Ripartenza Serie A, Tavecchio: "Con questo protocollo non c'è garanzia di finire"

29.05.2020 19:32 di Federico Marchetti Twitter:    Vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Ripartenza Serie A, Tavecchio: "Con questo protocollo non c'è garanzia di finire"

Carlo Tavecchio, ex presidente della FIGC ha commentato la ripresa della Serie A ai microfoni di TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto: "C'è solo il rischio di un contagio che va a implicare tutta la squadra, è una decisione molto restrittiva: sarebbe come fermare l'intera equipe di medici di un ospedale se se ne ammala uno. Bisognava fare come Germania, Spagna, Inghilterra e Portogallo... Secondo me c'è un rischio, e non di poco conto, in itinere. Revisione del protocollo? Gli italiani hanno seguito per filo e per segno le indicazioni, anche quelle che in alcuni casi sono maniacali. Il fatto è che questi atleti, che sono sempre controllati in massima sicurezza e fuori da ogni rischio, non dovrebbero essere a pericolo di contagio, ma questo mette a rischio il termine della regular season. Non c'è la garanzia di finire. Vorrei dire che se non si fa in questo momento la riforma del calcio, si perde una grande occasione. Le squadre professionistiche devono essere ridotte dalle cento attuali a sessanta circa. Bisogna stabilire chi riuscirà a rispettare questi parametri di iscrizione, io vedo tanti problemi. Poi i dilettanti, che hanno sempre vissuto di volontariato e donazioni. Gli interventi spettano agli enti locali, qualcuno ci deve pensare. I piccoli industriali, i ristoratori e quei commercianti che contribuivano prima, non so se sono ancora in grado di far fronte a certe cose. Il paese ancora non ha capito che l'aspetta una grande crisi economica, e quando succede sono le marginalità che soffrono. Calcio senza tifosi? C'è talmente tanta voglia di vedere del calcio che questo handicap sarà superato. Poi credo che, una volta che riprende il campionato, si potrà andare in 20.000 in uno stadio che ne contenga 40.000, tenendo un metro di distanza. Non credo si possa lasciare fuori dalla porta una parte culturale e socio-economica tale".