qualcosa di nuovo, di un nuovo ambiente e di una nuova sfida. Con l'Olanda ho fatto il mio esordio da subentrato e sento di aver fatto bene, ho anche segnato un rigore nella serie. Poi però nella sosta successiva sono andato agli Europei con l'Under 21 e da allora non sono più stato convocato. C'è molta concorrenza nel mio ruolo, ma sarebbe fantastico tornare in squadra. Penso spesso all'ultimo Mondiale e vorrei rivivere quell'esperienza, ma per farlo devo continuare a fare grandi cose qui alla Lazio".
DERBY DI ROMA - "Con Rensch ci sentiamo spesso, il che è bello. Ma la prima cosa che mi ha detto è stata letteralmente: 'Qui non possiamo assolutamente girare per la città insieme'. L'odio tra Lazio e Roma è incredibilmente profondo. Il 17 maggio ci sarà il derby, ed è una partita che entrambi aspettiamo con ansia".
FARIOLI - "Quando ho firmato per la Lazio, Farioli mi ha mandato un messaggio: mi ha scritto che non gli stavo più così simpatico (ride, ndr.). Ha detto che gli dispiaceva, ma si è anche congratulato con me, è stato un bel gesto. Mi sono trovato davvero bene a lavorare con lui, è davvero un grande allenatore. Non è un caso che piangevano tutti quando ha salutato l'Ajax. Mi ha anche detto che Sarri sarebbe stato l'allenatore perfetto per me. Vedo molte somiglianze tra loro nel modo di concepire il calcio, nella struttura e nel possesso palla. Mi ha rassicurato sul fatto che lo stile di gioco della Lazio sarebbe stato il passo logico per la mia evoluzione".
IL PROBLEMA CON LA LINGUA - "Mi sto impegnando tanto nell'imparare l'italiano. Devo per forza, perché anche gli assistenti di Sarri non parlano quasi per nulla l'inglese. L'allenatore lo parla, ma spiega tutto in italiano. Finché poi non mi vede con un'aria un po' confusa... a quel punto mi traduce ancora qualcosa (ride, ndr.)".
IL PORTO E LA TRATTATIVA - "Ad essere onesti, mi sarebbe davvero piaciuto andare all'FC Porto. Ero pronto per una nuova sfida e volevo tornare a giocare sotto la guida di Farioli. Non è successo, anche se me lo aspettavo. Sono rimasto molto deluso e ne ho sofferto molto per un periodo. Il Porto aveva fatto un'offerta che l'Ajax non ha accettato. C'era anche un accordo con l'Ajax per collaborare a un trasferimento, ma quello che il Porto aveva offerto non era abbastanza. E così alla fine non è andata, anche se lo avevo davvero dato per scontato. Sono stato fuori per molto tempo, ma gli ultimi giorni sono stati molto difficili, devo dire la verità".
IL RAPPORTO CON L'AJAX - "Ma in realtà non c'è mai stata una discussione o altro, l'allenatore è stato molto comprensivo e mi ha dato il tempo di occuparmi di tutto. Abbiamo avuto ottime conversazioni su questo, mi ha aiutato molto. Alla fine, credo anche che tutto accada per una ragione e, naturalmente, non è stata una punizione giocare per l'Ajax, che è il club che amo. Seguo tutto, guardo ogni partita. All'inizio mi sembrava davvero strano seguirlo a distanza, ma ora mi diverto. Sai cosa mi fa davvero arrabbiare? Che domenica prossima non potrò vedere De Klassieker... Giocheremo contro il Bologna alle 15:00, quindi non è davvero possibile, perché la partita è alle 14:30. Dopo aver giocato vorrei tornare a casa subito e rivedere l'intera partita senza sapere il risultato. Ma al giorno d'oggi non è più possibile".
L'ADDIO ALL'AJAX - "Non è stata una scelta facile. L'Ajax è la mia vita, ci giocavo da quando avevo otto anni. Ma sentivo che dentro di me stava nascendo la voglia di qualcosa di diverso. Avevo superato le 200 presenze e avevo bisogno di nuovi stimoli".
